a:
ho guidato non del tutto lucida.
la stanchezza, lo scazzo, l'attesa per domani, la birra.
sono andata, perchè alla fine poteva avere un senso.
il sogno della settimana scorsa, tutte le pippe dell'anno passato.
eppoi ok, me lo aveva quasi imposto il mio quasi ex capo.
e quando il tuo quasi ex capo capisce che hai una cotta per una persona e ti quasi impone di non evitare un'occasione per vederla, non ci si può tirare indietro.
e non è stato malefico.
è stato ok, ma non del tutto convincente.
c'è qualcosa che resta così, in grigetto.
e non capisco se quel grigetto è interessante, o è solo grigetto.
c'è che ci sono le altre persone.
e non capisco se è andata ok o non del tutto convincente grazie o nonostante queste altre persone.
domani è l'ultimo giorno del mio primo lavoro.
a:
l'idea platonica.
coincidenze e coincidenze saltate.
ritorni improvvisi.
occasioni mancate che voglio mancare di nuovo.
e mancherò.
scoprirsi uguali nell'essere diversi. o volerlo essere.
scoprirsi una che mena.
picchia.
ci dà giù, perchè è divertente farsi male.
sentirsi un corpo e tirarlo al limite.
preferisco farlo con gli uomini, perchè poi non mi sento in colpa.
e non mi devo trattenere.
ora ho la schiena rotta.
gli ultimi due giorni, dopo due anni.
per soli altri due giorni la stessa strada, lo stesso percorso, le stesse facce, le occhiaie, i miei minuti di ritardo.
e poi niente: altre facce, altre occhiaie.
o:
mi sento cretina e sono effettivamente cretina. cerco attenzione e non ne ottengo. potrei davvero meditare il suicidio. non riesco a pensare ad altro. non ad altro che al suicidio, intendo ad altro che alla solita fissazione.
a quella mezza sega che mi toglie il sonno, pur non meritandomi.
all'uscita dal lavoro sono andata da intimissimi e mi sono comprata un completino: reggiseno e mutande con il reggicalze.
poi sono andata da calzedonia e ho completato l'opera con calze da abbinare, più un paio di calze a rete e un paio di collant blu con gli sbrilluccichini.
tutto ciò è accaduto in maniera assolutamente random.
stasera mi farò un servizio fotografico pro autostima. perché a me come ai miei coblogger piace farmi foto.
oltre a tutto il resto sono sexy e autoironica: ma sinceramente che si può volere di più dalla vita?
a:
oggi ho partecipato ad una scena di una tenerezza da far esplodere il cuore.
siamo sul solito autobus, seduti accanto, sfatti dall'allenamento.
non ci si beccava da un po', io (a) ed il mio diciannovenne (d).
d: oddio ma porti davvero delle calze blu elettrico! (e nel frattempo mi trovo una mano sulla gamba, ma vabbè)
a: sì, sono vere calze in vero blu elettrico e non c'è bisogno di toccarle per vederlo. e se puoi interessarti, sotto il cappotto sono anche messa peggio.
d: ma vai dappertutto così colorata?
a: bah, se vado a lavoro così... beh, sì, deduco di sì, dappertutto così senza problemi.
d: cioè, dico, ci usciresti pure?
a: beh, ora sto uscendo, no?
d: dai, no, intendo... ci usciresti la sera... che ne so, ci andresti in (?!) colonne?
a: alle colonne non ci vado da quando ero parecchio giovane... però sì, se avessi voglia di sentire freddo e bonghisti, andrei alle colonne, ed anche così.
d: sai, ultimamente ho iniziato a vestirmi elegante. elegante, ma con le converse sotto. cioè, con le converse ed i pantaloni non jeans, capisci?!
a: sì sì, capisco. ed immagino sarai pieno di occasioni per vestirti elegante ma con le converse sotto.
tra qualche viaggio mi suggerirà l'ascolto di is this it, me lo sento.
a:
a volte credo non sarebbe male.
forse claustrofobico, potenzialmente noioso.
in ogni caso, piuttosto rassicurante.
tanti riferimenti.
un ruolo, una posizione.
tutto da smentire e confermare a scadenza settimanale.
quelle poche volte che esco, resto per lo più stordita per via dell'effetto novità.
non riconosco nessuno.
però poi saluto e fisso tutti, perchè tanto chissenefrega.
cambi di look. chili persi e chili presi. gravidanze, matrimoni.
teorie di nasi rifatti, tutti allo stesso modo, perchè è un naso rifatto che tutte vogliono, ed il naso rifatto è quello.
la playlist random che dopo due sere non ha quasi più segreti, perchè dopo i ladytron ci sono i primal scream e dopo ancora i radiohead eppoi i maximo park (ed ecco perchè dico random).
il vecchio puzzone al banco di fianco alla figlia del noto chirurgo che si intrattiene con quella del noto mobiliere. se guardi di lato, sulla destra, ci sono i tre storici mod del posto, con un paio di nuove leve.
venerdì sono lesbica.
la mia ragazza sembra un ragazzo.
la mia ragazza fa l'attrice.
però forse è un ragazzo. oddio, mica si capisce. ma ha il pacco?
per me è un patrick wolf.
ad averlo un fidanzato così, ci metterei la firma. un vero fico.
coi capelli ossigenati, appena più lunghi dei miei .
la mia ragazza si veste da maschio ed è proprio lei, la mia migliore amica del liceo.
ed è questo quello che vogliono tutti, conferme.
ed è una conferma.
lesbica una volta, lesbica per sempre.
oddio, ma siete bellissime insieme.
tu sei la donna, tu hai la gonna.
ma non avete proprio voglia di baciarvi, dai solo per me.
magari. magari un'altra volta.
sabato mi sono rimessa col mio ex.
forse non mi sono mai lasciata.
siamo due disadattati, lo siamo stati sempre.
siamo due strani che si vestono strano.
oddio ma non si erano lasciati?
smentita.
mi sarei volentieri imbucata all'ape+dinner porta chi vuoi con un cartone di tavernello ed un paio di personaggi freak giusto per assistere ad un paio di infarti sullo zerbino.
invece ho solo pisciato sotto il ponte della ferrovia.
ho anche visto una mettere la mano sul pacco di uno, dopo averlo salutato con un hey, come stai.
e quella è stata l'epifania definitiva.
mano sul pacco. aveva ragione il quattrocchi.
mano sul pacco esiste.
mano sul pacco non sempre funziona (nella fattispecie qui considerata, non ha funzionato) (ma poco conta).
mano sul pacco esiste, succede, avviene.
mano sul pacco in provincia è la mia personale epifania del duemilaotto.
e magari anche lei aveva letto il mio stesso articolo sull'emanciapazione negli approcci.
se solo avessi fatto lo scientifico, la mia vita sarebbe completamente altra.
le mie amiche mi avrebbero insegnato a mettere mano sul pacco, ed ora sai quante pippe in meno.
o:
io non ce la faccio più: trovatemi una cura per questi cazzo di sbalzi che mi portano dall'euforia alla rabbia, all'isteria e al pianto nel giro di dieci secondi. io strangolerei la gente che mi capita a tiro, prenderei a pugni il muro, scaraventerei a terra tutto quello che mi trovo sottomano. scaglierei oggetti fragili per aria con violenza.
non ci sono piccole soddisfazioni della vita quotidiana che tengano per consolarmi.
e se solo voi sapeste che succede sul mio posto di lavoro.
adesso mi sento una stupida e mi viene da vomitare. a pranzo devo aver mangiato troppo: l'enorme piatto di spaghetti scotti con le vongole, la trota salmonata che sto ancora ruttando cinque ore dopo...
io sono invidiosa e meschina perché vorrei essere molto intelligente e avere un cervello di quelli sempre attivi 24/7. invece a me piace lobotomizzarmi, bere, fare tutto con calma, a dosi non dico piccole ma nemmeno troppo massicce.
vorrei un lavoro tutto diverso e più energia. mi sento una pappamolla, un mollusco flaccido e pigro. le lacrime scendono e rigano quelle belle guance simpatiche che non servono a niente che mi ritrovo, e vorrei essere qualcun'altro e vivere un'altra vita in un altro posto. non avere nessuno a carico sulla dichiarazione dei redditi non vuol dire essere single.
io non sono una single, sono una doppia uso singola. e comunque affanculo le etichette.
a:
la mia fidanzata mi ha trasmesso un po' di malessere, come solo le fidanzate sanno fare.
come se mi avesse aperto gli occhi.
come se il malessere lo avessi già anche io, ma senza averlo sufficientemente inquadrato, circoscritto, da esserne consapevole.
ceno con fette biscottate tendenti ad infinito e spremuta d'arancia.
le sole cose rimaste in casa.
sono contenta di partire, di farmi coccolare dagli strascichi della vita precedente e di staccare dalle posizioni di quella attuale.
un weekend con l'attrice a mia disposizione.
una vera fica.
la mia migliore amica dei miei anni migliori.
resettare, chè poi si comincia davvero.
a:
trapano: spirito indagatore - curiosità intellettuale - curiosità è possibile che i segreti vengano scoperti, o fare scoperte pericolose – è necessario essere prudenti con persone sconosciute
insomma, ma quale simbolo fallico.
per carità, il cazzo no!
se stanotte correvo come una pazza per le viuzze dietro via torino mentre la mia fidanzata arrancava stanca e lamentosa ed una serie di emo-babbi, capitanata da dj diversamente pettinato, era in agguato fuori dai negozi cheap, in attesa di compiere molteplici rapine a mano armata, è per i motivi quassù riportati.
io correvo con in mano questo trapano enorme e pesante come un cadavere e fuggivo con grande foga, non si sa bene da chi.
e certo che vedere diversamente pettinato in procinto di furto al pimkie (con un bottino potenziale atteso a mio parere assai magro) mi metteva anche una buona dose di tristezza.
ma io dovevo correre, nonostante il trapano e nonostante la mia fidanzata stanca.
lei mi diceva aspettaaaa.
ed io eddai muoviti.
ma quali segreti mi attendono?
scappo da quali segreti?
con chi credo di dover essere prudente?
ma soprattutto, quanto sono affidabili i risultati della ricerca su google "sogni interpretazione trapano"?
a:
quando si dice combinare un gran casino sul nulla.
per timore, imbarazzo, insicurezza di spiegare a voce una decisione presa per niente facilmente, sono riuscita a ridurmi a riportarla via sms.
sono un vero fenomeno, insomma.
la verità è che:
non cambio città.
non smetto di lavorare (peccato, eh).
il leaving party probabilmente non ci sarà.
nel caso in cui ci fosse stato, il leaving non sarebbe stato col quattrocchi.
io sarei un'ottima traduttrice, che si sappia!
io cambio lavoro!
io però non vado a tradurre.
io non vado a tradurre perchè ne ho avuto abbastanza al liceo, al contrario del quattrocchi che le versioni non avrà nemmeno mai fatto la fatica di copiarle.
io ho finalmente imparato a fare un vero kotegaeshi!
io vado a fare un lavoro che mi piace molto di più!
io non capisco quando gli sms non sono per me.
io non capisco il senso degli sms.
io mi invento un senso sbagliato agli sms.
comunicare via sms è sbagliato (aka genera molti malintesi).
io ho almeno un paio di amici che mi vogliono davvero bene.
io avrei dovuto fidarmi molto di più dei miei amici e non aver paura di dire le cose come stanno.
è tutta colpa del quattrocchi che non racconta i cazzi miei in giro.
solo oggi ho capito che sto cercando di non pensare a se e quando il quattrocchi non sarà più a milano.
se e quando il quattrocchi non starà più a milano, io sentirò molto la sua mancanza.
io sono la puttana dei gruppi di facebook.
dico sì a tutti i gruppi che mi vengono proposti.
però ora ho smesso, che si sappia.
la verità è che, facebookamente parlando, l'unico vero gruppo di cui valga la pena far parte è quello fondato dalla mia fidanzata e di cui io sono la vice.
oltre a quello di nars cosmetics, ovviamente.
o:
sta diventando un tira e molla senza speranza. non che prima ce ne fosse, di speranza. ma adesso non riusciamo nemmeno più a uscire insieme. almeno prima uscivamo, facevamo due chiacchiere, quattro risate, e alla fine non si combinava niente.
siamo fuori sincrono. quando cerca me non posso e quando lo cerco non può lui.
mi intristisco e mi amareggio. ma ancora non mi faccio una ragione di questa cotta adolescenziale 2.0.
sono un'inguaribile romantica. riempirsi la vita di attività intelligenti e costruttive o meno intelligenti e meno costruttive non mi serve a niente. mi sento un'idiota lobotomizzata senza scampo, senza uscita.
oggi ho comprato le sigarette. non lo facevo da almeno due settimane.
di tutte le vie di fuga dalla realtà possibili non c'è n'è nessuna che tenga, nessuna che duri abbastanza da non farmi ricadere in tentazione.
vorrei riuscire a concentrarmi su qualcos'altro.
invece di notte faccio strani sogni, e di giorno architetto piani di rapimento in cui lo trascino di peso in camera mia e lo lego al letto, complici i miei coinquilini. era anche l'idea per un cortometraggio.
m:
"i found our meeting most enjoyable and constructive, and your experience and language skills very interesting indeed."
nonostante il "most", il "very" e l'"indeed", ancora non basta. vogliono farmi passare un colloquio telefonico in tedesco e controllare le mie referenze. poi forse ci sarà un ultimo colloquio con il ceo che verrà specialmente da parigi.
e tutto questo per un lavoro di assistente. insomma, organizzare viaggi, fare presentazioni powerpoint e other administrative duties. ma in che mondo viviamo? una selezione degna di mckinsey per una cazzata di lavoro. ma non perdo la fiducia, stavolta è la volta buona, lo sento proprio.
indeed.
a:
il velo di tristezza è l'unica cosa che mi rende sopportabile.
altrimenti credo sarei un mostro.
un carro armato.
qualcosa di brutto.
mi farei paura.
camminando a zonzo verso casa ma nemmeno vicino casa, ho scoperto che esiste un posto che vende donut.
in via sirtori, c'è una vera donutteria.
ad un metro dal fornaio pazzo dove una notte mi sfondai di dolci con gianmaria.
gianmaria + passato remoto.
non fa una piega.
perchè è così difficile proporre a qualcuno di organizzare assieme un leaving party?
troppi pregressi, anche in questo caso.
in fondo, è pura coincidenza se ce ne andiamo assieme.
anzi, ho iniziato io ad andarmene.
il velo di tristezza sta diventando coperta.
a:
ora non riesco a non pensare all'aggettivo svilente.
mi torna in mente "svilente" e mi viene da ridere.
mi deconcentro.
mi tornano in mente la pizza e le patatine.
tutto da rifare.
oggi è stato come non aver vissuto.
un limbo in pigiama.
dentro e fuori dal letto.
con e senza occhiali.
telefonate e chiacchiere via msn.
due episodi di zodiac.
cibo ad orari non da cibo.
potrei perdere ore a passare le mani sulla mia nuca fresca di taglio lesbo punk.
potrei raccontare di ieri, ma il report esce solo domani.
cioè, sennò cosa faccio nel mio penultimo lunedì di lavoro.
m:
per qualche strana ragione, penso agli oggetti che ho lasciato indietro. in ogni casa dove ho vissuto, ho voluto lasciare il segno, marcare il mio territorio. territorialpisciare come direbbe brillantemente a.
il famoso letto-futon ikea, l'unico grosso acquisto della mia vita. ancora sopravvive a casa di aggressive. la lampada cubo di ghiaccio, simbolo della mia stanza milanese prima della bandiera americana. il narghilé azero rimasto nel salotto post-comunista. il materasso insanguinato second hand che ospita probabilmente qualcuno nella capitale elvetica. la teiera e l'accapatoio in col del rosso.
allora già mi chiedo cosa lascerò qua. forse sarà il poster tajiko oppure qualche elettrodomestico. forse quando scapperò da qui riuscirò a portare tutto indietro. non sentirò il bisogno di prolungare la mia permanenza tramite oggetti random.
però in un certo senso posso anche morire domani. il mio passaggio su questa terra sarà servito a qualcosa. in questo momento c'è gente che dorme, sta seduta, beve tè, fa popcorn, si illumina, fuma, grazie a me. e probabilmente non sanno neanche della mia esistenza. affascinante.
o:
sono una donna libera. questo era il mood di ieri e speriamo anche di oggi.
cielo terso e sole.
forse tutte le storie d'amore hanno risvolti meschini e sono destinate a finire come in cinq fois deux.
sto bene anche così.
a:
è un problema d età.
io piaccio ai giovani, chissa perchè.
forse sbaglio frequentazioni.
ma nemmeno, perchè il problema è trasversale ai contesti.
io piaccio ai giovani, punto.
sono ubriaca, parecchio.
chissà che sms imbarazzanti all'ometto diversamente cognomato, se non avessi provvidenzialmente dimenticato a casa il telefono.
a:
tu non sai chi sono io.
evidentemente.
ciò che fa paura evoca se stesso.
è la necessità di proiezione del fallimento.
trasposizioni pretestuose.
sproporzione fra il disagio e la situazione altra scelta come oggetto d’ansia.
uscire dal quadro.
guardarsi dal di fuori.
ristabilire l’ordine delle priorità.
e accettare serenamente un’ansia fisiologica legata ad una tappa importante della vita.
shopping terapeutico.
e per tutto questo, non ho nemmeno dovuto pagare.
nè sedermi in poltrona.
cioè, ho pagato il paio di scarpe.
ma quelle si toccano. si sfoggiano. si consumano.
non sto tollerando più i miei superpoteri.
io ho dei veri superpoteri.
io scopro tutto, col minimo sforzo.
la maggior parte delle volte è il caso.
io so tutto del vostro passato.
io posso sapere i cazzi di tutti.
tutti i bizzarri cognomi multipli di tutti.
fino alla nausea.
in effetti, sono nauseata.
ed è solo colpa mia.
cioè, dei miei superpoteri.
perchè non riesco a concentrarmi sulle cose vere?
o:
mi sento dentro e addosso solo rabbia e voglia di piangere. è tutta colpa mia, certo, ma non solo. sono anche le congiunture astrali, la sfiga, gli ostacoli messi dagli altri. mi viene da prendere a pugni l'aria. non so con chi prendermela per le cose che non vanno. non mi voglio rassegnare, non ci voglio proprio credere che sono l'unica causa del mio male.
mi sento circondata da persone che non vorrei vedere, e l'unica che vorrei accanto a me non c'è e non ci può essere. un po' perché non ci vuole essere. un po' a causa di equivoci, fraintendimenti, impedimenti. la volontà è debole.
e a proposito di volontà deboli, non ho voglia di andare in palestra, ma lo devo fare.
ho sonno, mal di testa, le mestruazioni, un ospite di cui avrei fatto volentieri a meno.
werner è un gran figo. non mi importa se qualcuno dice che è un cazzaro. non mi importa se suo fratello mi dice che c'è una smelly air. io gli ho portato il caffè e tanto mi basta.
tra l'altro il film di ieri sera era bellissimo, e a verificare il mio invito vip c'era una collega di università di cui non ricordo il nome, con cui ci siamo guardate, ci siamo dette che ci eravamo già viste da qualche parte e dopo aver capito dove lei mi fa "e adesso faccio l'usciere...". volevo risponderle: "io non sono messa molto meglio di così, baby".
m'è mancata la prontezza di riflessi.
a:
competizione, rigidità, autostima, bipolarismo, astinenza coatta, pippe, ossessioni.
se la guardo, poi diventa tutto più facile?
a:
avevo dimenticato quel natale in cui io avevo ricevuto remain in light assieme alla lista dei top cinque album preferiti di sempre della mia infatuazione di quel tempo (il mio sadico ironico unico relatore).
o. aveva ricevuto l'autografo di emilio fede
e il mio guru dell'aikido, un perizoma viola.
e di conseguenza, avevo anche dimenticato la foto di lui in perizoma sulla bacheca di due cucine fa.
o quella di me con un opossum morto nel letto.
io mi faccio sempre suggestionare troppo da quello che vedo, leggo, sento.
sono una nota banderuola.
ieri in bagno mi è capitato sotto questo articolo sulla parità sessuale, l'emancipazione femminile, il corteggiamento.
nessuno corteggia più, quando proprio dovrebbero sentirsi liberi di farlo tutti.
nessuno fa più la prima mossa.
le donne dovrebbero fare la prima mossa.
la solita minestra, insomma.
"possibile che lo scorso novembre ti abbia visto in un bar a parigi nel settimo arrondissement. eri con una lomo e la tua fidanzata?"
"non è più la mia fidanzata. possibile, invece, che io mi sia imbucato ad una tua festa enorme due o tre anni fa?"
....
o:
il giovedì è l'emblema del quasi: è quasi fine settimana, è quasi il giorno più bello, è come se fosse ma non è. e non sono e non voglio essere il quasi di qualcosa.
ieri sera mi sono addormentata pensando a j.d. e elliot di scrubs mano nella mano che stanno per fare una cazzata. troppo romantico e fuori luogo, come è la vita certe volte. che bella immagine.
grazie a dio è venerdì, come me.
(al limite non mi dispiacerebbe neanche essere un sabato).
a:
inaspettatamente, la slittosa era finita.
quindi, è stato rimpiazzo forzato con la riccosa.
la riccosa è riccosissima, manco a dirlo.
ma non credo sia speciale come la slittosa.
la riccosa ha una consistenza più raccolta. forse troppo. probabilmente casa mia è un po' freddina per gli standard dell'habitat ideale della riccosa.
la riccosa riposa meglio attorno ai venti gradi, ma qui dentro non c'è vita, figuriamoci calore.
il concerto più chiacchierato di questo gennaio 2008, da ice pink alla posta del cuore, mi è risultato un po' pacco.
prevedibile e pure noioso, nonostante la brevità.
e non è perchè io parto banalmente prevenuta per motivi personali, sia chiaro.
in realtà, il vero evento è stato che non sono riuscita a dirlo.
eppure eravamo in tema, ed eravamo in pochi.
eppure ho parlato di cose molto personali.
se hai una notizia bellissima che ti sta per sconvolgere la vita, la dici.
soprattutto tra cari amici. soprattutto quando qualcuno sta dicendo qualcosa di molto simile.
non so.
non c'è l'ho fatta.
e non era per non rubare la scena.
una sorta di pudore infantile.
di paura delle attenzioni, delle domande, dei dubbi degli altri.
paura delle motivazioni.
ansia da motivazione.
non rimetterti in discussione, il capitolo è chiuso.
ero infelice prima?
sono più infelice ora?
ti sembra che sia folle?
posso risolvere tutto con un comunicato stampa?
dire le cose, quelle vere, pesanti, per me è difficilissimo.
l'ultima volta, mi sono vomitata addosso.
davvero, è uno sforzo. una scommessa. un lavoro faticoso e stancante.
a chi può interessare?
perchè può interessare?
perchè riesumare tutto un processo sofferto, renderlo pubblico e suscettibile?
come comunicarlo?
con una formula a cui non credo nemmeno io?
mettendo il mio cuoricino insicuro in mano, tra una birra ed una sigaretta?
quindi non l'ho detto, ma stare in silenzio era difficile ugualmente.
rimandare è il peggio, lo so. ma almeno non è ora.
o:
io sto lentamente comprendendo che non voglio essere una delle tante. non voglio essere un bel diversivo, un intrattieni quando non si ha niente di meglio da fare. mi scoccia.
fino a poco tempo fa sostenevo che no, non mi importava, non volevo essere l'unica, ma più passa il tempo e più mi rendo conto che dicendo così non faccio che ingannare me stessa. io sono una che non puoi trattare così, ricordandoti di tanto in tanto che sono speciale e mendicando allora forsennatamente la mia attenzione. io sono preziosa, e molto. e se non mi vuoi prendere tutta io sparisco. anzi, no, peggio. io ti sorrido e scherzo con te se necessario, senza darti la soddisfazione di toglierti il saluto e la parola. ma stai sicuro che non ti cerco e non rispondo alle tue provocazioni e al tuo crying for attention. divento (ritorno?) un essere x che conta zero nella tua vita, che è poi quello che sono. io per te divento anonima, ma solo per te. non so come spiegarlo ma mi filtro, lascio poco più che la facciata e tolgo il meglio di me; tolgo quello che davo soltanto a te, quello che facevo apposta per te. lascio la simpatia togliendo la complicità, lascio l'intelligenza togliendo la brillantezza, lascio la bellezza togliendo la sensualità, e così via.
naturalmente per riuscire a farlo, per riuscire a filtrarmi e a mantenere l'equilibrio, mi fabbrico distrazioni, a volte anche insulse: dai film ai libri ai social network alla tv agli amici alla dieta alla palestra ai vernissage. mondi paralleli, spesso immaginari e immaginati per sfuggire a un pensiero fisso che normalmente trapanerebbe il cervello e farebbe male.
tutto questo per dire che sto cominciando a stufarmi, essenzialmente di essere messa in secondo piano, se non addirittura sottovalutata. io merito di essere al centro dell'attenzione.
a:
io pesto merda.
per tre giorni consecutivi, merda.
ci sono tre paia spaiati di scarpe di fronte alla porta, sopra un repubblica di qualche giorno fa.
e perdo guanti.
più sono belli, in nappa con interno in cashmere, più mi piace perderli.
perdo sempre la stessa mano, quindi non posso nemmeno fare delle coppie nuove diversamente decorate.
la candeggina alla lunga dà le visioni.
ed intanto, ho già ricevuto la seconda proposta di fondare un flickr a sfondo mocio.
in effetti, non sarebbe affatto male.
peccato che io non possieda più un mocio dai tempi di via orti.
non che sia difficile reperirlo, ovvio.
e certo che le cose che si possono fare con un mocio sono davvero tante.
però io sono una donna crucciata.
tutta questa merda porterà troppa fortuna, troppo ingestibile.
ed il guanto perso, che significa?
e perchè non riesco ad approcciare su facebook quel cicciottino del mio nuovo blogger del cuore?
la storia dell'addestramento nel controspionaggio del mi-5, pur essendo effettivamente molto verosimile, mi sembra comunque debole.
cioè, una semplice tattica, non una vera strategia.
e poi... perchè sbattersi: finirebbe comunque a risate in faccia.
a:
scrollarsi di dosso le ossessioni è piuttosto difficile, come sbarazzarsi di un diciannovenne arrapato.
è da un po' che non sono diciannovenne, e continuo ad essere sorpresa.
non ricordavo che, a parlarci, i diciannovenni fossero così poco interessanti e fastidiosamente fuori dal mondo.
ma soprattutto, non sospettavo che fossero così ingestibili, se arrapati.
non so.
forse a diciannove anni non ho mai incontrato un vero diciannovenne maschio arrapato.
forse i diciannovenni che praticano arti marziali sono più arrapati della media dei diciannovenni comuni.
forse sono le ventiseienni che si negano ed arrossiscono a provocare eccitazione.
forse sono solo i diciannovenni di oggi che non conoscono il concetto di contegno.
forse ho beccato il diciannovenne più insistente, sgamato, sfacciato in circolazione.
difficile decidere.
troppo troppo umiliante non saper stendere a tappeto questo marmocchio.
comunque.
senza ossessioni e senza il diciannovenne, ora starei a parlare di lavoro.
o:
sì, è davvero un peccato che also starring abbia smesso di lottare insieme a noi.
un capolavoro di sagace creatività e sensibilità artistica, insaporito da un pizzico di folklore, e al tempo stesso contraddistinto dall'inconfondibile sapore international conferito dal poliglottismo delle didascalie.
sono stata tra gli eletti, tra i pochi fortunati che hanno avuto il privilgeio di essere messi a parte della scoperta di questo splendido fotolog da a. seduta stante. devo confessare che mi è stato difficile staccarmi dallo schermo, e confermo che also starring provoca dipendenza (ma mai assuefazione...).
la mia preferenza va alla mitica foto in accappatoio, insuperabile connubio di stile e down-to-earthness, se mi è concessa la licenza poetica; quell'immagine dimostra al mondo che il soggetto in questione è un ragazzo semplice, che rimarrà fedele a se stesso sempre, uno che non si farà cambiare dal successo. e poi, diciamolo, con quell'aria sexy ricorda anche un po' lo stile delle foto di american apparel.
qualcuno potrebbe accusarlo di avere la sindrome del terrone, semplicemente per via di un certo tono quando parla del "paese" oppure per l'ostentazione del suo essere poliglotta o ancora per come si riferisce a certe "metropoli" in cui ha vissuto. ma queste sono solo falsità, menzogne dette dai maligni e dagli invidiosi. quest'uomo va oltre certi luoghi comuni.
con le sue occhiaie, il suo stile -fotografico e non solo- per molti discutibile, la sua ironia acuta e pungente, i suoi outfit sempre così cool, mi ha conquistata.
all'inizio ero scettica, lo ammetto, ma pian piano mi ha conquistata. una volta per tutte.
e ora sono heartbroken, come inglesemente e irresistibilmente scriverebbe lui.
a:
è proprio vero, le cose belle finiscono sempre troppo presto.
solo pochi giorni fa, per una serie di fortunate e fortuite coincidenze, ero giunta a conoscenza di un meraviglioso luogo virtuale.
una vera chicca.
io sono sempre stata un po' scettica verso fotolog e affini.
una sorta di amore odio.
sarà che io sono abbastanza negata per la fotografia.
sarà che ci sono mille inutili poser per ogni persona spontanea e genuina.
e invece.
un paio di giorni fa il caso mi aveva fatto trovare una vera chicca, dicevo.
tanti elementi in ballo. perchè non era solo il solito scontato narcisismo da foto contro l'armadio.
questo luogo era vero e vivo, bello e avvincente.
ma soprattutto era teneramente sfigato, per niente autoironico, oltre l'amatoriale, vicino al trash, ma appena prima. o forse oltre. non saprei.
testi in tre lingue, accappatoi azzurri, seminudità, mobilio cinquanta, feticismo dell'occhiaia, slip gialli, papere al dito, adidas italia (ah, le avevo identiche anche io, e pure il mio fidanzatino... che bei momenti, quali ricordi sono riemersi grazie ad un solo dettaglio!).
eppoi un herpes, un mocio vileda, piatti di pasta, ricercatezze visive.
bellissimo, giuro. da starci su ore.
cool, da segnalarlo subito a tutti gli amici ed acquisire punti e punti stima e figosità.
avvincente, perchè ne sono certa, da qualche parte, prima o poi, sarebbe sbucato fuori uno stendino, o una ciabatta dimenticata.
un paio di ore fa, però, questo luogo è scomparso.
l'autore, per motivi che francamente non riesco proprio ad immaginare, lo ha chiuso.
e sono davvero contrariata, inutile dirlo.
ok, grazie al cielo ho avuto modo di farlo conoscere a quelle poche ma preziose persone che sapevo avrebbero avuto la sensibilità di apprezzarlo appieno.
e sì, esiste la funzione registra con nome.
però non è la stessa cosa, accidenti.
era davvero addictive.
senza contare che quella cosa dello stendino mi cruccia.
doveva esserci, ne sono certa.
in attesa che il noto ed ineffabile fotologger si ricreda, qualcuno gentilmente mi intrattiene sulle strabilianti performance di un sito che si chiama anonymizer punto qualcosa?
a:
lo psichiatra. lui sta peggio di me, mi fido.
la mia fidanzata. lei non so se sta peggio di me. ci diamo consigli sentimentali dalla dubbia utilità.
l'infatuato contro ogni evidenza della mia fidanzata sta peggio. lui sì.
quel belloccio britannico del mio quasi ex capo, che stacca alle cinque ed un quarto come nemmeno il più infimo degli impiegati.
o quel cesso acneico della mia quasi ex nuova collega, che stacca alle cinque e quaranta, mentre io resto a finire ciò che lei è (sembra) incapace di fare. deduco si sia fatta sei anni di ingegneria per non soccombere alla noia, quindi.
l'incravattatissimo proprietario della mia officina occasionale. a cui ieri ho fatto prima vera sfuriata perfettamente riuscita della mia vita. gli ho gridato di tutto in faccia senza perdere aplomb e proprietà di linguaggio. credo di averlo anche minacciato, ma non ricordo. era tutto troppo rilassante, liberatorio, per fare caso a questi particolari.
il proprietario della twingo che ieri ho tamponato esattamente prima della sfuriata. gli ho preso in pieno la macchina, praticamente sotto il suo naso. e mentre io cercavo di capire se fare la gnorri disonesta o onestamente preoccuparmi di questo inconveniente prima o dopo la sfuriata, lui già era montato alla guida e ripartito. gli ho voluto molto bene.
il tipo col braccio morto della cena di capodanno. effettivamente, avrei potuto iniziare ad essere simpatica un po' prima delle quattro. è che ero piuttosto scocciata. presa male. in imbarazzo. non potevo correre il rischio.
o. che è scostante nel rispondere alle mie email. ed un tantino mi infastidisce.
le coppiette. ecco, ora lontane da me.
tutti tutti quelli che oggi si sono avvicinati, tra il chiedere ed il non chiedere. è stato divertentissimo fare orecchie da mercante.
ed io. io sono la babba di minchia definitiva. nonostante tutto, resto incollata alla sedia fino a tardi. e perchè?
perfezionismo? compiutezza? amore per la chiusura del cerchio? senso del dovere?
eppure, ho scoperto che mi so incazzare.
era davvero un problema quello.
le uscitine acide sono roba da dilettanti.
sapersi incazzare per almeno sette minuti e restare credibili, senza tachicardia, senza occhi lucidi nè guance rosse, senza trascendere, senza iperboli, senza superfluo sarcasmo e senza gola secca. argomentazioni e veemenza, santo cielo.
evidentemente, non basta.
resto piantata lì come una cogliona.
e non riesco a rimuovere.
quel ruolo in qualche modo va ricoperto.
anche io sono contro ogni evidenza.
cercasi controfigura.
a:
perchè quando richiedo un preventivo al telefono siamo intorno ai cinquanta euri, mentre quando mi presento di persona la situazione lievita ad almeno duecento?
ho un problema di voce?
o ha a che fare con l'aspetto?
le foto di marc abbronzato, oliato, palestrato e ingioiellato con tanto di sette millimetri di pelo ricresciuto un po' dappertutto mi stanno turbando l'immaginario.
in generale, lo preferivo panzottino occhialuto moliccio e bianchiccio in stan smith.
domani ricomincio.
la settimana scorsa ho avuto solo un rapido assaggio della sensazione, ma è stato comunque inebriante.
la sensazione con la se maiuscola, se solo potessi concedermi il cattivo gusto di una simile uscita.
la leggerissima disorientante e liberatoria sensazione di "tra un mese tutto ciò sarà finito ed erano due anni e mezzo che con entusiasmo più o meno alterno mi immaginavo questo momento".
la sensazione della donna che ha firmato la sua prima lettera di dimissioni, per cambiare radicalmente, e in meglio.
passata la paura, l'incertezza, e pure il senso di colpa.
manca lo spiacevole rito degli addii e degli aperitivi, ma per il resto, ora sono solo sassolini di togliere, occhioni da sgranare, sorrisetti.
o:
semplicemente buon 2008. a me fa strano pensare che siamo ancora qui con questo blog.
ci conosciamo ancora, quando a un certo punto era sembrato che da un momento all'altro non dovessimo conoscerci più...
io ho aspettato la mezzanotte cenando con mia madre e mio fratello, una cosa intima. non eravamo mai stati del tutto soli a san silvestro. è stato davvero bello.
abbiamo guardato in tv il capodanno in piazza della nostra città, animato da comici locali che ci ricordavano la nostra adolescenza, quel periodo che era un po' l'apice della loro carriera artistica... almeno fino a quando uno dei due non ha abbandonato il suolo natio per diventare attore di film e fiction e sitcom varie a livello nazionale.
poi verso le due ci siamo messi in macchina e dopo aver percorso un sacchissimo di strada abbiamo raggiunto un casale in mezzo alla campagna del profondo entroterra pugliese, dove abbiamo trascorso il resto della notte e speso le ultime forse giocando a giochi da tavola, fumando, bevendo e scaldandoci intorno al fuoco. stamattina sembrava tutto bellissimo: intorno solo le colline, non si vedeva una casa se non a chilometri e chilometri di distanza.
adesso sono in coma e basta. e il mal di testa non mi molla. mi sa che me ne vado a dormire un po'.