a:
insultarsi non basta.
dovrei chiudere. tagliare. recidere.
e concentrarmi su cose serie, vere. tipo il lavoro.
insultarsi non basta.
perchè non dà particolare soddisfazione. e le persone non le cambi a furia di insulti.
è così.
prendere o lasciare.
il fatto è che sono un mollusco.
non ce la faccio.
dorvrei semplicemente spostare il blocco nel comparto "passato".
io il passato tendo a rimuoverlo.
m:
sabato vedrò il grande bruce di persona. il regista più culto della mia vita cinefila. il genio raspberryreichiano assoluto. sarà qua a presentare il suo nuovo film. ovviamente al festival lgbt di turno. mi sembra di essere al centro del mondo, nel posto giusto al momento giusto. finalmente avrò qualche slogan per sostituire l'ormai sputtanato "monogamy is the opiate of the masses". nuove quote per skype e messenger.
there is no revolution without sexual revolution. there is no sexual revolution without homosexual revolution.
purtroppo ancora mi manca il/la partner giusto/a per le mie esperienze filmiche queer. o, torna presto a trovarmi.
a:
sms paraculo-provocatorio: mi chiedevo... ma tu hai paura di uscire solo con me?
sms paraculo-ebbasta-sei-solo-un-cretino-come-ogni-etero-adulto-adulto?!: sono più o meno le parole che mi disse anche titti, quando avevo nove anni, aggiungendo "senza quel rompicoglioni di tuo padre"
sms sono-senza-parole-ma-anche-un-filo-cretina: chissà quale aneddoto avrai rifilato a titti per non rispondere...
a:
questo dovrebbe essere il giorno più bello dell'anno, come ogni anno.
invece passo la mattina a fare la colf. e questa è la parte bella.
ed il pomeriggio a preparare una presentazioncina che dovrò presumibilmente somministrare dopodomani all'aministratore delegato. io. ventiseienne ad un mese e mezzo dall'assunzione. e questa è la parte brutta.
la parte brutta brutta è che ho malditesta e pure maldidenti, denti che ho stretto troppo stanotte in barba al bite.
eppoi, come dimenticare la parte brutta e patetica.
l'attesa del messaggio che non arriva.
io non posso mandare messaggi paraculo-provocatori eppoi aspettare risposta immediata.
invece lo faccio.
e c'è pure un'ora in meno.
ditemi che non è il giorno più bello dell'anno, per cortesia.
a:
riavvolgi. ricomincia.
sono come all'inizio.
morta, sfatta, stanca, insoddisfatta.
deperita.
mi sfugge tutto di mano.
non dormo abbastanza.
mai abbastanza.
lavoro troppo. e non basta.
non basta nulla.
compro paia di scarpe.
compro compro compro.
non basta nemmeno quello.
ma non li vedi i miei occhi a forma di cuore?
chi ti ha detto che non durano?
lo hai letto qui?
ma non hai capito che qui dentro è un casino.
che nulla è come è.
che è tutta colpa delle resistenze del mio superio.
che ho solo bisogno di lasciarmi andare e di qualcuno che mi dorma addosso.
che raramente sono così serena, rilassata, fiduciosa.
ma non è evidente da far venire la noia?
a:
gli occhi che brillano.
non mi brillano gli occhi.
no, in effetti non brillano.
sto davvero lavorando troppo.
alle ventitre di fronte ai resti di una pizza parlare di cpm è davvero troppo.
invertire l'ordine per avere più senso.
non brillavano nemmeno l'altra sera?
ma che ne so.
forse.
ma il nostro è un rapporto privato, pudico.
di coppia, appunto.
forse sono incapace di innamorarmi.
i miei occhi non brillano che per me?
no no no.
non so.
il nostro è un rapporto di coppia, privato.
ottimo quando asincrono.
o muto.
la sensazione mi leggi dentro è indescrivibile.
molta, molta soddisfazione.
chissà se anche la mia fidanzata mi legge dentro.
e magari lei sa.
vede, dove io annaspo.
ma che ne so.
io parlo di cpm.
no che non mi brillano gli occhi.
a:
io dovrei prendere un treno ora.
però prima devo liberarmi di questo peso.
io non ricevo affetto da secoli.
io quest'inverno nei miei giorni offline potevo morire e nessuno se ne sarebbe accorto.
poi oggi lui mi scrive questa cosa:
a., ho un'ideona. io ti passo a prendere in moto in ufficio. ti lascio a casa. ti saluto. e tu vai a prendere il treno. perchè io adoro le partenze.
io ho risposto:
tu sei pazzo, ed io anche oggi ho la gonna.
lui ha risposto con un sorriso.
la gonna di seta andava dappertutto.
qualche collega mi avrà visto salire in moto.
qualcunaltro mi ha pure visto salire sulla macchina del tb qualche sera fa.
gran vita, eh.
comunque.
la gonna di seta svolazza dappertutto, gli occhiali dentro al casco non ci stanno.
in moto senza vedere nulla.
ancora più fico.
arrivati qui sotto, un semplice ciao.
e nulla.
uno alza il culo, ti viene a prendere, ti riporta.
per un ciao.
io non ricevo affetto da davvero troppo tempo.
io non sono più in grado di discernere tra carineria romantica, follia, ed invadenza.
mi faccio un po' pena, per dirla tutta.
a:
tutto ciò ha dell'incredibile.
un paio d'ore fa mi è stato chiesto: ma tu non hai un casco, vero?
ed io ho risposto: no. e non ho nemmeno pantaloni. si va in moto in gonna?
e sì.
si va in moto in gonna.
gonna larga però.
gonfia.
abbastanza, da prendere quota, andare d'appertutto.
come nei peggiori film d'azione con la bionda svampita che si improvvisa centaura.
ecco, l'outfit non era troppo azzeccato.
le calze a rete rosa confetto erano tenerose, il giusto contrasto.
ma domani non avrò voce, ormai mi sembra chiaro.
insomma.
diciamolo: vengo dritta da dritta da una cena in un vero ristorante giapponese, di quelli pure abbastanza esosi, offertami da un ragazzo. anzi, un uomo.
un trentottenne addirittura etero.
merda.
un appuntamento, e persino in moto.
e qui finiscono le cose normali.
perchè a me, ormai s'è capito, piacciono solo i casi umani.
comunque: il mio prossimo desiderio è una monster nuda.
è stato fighissimo.
m:
birra gratis per tutti il venerdì. e quando non lavorano il venerdì, si sposta al giovedì. si ubriacano in allegria con il chairman ed i manager. portano i pantaloni stretti stretti. hanno degli occhiali neri alla woody allen. chiamano tutti i clienti per nome e si danno del tu. fanno e rifanno lo showreel. un loro promo è stato nominato ai promax europe awards. vanno a parigi per ventiquattro ore ed a new delhi per tre giorni. fanno modelli swot. lavorano solo su macintosh. lavorano fino a tarda sera. non hanno mai neanche pensato di mettere una cravatta. sanno suonare "happy birthday" con i tasti del telefono. tengono tutte le porte aperte. lavorano in un palazzo splendido con un'attenzione per i dettagli estrema.
insomma sono i supercool della creative london. i futuri geni del west end. l'essenza di soho.
e sì, ovviamente lavorare con loro è piacevole, divertente e stimolante. sono rilassati, appassionati ed incredibilmente cool. però il mondo della tv non è il cinema. mi manca la magia, il fascino, i sogni. vedere cinque persone lavorare giorno e notte per una pubblicità per il pesto di una nota marca italiana mi diverte ma mi deprime. vendiamo aria. e a me non interessa. la mia vita deve avere un senso. e qua il senso non lo trovo.
allora bevo, aspetto il salario e sogno. un giorno ce la farò.
ma anche ridere sul lato della strada fa bene ogni tanto.
a:
è ufficiale: ci sono dentro fino al collo.
a:
il tema è quello dei rapporti di coppia.
definisci i tuoi rapporti di coppia.
io ho plenty di rapporti di coppia.
trilioni di rapporti di coppia.
spesso felici. a tratti malsani, ma è sempre colpa mia.
perchè ha ragione il quattrocchi: il tema dei rapporti di coppia si interseca con quello dell'esclusività.
o della presunzione di esclusività.
nel senso, i rapporti di coppia muoiono al di fuori della coppia.
io , in effetti, do per scontato che le mie diverse metà non ne vogliano sapere di incontrarsi con i propri omologhi smezzati.
e l'esperienza mi conforta in questo senso.
anni di musi e litigate e scene di gelosia mi dovrebbero aver insegnato qualcosa.
poi a tratti succede che qualcuno si pigli con qualcunaltro.
ma è raro.
io mi faccio decisamente troppe pippe sulla convivenza dei miei mille rapporti di coppia, ma sto migliorando.
perchè io vivo bene perlopiù nella coppia.
io ho bisogno di rapporti di coppia.
complicità, intesa, gioco, attesa.
poi ci sono le ossessioni, e quelle sono un'altra cosa.
io non sono per niente gelosa.
non pretendo nemmeno l'esclusiva, nemmeno quella ipotetica.
nè sono capace di darla.
io ho un debole per i casi umani.
quelli come me mi annoiano.
fare ore piccole chattando costituisce rapporto di coppia?
ed autoinvitarsi?
io ho il terrore che questa notte il mio sito esploda.
so che succederà.
all'una succederà.
ed io non potrò fare niente.
o:
l'atmosfera da piccolo festival di provincia non è male, devo ammetterlo.
tutto molto surreale: praticamente c'è un'unica strada in cui incontri e rincontri continuamente le stesse persone tutto il giorno, giorno e notte, tutti i giorni. premi oscar, ospiti nazionali e internazionali, attori, attrici e attricette, scrittori, critici, giornalisti e così via.
flirt su flirt con diversi soggetti interessanti, conversazioni, bevute e risate fino a tarda notte. ottimo cibo. insomma mi sono sentita abbastanza "yes, i can".
al ritorno le solite piccolezze della vita quotidiana, ma viste con occhio diverso, tipo infondochissenefrega.
e poi è subito stato fine settimana: un concerto, un tentativo di bagno turco con hennè andato a vuoto, un giro per porta palazzo, balôn e quadrilatero, amiche in crisi e in lacrime che cercano conforto di sabato pomeriggio, un film al cinema, e infine la proiezione da cineforum notturno casalingo di blade runner.
oggi devo affrontare compiti a casa e pulizie di primavera. la mia stanza sembra terremotata e la casa è in piena decadenza da prolungato abbandono.
ma tutto sommato, chi sta meglio di me?
a:
sto elaborando il concetto da un paio di giorni.
cioè, da domenica.
perchè mai un'entità indefinità che fa di nome london e di cognome loves mi ha chiesto amicizia su facebook?
perchè sono amica sua (anche se sospetto sia più corretto parlare di loro. anzi, facciamo che london loves è un sostantivo collettivo)? non direi. non pervenuti.
perchè sono un'instancabile habitue, un'ineffabile presenzialista della scena, una nota starfucker, un qualunque tipo di qualcuno? mmm. da escludere proprio proprio.
perchè sono indie figa skinny salcazzo? ancora perplessità. tanta perplessità.
io non sono proprio nessuno.
ma perchè cazzo un gruppo di gente che non mi saluta, non mi conosce, non sa come mi chiamo anzi sa a malapena che esisto, ma forse anche no, mi inserisce nel suo programma di amicale spamming selvaggio?
è chiaro.
tutto torna.
è proprio come a lavoro.
la parola chiave, come al solito, è posizionante.
posizionante è sempre il jolly.
sono un individuo posizionante.
una nata nell'ottantuno è un elemento preziosissimo, in una giungla di imbarazzanti dilettanti dell'ottantotto.
alzo la media, riequilibro il profilo, correggo distorsioni.
a:
il mio primo aberrante parcheggio su un marciapiede.
mi sono sempre rifiutata, ma tant'è.
più della residenza, questo atto mi avvicina a questo posto.
però mi è venuto benissimo.
ho seguito i consigli della mia fidanzata, passo passo.
il vero problema sarà scendere, ma quello sarà il traguardo di domani.
ebbene, sono di nuovo infatuata.
ok, di almeno un paio di persone.
ma soprattutto di una.
ebbene, di nuovo l'annoso problema del dosarsi.
che noia.
voglio avere anche io più di trentanni e non avere più voglia di nulla.
l'assenza di voglie, desideri, proiezioni, è alla base del dosarsi.
spero dipenda dall'età.
così è troppo stancante.
insomma, io dovrei essere la figa delle situazione, accidenti.
insomma, non sono io quella coi denti storti, i capelli grigio topo arrufati, ed un'aria che potrei gentilmente definire naif.
io sono la ragazzina, acciminchia.
a:
ho pranzato col patrick bateman della new economy.
e posso essere molto serena: non ci siamo piaciuti, direi quasi per niente.
patrick bateman non mi assumerebbe mai, devo farmene una ragione.
ma chissenefrega.
piacere ad un soggetto che ha un intero sgabuzzino di scope nel culo non è una cosa di cui essere fieri.
fastidiosamente affettato, vecchio a sfregio della sua trentina d'anni, maestrino (lui sì), e con degli ascolti così pomposi e sofisticati che chissà quanto sforzo, quanta dedizione.
aggiungerei criptofrocio.
criptofrocio magari pure omofobo.
vestito come nemmeno mio zio.
ambientalista ottuso.
ricco sfondato.
secondo me casa sua non ha mai visto un granello di polvere.
figuriamoci i gattini.
uno che mi ha dato della criminale perchè - ovvove - scarico roba dai quei brutti brutti bassifondi della rete.
perchè lui della rete frequenta solo il meglio.
però cavoli, quanta poca pazienza con le mie domande moleste.
o:
ci sono quelli che scopano, di solito uno ogni anno. l'anno scorso era il portoghese, quest'anno lo spagnolo.
io zero.
io faccio la cameriera di tutti, la runner della situazione. passo ore al telefono. scappo da una parte all'altra per far quadrare ogni dettaglio e rendere tutti felici e contenti. e sono stanca da morire, vorrei solo dormire due giorni, non sono più il ghepardo di una volta.
la seconda volta riesco a non piangere, anche se ho dieci volte più lavoro. maturità? esperienza? semplice scazzo?
sceneggiatori che non se la tirano: italiani, europei, canadesi e del resto del mondo.
in puglia anche gli sguardi insistenti sono molestie sessuali. per non parlare di battute a doppio senso, contatti fisici fintamente casuali e non. ho gli estremi per denunciare kidnapping. o meglio, potrei farlo se vivessi nel tacco dello stivale.
a:
nella mia vita c'è questa persona che ho deciso di chiamare psycho.
io ero stata completamente messa in guardia su psycho.
pazzo, geloso, invidioso, malato, doppio, permaloso, finto, falso, manipolatore.
ma anche supersocievole, superficialmente supersimpatico, grande seduttore.
pure grasso e brutto.
ma anche sveglio, in gamba, furbissimo.
no, nella mia vita non c'è berlusconi, ma qualcosa di ugualmente malefico.
insomma.
me le avevano dette tutte su di lui.
e pensavo di essere stata sufficientemente allertata.
sapevo di non dovergli dare il minimo credito.
ascoltare, discernere, suddividere, cestinare o salvare.
farsi poche pippe.
perchè psycho vive delle pippe altrui.
psycho vive per le pippe.
comincio a sospettare che metta su un chilo per ogni pippa.
ho resistito un mese.
poi ha scoperto che sono giovane, ha scoperto che ho un blog, ha scoperto che ho forti complessi per la mia voce molesta e, soprattutto, ha scoperto da quale prestigiosa università sono stata sfornata.
eppure era evidente.
non dare nulla di sè.
nessun dettaglio, nessun appiglio.
quindi eccomi.
sono abbattuta, distrutta, sommersa dalle pippe.
dopo un mese di battute, di facili ironie, di settupli sensi, di allusioni, di mancanze di rispetto, di frecciatine,
di lezioni di vita e pacche sulle spalle, ha avuto quello che otteneva.
sono completamente invasata.
mi odiano tutti?
devo andare a lezione di uso della voce?
parlo troppo forte?
ho l'aria da maestrina?
sono troppo aggressiva?
sono poco social?
troppo timida?
troppo impostata?
troppo brava ragazza che gioca a fare quella strana?
troppo di buona famiglia?
butto soldi in cose inutili?
scrivo male?
sono insicura?
o forse arrogante?
sono troppo precisa?
poco smart?
fatua?
mioddio.
sto affogando.
caro,
è stato un anno bellissimo.
ora però psycho ci è riuscito.
è riuscito in quello che a me sembrava impossibile.
ha completamente spostato il focus delle mie ossessioni.
ora ci sono solo io ed i miei complessi di inadeguatezza.
pigliatela con psycho, da oggi sei so yesterday.
a:
dodici ore d'ufficio. il mio primo nuovo prodotto lanciato. un agghiacciante aperitivo aziendale. una pizza gossip e sfogo. altro alcol.
e ieri.
da un certo punto in poi si mescola tutto.
verosimilmente, dalle undici.
ricordo di aver preso il quattrocchi ad ombrellate sul culo per tutta via spartaco e via maffei.
ho quasi fatto amicizia con un tipo che abita al quarto piano.
e ho quasi anche rotto l'amicizia, dopo che mi ha detto che noi del secondo siamo tutti un po' insignificanti.
ma la verità è che non saprei nemmeno più riconoscere questo coabitante di palazzo.
l'inaspettato ingombro nel letto.
l'imgombro nel letto che è stato tra il rassicurante, il dolce e l'inesistente, nel senso che ho dormito come un sasso.
avevo completamente rimosso la sensazione da ingombro nel letto, comunque.
però mi sono svegliata con una tragica sensazione di mascella rotta.
acciminchia, mai dimenticare il bite.
eppoi prima.
ho davvero spiegato come funziona bid plaza a uno di christie's e all'altra di sotheby's (o viceversa).
ho fissato quelle scarpe col tacco in legno.
ho resistito all'ultimo quinto di barattolo di slittosa.
ho parlato troppo.
eh no.
picchiatemi la prossima volta che dico che non ho più il fisico.
io il fisico ce l'ho, eccome.
anche se non mi minigonno.
ho ventisei anni e sono una macchina da guerra.
anche se, forse, questo inutile pipposo concerto degli amor fou non andava davvero perso...
a:
la vera cosa da ricordare di questo weekend è bid plaza.
l'aspetto buffo della situazione è che il nome bid plaza mi risuona nelle orecchie da almeno un paio di settimane, ma ho avuto così tanto da fare che non solo non ho avuto tempo per approfondire, ma nemmeno per accorgermene.
invece, venerdì ho capito.cioè, mi hanno spiegato, raccontato.
grasse risate con le aste al ribasso.
le aste al ribasso sono il vero presente.
il resto è triste so yesterday.
m:
stress da primo giorno di scuola. dopo otto mesi di inattività, finalmente si ricomincia. allora c'è un po' di paura e un po' di ansia. come saranno le/i colleghe/i? ma cosa mi farà fare il mio capo? com'è il mio ufficio? come mi devo vestire? cosa mangerò per pranzo?
la disoccupazione è uno stato traumatico ma anche molto rilassante. per la prima volta domani mi dovrò svegliare ad una certa ora, alzarmi velocemente dal letto, prepararmi, stare sull'autobus all'ora di punta.
poi in tutta la mia vita, ho lavorato solo tre mesi a tempo pieno. adesso cominciano le cose serie. aiuto.