

m:
da questa parte del mar nero, le serate sdgg (sesso di gruppo gay) finiscono in maniera disastrosa ma almeno con tanto sesso. il biondo dicianovenne angelico si è rivelato diciasettene non-anglofono il che ha reso la comunicazione difficile. a maggior ragione quando il mio partner-interprete e coorganizzatore della serata è andato fuori di testa ed è fuggito lasciandomi da solo con il horny teenager. ovviamente, ritrovandomi ubriaco perso nudo in un letto con un tipo fico, non ho potuto evitare di farci sesso nonostante la voglia zero e la preoccupazione. la mattinata è stata più problematica con l'incapacità totale di comunicare con l'amante di turno ma anche l'impossibilità di chiedergli di andarsene. lunghissime ore passate ad ascoltare musica scambiando pochissime parole banali e noiose. e anche l'incomprensione per il comportamento dell'impazzito, la voglia di capire cos'era successo, la consapevolezza che fosse probabilmente a letto con qualche ragazzo random della tbilisi gaia.
poi il pomeriggio di sofferenza e dubbi, le cinquanta chiamate che non trovano mai una risposta. la delusione che si trasforma in incazzatura. il mio solito disprezzo per l'incapacità di affrontare le cose, di parlare. mi sono tornate in mente le dimenticate non-discussioni con o, le numerose volte in cui provavo a far uscire delle parole dalla sua bocca per trovare una soluzione ed andare oltre. gli scontri silenziosi che mi impedivano di ammettere le mie colpe.
poi la serata di sabato in cui lui è riapparso nel locale fico di turno per umiliarmi con il suo nuovo uomo-oggetto. la descrizione dettagliata dell'enormità del cazzo dell'ennesimo clone del patetico gay georgiano represso medio. l'orrore di scoprire come una persona che ami e rispetti possa volutamente farti soffrire per compensare le proprie frustrazioni. ed io invece osservavo il mio odio che si trasformava lentamente in pietà. più provava a fare lo stronzo e più mi veniva voglia di aiutarlo a scappare da questa società emotivamente e sessualmente handicappata. e la mia solita fuga nell'alcol con litri e litri di birra scolati nel sontuoso loft di qualche sconosciuta celebrità locale. fino a lasciarmi andare con la ragazza available di turno e portarmela a casa per non passare la notte da solo.
probabilmente dovevo scendere così in basso per ritrovare la serenità che mi caratterizza. lo champagne-karaoke-brunch di ieri mattina mi ha permesso di ricostruirmi circondato da queste persone che non conoscevo neanche qualche mese fa e che oggi occupano il posto più importante nella mia vita. l'allegro gruppetto di expat che, senza mai giudicare, mi offre conforto e comprensione.
ancora una volta ho avuto la conferma che nessuna esperienza sessuale, estrema o classica che sia, può competere con una bella e sana discussione con una persona cara.
a:
massì.
mi astengo pure dal dire quello che penso.
a:
ormai è da un po' che al tedio di ogni sabato sera si risponde con la serata sesso di gruppo.
nella serata sesso di gruppo nessuno fa sesso, ovviamente.
in genere siamo in tre. in cucina, ma in particolare sopra il mio letto.
in genere il quattrocchi recupera in giro vivande ipercaloriche oltre la decenza. ultimamente il mio frigo vanta percentuali alcoliche pari al 70% del totale.
di recente abbiamo avuto modo di affrontare il sdg nella sua variante sadg (vale a dire, sesso anale di gruppo). nella serata sesso anale di gruppo nessuno fa sesso, ovviamente. men che meno anale.
di recente, nella mia vita non si fa che parlare di culo. raramente in senso metaforico.
culo. culo. culo.
il culo è la figa del 2000. il culo è so yesterday. tutti ossessionati dal culo. che noia.
quest'anno non sento per niente la primavera. è stranissimo.
tra un po' cambia l'ora e non sono per niente eccitata.
domani tbw. poi ho voglia di sfornare cantucci.
a:
del ritorno di ieri da trezzo sull'adda ho ricordi vaghissimi. ero come ubriaca, ma senza esserlo. ero semplicemente stanca, forse esausta. l'aver tenuto il cervello acceso per tutto il pomeriggio per ricevere una leggera infarinata del 25% del mio futuro lavoro deve aver fatto la differenza. comunque, non ricordo di quando ci siamo fermati a monza. ricordo di un sms e ricordo di non averlo affatto capito. ricordo le lenti a contatto secche e gli occhi che mi si crepano un po'. mi ricordo rannicchiata a feto sul retro della twingo. ricordo che davanti si parla dei ladytron. del concerto dei ladytron. delle canzoni che faranno i ladytron. dell'album in uscita con due anni di ritardo. ricordo che a tratti sono anche intervenuta nella conversazione. suppongo completamente a sproposito, ma chi può dirlo. ricordo di colaz che dice signorina a. siamo sotto casa sua ed io che dico già arrivatiii? poi qui non ho nemmeno chiuso il portone a chiave. ho solo lanciato vestiti dappertutto. eppoi ho sognato che casa mia era ancora più grande di quella del quattrocchi nel sogno di colaz.
avevo non due disimpegni. ma una infinita serie di disimpegni uno dietro l'altro. grandi, enormi almeno come la mia stanza. ma forse ancora più grandi. tutti bianchi come casa mia. ma ancora più bianchi. nuvolosi, eterei. e per arrivare dalla porta sul ballatoio alla mia cameretta erano necessari almeno sette minuti.
devo assolutamente fare in modo di non accendere più il mio cervello in futuro.
m:
il karaoke fatto in casa è l'attività ludico-ricreativa più meravigliosa del mondo. basta poco: un centinaio di canzoni scaricate, un beamer, una quindicina di ospiti e trenta litri di birra. il successo è garantito. ho cantato boyzone, eurythmics, eros ramazzotti, madonna, aqua, i beatles. la solita vergogna che sparisce dopo qualche secondo. l'entusiasmo che ci invade. le risate, le urla, il mal di testa e la paura dei vicini. istanti eterni di gioia.
stasera mi tocca provare la tradizione locale del child abuse. grazie alla mia insistenza, la vittima è, almeno legalmente, maggiorenne, diciannove anni con un corpo da sedicenne. timido-provocante quanto basta, angelo biondo con l'aria da pervertito. ha subito risposto positivamente al nostro invito, si inizierà con una cena al ristorante prima di andare a casa mia per concludere la serata. ho fatto promettere al mio partner che lo tratteremo con rispetto, che non faremo la coppia di turisti sessuali in thailandia. ho ancora qualche dubbio ma vale la pena provare. l'idea di un threesome con questi due mi eccita e mi spaventa. comunque ormai è troppo tardi per tornare indietro.
come cazzo si dice lubrificante in georgiano?
a:
stasera alle nove e tredici minuti ho trovato un'epifania in uno sguardo. o comunque, ho voglia di pensare di averla trovata.
me ne tornavo zombie style dal total body workout. rantolavo per viale montenero sognando fragole e yogurt. ed ho capito.
ho capito di mercoledì scorso, ore otto del mattino circa alla fermata del nove/ventinove verso porta venezia. aspettavo un tram a caso, sempre zombie style ma travestita da giovane donna che lavora e cerca di sembrare se non seria, almeno vagamente credibile. a parte un paio di improbabili scarpe baracconissime su cui in genere mi ribalto nel fine settimana dopo qualche negroni di troppo. ricordo che avevo appresso un paio di tomi da quattro chili l'uno da spedire a parigi a quell'angelo di mia sorella. c'era un accenno di sole. poi è arrivato un nove, di quelli nuovi e verdi. mi sono seduta in fondo. e c'era questa bambina così insopportabile da essere pure simpatica. e sparava musica tanto trash quanto alta. così tanto che non riuscivo più a capire il senso della mia playlist. e sorridevamo un po' tutti. mentre sua madre sbraitava insulti random. e lei sì che era insopportabile senza un filo di simpatia.
ricordo adidas bianche. non stan smith ma qualcosa di simile. direi senza lacci.
credo di aver capito. insomma, voglio credere di aver capito.
ho voglia di ladytron. ma prima dovrò passare per velvet e sesso di gruppo. pianificare il weekend con stralargo anticipo in modalità reply all è la nuovo droga salvavita in ufficio.
eppoi mi sono venute in mente le labbra di jonathan rhys meyers.
domani inizio il nuovo lavoro. mi tocca pure riaccendere il cervello.
a:
per paccare federico fiumani ci vogliono motivazioni serie, di una certa consistenza. tipo quattro amici (sottoscritta esclusa) attorno al tavolo della mia cucina, due pizze schifezza tutti i gusti più uno, rotelle di liquirizia miste a bruscolini e una non ben definita quantità di birra.
tutto questo alcol mi ucciderà. non sarò mai bella come i miei genitori. non arriverò mai ai cinquanta in forma smagliante ed impeccabile.
è bello vedere i diversi gradi di imbarazzo nel parlare di sesso. fa tenerezza. io sono del tipo che si imbarazza se qualcunaltro è imbarazzato. altrimenti no, per niente. la solita banderuola.
è bello avere gente in casa.
infine, ho scoperto che non c'è limite al nonsense via sms.
cioè, io credevo che l'apoteosi in 160 caratteri fosse "buona settimana" inviato al mercoledì. invece c'è pure gente che chiede "ma è simpatica?". ma che domande. ma si sa. sono una stronza, ovvio.
m:
ma a cosa serve provare a sviluppare nuovi modelli di vita più umani, istintivi, naturali, spontanei se nessuno ti viene incontro? forse hanno ragione gli organizzatori di family-day e altre cazzate fascistoidi, tradizionaliste ed intolleranti. le regole eteronormate vincono sempre e comunque, senza possibilità di scappo. la monogamia e la fedeltà sono gli unici valori applicabili a qualunque relazione sentimental-sessuale. e quindi ovviamente anche la menzogna, il disprezzo, l'orgoglio e l'odio che rappresentano l'altra faccia di questa medaglia patetica e distruttiva. i pochi extraterrestri come me (vorrei scrivere come noi ma mi sa che è più giusto dire come me) non vanno mai presi sul serio. anche loro torneranno normali dopo questa crisi adolescienziale tardiva. il solito pensiero che affiora nella testa di tutti: "dice così per fare il fico ma in fondo non ci crede". allora anch'io devo subire la menzogna, il disprezzo, l'orgoglio e l'odio. ma non lo voglio, vaffanculo a tutti. qualcuno mi diceva di recente che non c'è neanche un'ombra di romanticismo in me. si sbagliava. io sono il più romantico di tutti, quello che crede nella sincerità e nella condivisione voluta e desiderata.
ma è così strano volere essere felici e liberi? non vedo l'ora di ubriacarmi stasera, di fregarmene di tutto ciò, di ridere, di stare al centro dell'attenzione, di vergognarmene domattina, di lamentarmi del tempo che passa troppo veloce, di ricordarmi solo i momenti belli e di dimenticarmi i dubbi perpetui.
a:
mangio rotelle di liquirizia. pulisco gocce di pioggia su lenti appannate. sfilo le scarpe rosse. stendo la biancheria. punto la sveglia.
in coda dal ginecologo plenty di squinzie minorenni con la mamma. pile di chi e di donna moderna. ma anche viversani e belli. la segretaria che si lima le unghie. un caldo asfissiante. tutto troppo da copione. il mio ginecologo è un gran simpaticone. l'ennesimo che ha capito che io sostanzialmente vado presa per il culo così, in allegria. il mio ginecologo è un gran simpaticone a parte quando mi piazza sulla bilancia a tradimento, e pure mezzo vestita.
cioè, io come filosofia di vita evito di pesarmi per principio. se poi me lo fai fare con tre maglioni e pure gli occhiali.
il mio ginecologo fa l'indovino sulla mia vita. e ci becca pure, il che è inquietante. dal giorno esatto dell'ultimo mestruo alle mie abitudini alimentari. passando per i miei complessi.
tutti partono o organizzano partenze. io, ovviamente, resto a guardare.
dopo ieri ho chiaramente capito che voglio un humphrey piuttosto che un conte vronskij.
insisto: la nuova standa di via bergamo è del tutto sfornita. mancavano ben tre cose su una lista di dieci.
insisto. insisto. sto perdendo la pazienza, eh. buona notte.
m:
visita ad un monastero antico cavato nella roccia in mezzo al deserto caucasico. serata al tunnel, discoteca underground-mafiosa, a bere vodka ascoltando musica techno. cena interminabile ed abbondante in un buco post-sovietico indescrivibile. viaggio notturo approssimativo senza meta in un taxi strapieno con baci etero-gay-bi-tri davanti ad un autista divertito ed accarezzante. lunghe discussioni sul senso della vita, sul passato e sul sorridente futuro passeggiando per le strade distrutte della città vecchia. relax totale e lussuoso in un hammam privato. karaoke spontaneo e hang-overato sorseggiando birra sul mio letto.
"what happens in tbilisi, stays in tbilisi"
la visita di mio fratello non si è rivelata per niente traumatica. l'incontro tra la mia vita vecchia ed il mio nuovo mondo è avvenuto in modo naturale e tranquillo. il brother ha accettato, apprezzato, condiviso ogni sfumatura del mio quotidiano caucasico. con spontaneità ed interesse si è lasciato sorprendere dalle delizie e dalle assurdità della mia nuova cultura. ha messo da parte la sua monogamia per farsi leccare dalla sconosciuta con parrucca o per avvicinarsi alla tedesca nimfomana.
la nostra fratellanza è un rapporto bellissimo che spesso sottovaluto. il suo sostegno ed il suo appoggio mi aiutano nel mio equilibrio personale. è tra le pochissime persone con cui posso condividere ogni tipo di esperienza, dall'ubriacatura no-limit adolescienziale al dibattito infinito sul femminismo. amo mio fratello.
a:
complimenti a chi ha inventato le cuffiette tampax . complimenti a me che le ho comprate per sbaglio stordita dall'estate. l'auricolare tampax è il mio auricolare di scorta. con l'auricolare tampax non credo di aver mai resistito più di 48 ore. le cuffiette dell'i pod sono il vero bene rifugio. non ricordo più chi l'ha detta, ma supercondivido.
asocialità estrema. avrei giusto voglia di fare un giro in bici. solo che mi scoraggiano i preliminari. brutte cose tipo togliere la ruggine e gonfiare le ruote e riattaccare i pezzi ciondolanti. un sacco di lavoro, insomma. un sacco di lavoro tutto inutile, visto che domani arriva l'inverno.
ma quanto costerà la visita specialistica di un prof universitario? cioè, io mi sono già comprata le scarpe. e pure una considerevole bolletta aem che nemmeno al gore.
e poi smettila di ri-freshare, che noia. piuttosto, stupiscimi.
a:
ha ragione la mia palestra. qualcosa non va. e non è solo ipocondria.
non riesco a vestirmi da persona normale. come si vestono le persone normali che vanno alla pergola?
non riesco nemmeno a vestirmi col chiodo come justine delle elastica.
riesco solo a vestirmi come mi vestieri io. in modo completamente inappropriato al contesto. seta dappertutto. e basta.
pigiama!
se la gente fosse più puntale nel passarmi a prendere avrei molti meno problemi.
se il quattrocchi avesse messo musica che ne so, all'oratorio, andrei benissimo come sono. con le mie gonnelle delicate e le scarpette da femmina.
l'oratorio mi accetta anche col taglio lesbo punk? anche col trucco sfatto? anche con i pruriti?
ho voglia di o.
a:
stasera regredisco. sono in procinto di piegarmi ad un'attivita che sono stata solita esercitare in un ristrettissimo perido di vita (tra i diciotto ed un mese e mezzo ed i diciotto e otto mesi) e che ho solo saltuariamente e contro voglia replicato in seguito. stasera faccio la macchinata. in realtà sto ancora covando la remota speranza che qualcuno mi incastri o che, meglio ancora, qualcuno mi sottragga quell'adorabile gioiellino miracolosamente ancora intatto che io non merito in alcun modo. ma se, per disgrazia, nessuna di queste due ipotesi dovesse verificarsi, nessuno scampo: stasera mi tocca, e me la sono proprio cercata. tre persone, dico, ben tre persone andata e ritorno. che fatica.
vado a dormire per prepararmi.
cosa non si fa per una rimpatriata della cumpa. ma anche per l'omino di mondo oltro.
a:
sensazione di abbandono imminente. qualcosa di so aprile 2005: il trisex si smembra ed i miei coblogger prendono il volo per le mete più esotiche. ed io resto qua, maledetta me. ora faccio due conti. mia sorella è andata a vivere a parigi da una settimana. lo stronzo parte domani per londra. la mia amichetta del caffè girl power torna in spagna tra circa un mese. l'unica compagna dell'università che ancora frequenti non sa proprio se scegliere ny o parigi. il quattrocchi minaccia a giorni alterni il ritorno alla capitale. e sicuramente qualcuno mi sfugge. devo dedurre che a breve l'evento mondano della settimana sarà il mio appuntamento del lunedì sera con la ricerca di un parcheggio sul marciapiede al riparo dal lavaggio strade. e devo anche dedurre che sarebbe saggio approfittare di queste ultime vacche grassocce e ingozzarmi di vita ogni sera.
ma io non posso. accidenti, io non posso. io devo tornare in palestra.
lunedì ho ricevuto la mail più umiliante del 2007. una cazzo di mail pre-scritta con tono finto confidenziale. finto amico. vero molesto. è la mia palestra che parla. la mia palestra mi chiede cosa c'è che non va: è da 15 giorni che non fai un accesso, cara a., possiamo aiutarti? cara a., forse vuoi il supporto di un nostro personal trainer che ti aiuti a ripensare il tuo programma, che ti proponga un allenamento tagliato su misura facendoti ritrovare la motivazione e lo stimolo? cara a., forse non lo sai, ma una prolungata inattività potrebbe compromettere i preziosi risultati faticosamente raggiunti.
cara palestra, fatti i cazzacci tuoi. a dire la verità, per cinque giorni ho avuto il mestruo. poi è venuta la mia mammina a trovarmi. poi ho avuto gli omini dei tubi in casa per tre giorni. poi mi si è infiammato un tendine e camminavo a stento. poi ho ospitato la mia coblogger. poi sono stata all'ikea. poi non ho avuto per niente voglia. eppoi ne ho avuta ancora meno.
al momento credo di essere nell'abisso della voglia. e continuo a temporeggiare scrivendo vaccate.
e non capisco se è più umiliante ricevere e mail pre-scritte dalla palestra o essere perculata addirittura da o. che di recente si è riscoperta sporty spice fitness addicted (maledetta, ti preferivo col culo sul divano a sfondarti di kebab!)
e non capisco nemmeno se ascoltare gli ellos sia qualcosa di inequivocabile o meno a livello di preferenze sessuali. ma sospetto di sì.
a:
e siamo arrivati all'annuncio ufficiale. grande capa arriva e tutti mi guardano prima ancora che lei possa prendere la parola. come dire... sensazione che tutti sappiano già tutto? sensazione che io sia quella che sa meno di tutti? certo, a pioggia. già ero fantasma da un paio di settimane. ora, invece, sono semplicemente la stronza che se ne va. quella che ha snobbato la controproposta. quella che manda nel caos almeno quindici persone. quella che passa dall'altra parte. quella che porti i pasticcini vero l'ultimo giorno e ma dove lo fai l'aperitivo d'addio?
ho passato mezz'ora a cercare un parcheggio vero. dico, per terra, con le strisce. possibilmente gialle, marchiate zona sedici. ma niente. l'ho dovuta infilare sul marciapiede, tra un cestino della spazzatura ed un lampione. una stupefacente operazione chirurgica. il mio primo parcheggio sul marciapiede, a venticinque anni. c'è qualcosa di distorto nella mia vita. e non finirò mai di ringraziare l'inventore del tasto city.
ed ora vado a farmi una birra al mom.
a:
ieri notte, dopo la festa a tema mafia, ho accompagnato un'amica a casa. cioè, guidavo io. parcheggiavo io. sparcheggiavo io. sapevo distinguere i tastini (solo quelli più importanti) del cruscotto. insomma, tutto vero. ed avevo pure la musica un pochetto alta. e mangiavo rotelle di liquirizia. però avevo bevuto solo mezzo cocktail.
eppoi ho dormito completamente in diagonale. a quattro di spade, carte piacentine, per intendersi.
e stamattina ho comprato il mio primo tacco nove.
però non ho avuto il coraggio di passare a salutare anemone, l'hairstylist lesbo punk.
e verso le due ho fatto conoscenza con la nuova standa di via bergamo. che è portentosa: mi ha fatto addirittura rimpiangere la vecchia esselunga. ed io odio l'esselunga.
però ho avuto il coraggio di giocare con lo stronzo a ribalta le prospettive. una sorta di dillo con parole tue. è venuto fuori che la prima sera ha pensato carina questa ma quanto è alta e soprattutto come cazzo si veste. è venuto fuori che tutti i suoi amici mi hanno sfottuto per l'ormai celeberrima gonna d'oro. che ero un po' lo zimbello della cumpa.
maledetti montanari. vaglielo a spiegare che ieri alla festa di gggente della moda più d'uno mi ha chiesto per chi faccio la fashion editor. e vaglielo a spiegare alla gggente della moda che io, invece, sono una persona seria.
a:
a:
ho sempre creduto nella teoria delle coincidenze come un intrigante meccanismo degli incastri, una forza positiva. e mi sbagliavo.
c'è qualcosa di inarrestabile che può davvero remare contro. ostacoli. barrierie. incomprensioni. destini che si separano. macchine che si schiantano. lettere che non arrivano. messaggi che non si comprendono. concerti a cui non si riesce ad entrare.
io che non riesco a fermarlo. io lo vedo passare, è a un metro da me. lui è alto, bello, col volto mezzo coperto dal collo della sua giacca. ma la mia voce è stridula. non si sente. non la sentirà mai nessuno. mi sento solo io. lui prosegue, io lo guardo proseguire. è andata.
sono pronta a scommettere che non ci rivedremo mai più.
sentirsi inutili ed impotenti. incapaci di proteggere un rapporto così sfuggente ed apparentemente prezioso.
a:
ieri con lo stronzo è successo il peggio.
cioè... è tutta colpa di pretty in pink.
io in genere non sono una che sbrocca (...)
solo che domenica ho visto pretty in pink e, per chi non lo sapesse, verso la fine lei fa una clamorosa piazzata a lui.
gli vomita tutto in faccia e lui resta completamente basito.
ecco... mentre lo guardavo ho avuto questa illuminazione del tipo... ma vedi che sbroccare sarà poco chic ma quanto è liberatorio...
quindi ho covato tutto il giorno questo malsano desiderio di sbroccata alla pretty in pink, convinta anche dal fatto che comunque lui sarebbe partito ed il mio gesto trash avrebbe preso il volo per londra con lui.
quindi...
quindi ieri su messenger è successo il peggio.
sintetizzando potrei dire due ore e mezza di insulti.
ma anche 23 pagine di word di merda tirata addosso.
oppure io che gli dico sei molto più terra terra di quello che vorresti essere e sembrare.
lui che mi dice prenditi una camomilla.
lui che dice stai zitta, ora parlo io.
io che gli do del random tutto preso da se stesso, che non sa dove andare e si muove a caso.
insomma…
il peggio.
mi è uscito di tutto.
e che dire… mi sono pure trattenuta. cioè, non gli ho nemmeno fatto notare tutte le volte in cui ha scritto ha senz'acca o ha usato il pronome gli al posto di le.
comunque…
alla fine mi ha (nemmeno così a torto) dato della pazza isterica.
io ho ribattuto che più che pazza isterica, sono il risultato dello stress emotivo represso per un mese procuratomi dal suo vile lanciare il sasso e nascondere la mano. che è facile coprirsi dietro alla scusa sono uno stronzo e comunque non ho mai approfittato di te. avrei potuto metterti la lingua in bocca in qualunque momento e non l'ho mai fatto.
lui ha detto non sono uno stronzo, è la mia vita che è stronza.
io gli ho detto che tutti abbiamo i nostri problemi, ma questo non ci autorizza ad entrare nella vita delle gente e comportarci in modo irresponsbile con le loro emozioni.
lui mi ha detto non credo di volerti vedere più.
io gli ho detto non credo sia così faticoso, dal momento che stai partendo.
poi però è successo qualcosa.
qualcosa che ha fatto sì che finissimo col cercare una definizione del nostro rapporto (abbiamo convenuto per profonda amicizia asessuata) (che è quello che ho più o meno pensato sin dall'inizio).
e poi non so che è successo.
perchè io gli ho detto che mi ha sempre messo in difficoltà il suo essere belloccio.
lui ha detto non sono belloccio.
io gli ho detto sì, sei belloccio.
e lui mi ha detto che al magnolia l'ultima volta non riusciva a sostenere il mio sguardo…
e mi ha pure detto che la mia gonna dorata gli fa completamente schifo…
mentre che da segretaria sono perfetta. ma anche in jeans al mom me la cavavo alla stragrande.
insomma.
è più o meno finita a tarallucci e camomilla.
ci siamo anche messi a ridere.
e la prossima volta che ci vediamo, se ci vediamo, partiamo da zero.
a:
e quindi non mi hanno licenziato. anzi, ho ricevuto complimenti a pioggia. certo, sospetto più per il coraggio di circolare con la testa di una lesbo punk con retrogusto nazi che per l'approvazione. ma tant'è. il primo giorno di lavoro post trauma tricotico l'ho superato in pieno. certo, in metro mi guardavano tutti. lesbo punk in gonnella è spettacolo raro la mattina alle otto. ma io ascolto la playlist del risveglio ed è come se non ci fossi. ormai potrei pure farmi platinare.
a dire la verità, oggi sono pure stata promossa. chissà quanto deve aver pesato la mossa dell'i-pod col mega capo. facciamo finta che ha pesato tanto, via. così mi sento di aver sputtanato soldi in concertini di dubbio valore con mire di altro ordine e respiro. così mi sento un filo strategica.
e quindi mi voto alla carriera. ora che quello stronzo bono infame di mio marito si è finalmente deciso a trasferirsi a londra a tempo indeterminato senza un piano concreto nè particolarmente ambizioso, io mi dedico alla carriera. e tutti i nostri discorsi sul fare figli e chiamarli con nomi improbabili restano congelati. ma io sarei quasi per cestinarli.
resto sola con le mie bollette da al gore da pagare. e la mia testa rasata a tratti a meno di mezzo centimetro che non riesco a smettere di toccare.
a:
ed alla fine mio marito, nella sua semplicità di ex trattorista e prossimo emigrante londinese, ha detto una cosa banale ma molto giusta: i finesettimana con i veri vecchi amici sono lacrime e risate, e così è stato. ed è stato bellissimo, rilassante davvero. coccoloso. per niente malinconico. tutto al presente. ma anche al futuro. il passato è passato che non passa ma... noi ci siamo, qui ed ora. e stare assieme è sempre entusiasmante. una conferma. un terapeutico ozio forzato che solo o. sa impormi.
poltrire e parlare e piangere e tirare fuori tutto e poltrire e contare calorie e fare il cane col culo aperto e tirare in causa al gore ogni dieci minuti e ridere e bere alcol e guardare sanremo dopo millenni divertendosi addirittura e sfondarsi di pizza-schifezza 12 gusti.
peccato oggi sia domenica. cioè domani lunedì. vale a dire, il giorno in cui perderò il lavoro per colpa di un hairstylist per tipini cool che dice di chiamarsi anemone ed ha l'hobby di sedurre fanciulle.
per dire, attualmente sono un incrocio tra il bassista degli interpol ed una fashionlesbazza appena tirata fuori da the l word. qualcuno mi presti una parrucca.
a:
lo stato in cui sono ridotta è che mi mando mail casa - ufficio e ufficio -casa. tipo passa in tintoria, metti in carica il telefono, lascia le tapparelle alzate se no le piante crepano.
e conto tantissimo in questo weekend pilates e non tbw. a & o a cazzeggio nonostante milano come ai vecchi tempi. so 2004. ma anche so 2003. tutto allentato. scioglimento di muscoli e pensieri. zero filtri. zero orari. zero programmi. riuscissi sempre ad essere così.
trisex
un'etica, uno stile, una ricerca continua
oltre il sesso, un'esperienza a sei mani, tre stomaci
un tentativo, probabilmente utopico, di darsi un nome
il trisex sei tu
tre blogger
a: leale fashion (f)rigida
m: fascinoso nordico egoista
o: passionale possessiva creamy
ricordi
oggi
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