

a:
fisicamente a pezzi. umore altalenante. uno strazio. brividi, maldipancia, malditesta, malinconia, incertezza, imbarazzi, fancazzismo.
ho ricevuto strette di mano e complimenti. nemmeno io mi ricordavo l'effettiva portata della realtà. in effetti, mio marito è proprio bbbono. più di tutti, pure più del t.b. ma c'è davvero poco da fare. due fighi? bah. io la vedo un po' diversamente. io sono un cessetto, una pluridecorata snobbettina centritalica. lui un contadino comasco. non trovo molte intersezioni, a dir la verità. non saremo mai marito e moglie. nonostante il colpo di fulmine. l'incontro romantico. e tutti i consensi ovunque riscossi. comunque, non sto qui a lanciare previsioni del tempo. scopriremo tutto vivendo.
cagotto. mestruo.
tutto perchè domani addenterò il coraggio che non ho ancora mostrato con mio marito, e dirò alla mia capa che ne ho le palle piene e se non mi dà valide e anti-noia alternative nel breve periodo, io mi prostituisco per il reparto accanto e vaffanculo. cioè, a me viene sonno.
m:
non la conoscevo ancora ma quasi già mi mancava. finalmente mi sono sprofondato nella comunità di expat finiti in questa sconosciuta capitale oscura. ero sicuro che si nascondevano da qualche parte, l'unica domanda che mi facevo era quando li avrei incontrati.
e non sono neanche dovuto andare a cercarli. sono venuti loro da me. a casa mia di venerdì sera, ad un orario sufficientemente indecente per permettermi di non ricordarmi più nulla. ero già perso nella solitudine totale dovuta agli innumerevoli shottini di vodka ingoiati in precedenza. la mattina successiva, erano un vaghissimo ricordo, un gruppo di dodici floating head urlanti e imprevedibili che barcollavano nel mio salotto bevendo il bevibile e mangiando il mangiabile. mi è quindi servita un'altra serata per (ri)incontrarli e capire quali individui si nascondevano dietro le allegre facce di sicuro poco locali.
dal primo istante, ho capito che l'avrei amata, che diventerà un personaggio di spicco della mia aventura caucasica. è sicuramente la più sfigata del gruppo, trentun'anni che sembrano quarantacinque. francese media alterna-volgare molto alcolizzata e probabilmente nimfomana. uno scarto dell'occidente costretta a costruirsi altrove, facendolo passare per una scelta consapevole. lei mi ama, non mi lascia un minuto di pace, produce una diarrea di parole fastidiosissime per colpa del difetto di pronuncia molto accentuato. ma è sempre meglio ascoltarla che guardarla, con il suo fisico distorto, la sua mascella prorompente ed il suo taglio impossibile. mi vuole portare al bazaar, a teatro, in giro per il paese. mi vuole far scoprire tutto quello che le piace. "guarda che adesso che ti ho trovato, non ti lascio più" mi ha detto. ed io ho sorriso. non vedo l'ora di passarli con lei, questi momenti eccitanti. sarà nuovo ed emozionante, forte e sorprendente.
amo le sorprese.
qua, ne ricevo una al giorno.
a:
il primo appuntamento da secoli. il primo appuntamento con mio marito. dalle diciassette alle ventiquattro.
che posso dire. che mio marito è molto lontano da ogni mia aspettativa. molto meno scontato. molto più interessante. molto meno facile. molto più affascinante. molto meno plausibile. molto più che potrebbe valere la pena provarci. il fatto è che non vedo futuri. cioè, sarebbero davvero da inventare di sana pianta.
mio marito è un vero. mio marito ha dei lati oscuri. di una tristezza impenetrabile. mio marito soffre, è evidente. ed io lì tutta sorrisi e solarità vorrei poter fare qualcosa.
mio marito se lo guardi giureresti davvero che è mio marito. ci sta proprio bene di fianco a me.
non ho mai ricevuto così tanti messaggi / chiamate con in queste sette ore. quasi quasi domani faccio una conferenza stampa. o forse me la cavo con un bullettin e finisce lì.
a:
aveva ragione il quattrocchi, non dai camerieri, ma dai top manager stranieri mi sarei dovuta guardare.
le cene di gala sono uno strazio, ed i posti assegnati una lotteria con rari esiti positivi. ed io e il mio collega-compagno di marachelle ieri abbiamo vinto un supercapo crucco. un tizio allampanato, con la faccia bianca-rossiccia e, ci scommetterei, i calzini corti. un soggetto tutto sommato con l'aria simpatica, quasi affabile. in ogni caso, un mega capo da cui stare alla larga. ma io ed il mio compagno di marachelle per non morire di noia e mischiare le acque decidiamo che la paura non ci appartiene, e che il rischio è l'unica via di scampo. obiettivo della serata: ubriacare il crucco! in fondo, lui è così capo che tra noi ci saranno almeno altre venti persone, nemmeno dirette, in gerarchia. quindi, perchè no?
già, perchè no. il crucco è addirittura supersimpa. si scopre che è laureato in storia. che è stato manager di ogni possibile reparto in svariate capitali europee. sembra aver un debole per le mie faccine di imbarazzo. il mio essere completamente maldestra. il mio inglese random ed alticcio. nel giro di mezz'ora gli riempiamo almeno cinque volte il bicchiere. poi però il mio compagno di marachelle si eclissa e mi ritrovo sola a raccontare la storia della mia vita al crucco. la mia tesi. i concertini. gli amici. la mia città natale. le mie aspirazioni. abbozzo quasi un tentativo di illustrazione della teoria potenza vs atto. il crucco è completamente stordito dalla mia logorrea. ogni volta che tocco il telefono mi chiede cosa abbia da dire di così importante al mio fidanzato. ora è lui che mi riempie il bicchiere. ed io parlo parlo parlo e l'effetto voce da portinaia è ormai inevitabile. il peggio succede quando passa la mia capetta e gli dice che io sono la ragazzina che farà carriera. spaccia la mia persona come una specie di fenomeno aziendale. seppellitemi viva, please.
e scatta il peggio. un peggio durato almeno mezz'ora riassumibile con un: baby, cosa vuoi fare da grande? il tuo futuro sei tu. dear, tieni qui il mio biglietto da visita. lunedì mattina, appena arrivi in ufficio mandami una mail che vediamo che si puoi fare: sei troppo bella e troppo sveglia per restare per un altro anno dove stai.
io vorrei dirgli lascia perdere. vorrei dirgli astinenza coatta. solo che sono troppo sfatta per pensare ad una traduzione decente. quindi faccio la finta modesta e sparo un lunedì mattina il mio nome non ti dirà niente e deleterai la mia mail senza nemmeno leggerla: you are so top manager, i am so nothing.
e credo che questa sia l'uscita più imbarazzante e paracula e parainglese che spero mi esca mai dalla bocca in tutta la vita. inutile dire che dopo sta sparata il crucco era sul ciglio di un tracollo cardiaco. mi ha sussurrato nell'orecchio cose che grazie a dio non ho nemmeno capito. e poi saggiamente mi sono defilata al cesso. infine ho raggiunto la mia capetta e gli altri. e siamo tutti andati a sbronzarci ulteriormente in un localino sul lungomare.
m:
ringrazio il cielo di non aver fatto lo iulm. quando sento di una laureata dell'università dalle scale mobili e dai bagni comuni per maschi e femmine deve fare un corso di sei mesi per andare a lavorare su una nave da crociera (e non come manager, tengo a precisarlo), mi viene da pensare che i tre anni passati li non siano serviti a niente. non solo fanno studiare sui libri per bambini speciali e fanno esami sull'arte della seduzione, ma danno pure un diploma finale che vale quanto un rullino di carta igienica. la presa per il culo è totale ed innegabile. ventimila euro buttati nel cesso (comune per maschi e femmine però).
cara mamma b. non ti ringrazierò mai abbastanza di avermi avere scelto me.
a:
la sister di a. al telefono con mum di a.
sister: ieri sera sono uscita con a. ed i suoi amici
mum: chi è a.?
a:
che ci faccio io a postare all'una e mezza con addosso un pezzo (la giacca) di gessato sopra ad un paio di collant viola glitterate? partire per la convention aziendale dà alla testa. ingessarsi qui dentro è un incubo. continuo a mettere su massa. accidenti.
stasera ho scopero che posso sentirmi serena cantando ma il cielo è seeeempre più blu mentra la sister sfreccia in circonvalla. ho scoperto che anche a milano bruciano le macchine parcheggiate. che il fumo si diffonde velocemente, dappertutto. che i pompieri arrivano dopo minuti che sembrano pure tanti. che le ruote scoppiano subito. il serbatoio anche no. che i pompieri fanno sesso un po' a tutti. che il carpaccio è davvero buono, più di quanto ricordassi. che a tutti si scioglie il cuoricino ascoltando il primo disco degli ash. e che indovinare la mia traccia preferita è un gioco da ragazzi.
è stata una bellissima serata. forse per quello non mi viene sonno.
in ogni caso, non sono affatto credibile nel mio gessato. maledetta convention. ed ho pure una delle rare e pregiate stanze singole. ma qualcuno si è scomodato a dire all'organizzazione che è tutto sprecato, che tanto io non trombo?
m:
che figata i matrimoni georgiani. gli sposi arrivano con mezz'ora di ritardo in chiesa. il prete non si ricorda quello che deve dire, lo sposo ride fortissimo durante la cerimonia. i cellulari squillano in continuazione. tutti chiacchierano felicemente e nessuno segue veramente quello che sta succedendo. le donne delle pulizie chiedono davanti a tutti al prete se possono tornare a casa. c'e pure una tipa che ha preso fuoco. e stato di gran lunga il matrimonio piu divertente della mia vita. ho deciso di sposarmi qua. manca solo la sposa.
caro lele,
ieri sera abbiamo avuto modo di presenziare al tuo concerto in casa 139.
per prima cosa, volevamo confermarti che sei sempre bravo e pure bello.
però ci è rimasta una perplessità: di chi erano le prime due cover? può essere pink floyd e/o eric clapton?
brr.
ma invece di chiudere con lullaby, non potevi piuttosto fare l'impronta?
comunque grazie per aver prolungato il nostro trip anni novanta dopo jarvis.
con amore.
a:
sto ancora soffrendo per e con lele battista. santocielo, ma era così bello negli anni novanta. così fico e malato e pure un po' teddy bear. ma che ci fa lassu sul palco baggy-vestito, con asole tiratissime ed i bottoni della camicia pronti a spiccare il volo. col giro coscia di una sequoia. e le guance in caduta libera.
cazzo, lele. eri uno dei miei sogni erotici di diciottenne. non è giusto.
mio dio. ho passato il venerdì sera ad immedesimarmi in lele battista. triste parabola del corpo che cambia e se c'è amore non c'è appetito oh ma quanto c'hai ragione, bello.
ed alla fine, invece di perdermi dietro alla fintissima rossa da film, la ragazza del mistero tutta scolla-scoscia, avrei dovuto fermare lele e proporgli una dieta congiunta o che ne so, una bella scampagnata da figurella.
a momenti, shortbus-cineforum. in tre sul mio letto. o forse sul pavimento. spero tanto di poter smentire aggressive.
a:
soffritto da giorno festivo e luminosità inoltrata:questa mattina via clusone era piacevolmente insolita. troppo di fretta per approfittarne. giusto il tempo per essere certa di aver puntato la sveglia sull'orario esatto ed infilarmi in un tram a caso.
giornate in cui sono stranamente serena.
incredibile. abbastanza leggera da non percepire fastidi. le facce da presenzialismo coatto di ieri sbiadiscono in una. si riconosco a malapena e boh. simpatici allegri coglioni inutili. tutti riportati. tutti finiti, in fondo. niente di nuovo. fanno sorridere. fanno solletico.
serena perchè c'è un legame tra noi + c'è ancora un legame tra noi.
è vero: chiudersi in casa è la risposta sbagliata.
farsi violenza is the answer.
farsi violenza tra persone finite ed innocuamente solleticose. farsi violenza in attesa dell'epifania, col cartello vacant sulla mano destra.
oggi è bellissimo. da montagna e due caprette, no?
a:
corto è bello. corto è meglio. se continua così, mi rapo a zero.
maldistomaco. maldistomaco atroce e a fitte dopo ogni pausa pranzo. e quindi? sono uno di quei classici casi di somatizzazione di disagio in ambiente di lavoro? mobbing? no. troppe responsabilità? nemmeno. non particolarmente, non in questo periodo. solitudine, isolamento, asocialità. bah. direi piuttosto logorrea. mangio troppo? boh troppo veloce? troppo parlando? troppo distratta? chi può dirlo. dico solo quattro giorni di maldistomaco rabbioso. non posso scappare dall'ufficio un'ora prima tutti i giorni. nè chiudermi in bagno a lacrimare. domani provo con l'astinenza. o col piatto di riso terzomondista. boh.
aiuto. ho trovato l'annuncio di lavoro del mese. giuro che nel weekend penso a come farmi comprare.
vorrei passare serate in maratone notturne. ed invece mi ritrovo con due biglietti per jarvis in mano.
voglio camuffarmi da maschio.
a:
e alla fine è successo. è ufficiale. vivrò sola. quantomeno, per tre quarti della settimana (i tre quarti meno interessanti, ovviamente). in altre parole, la sister farà l'emigrante oltralpe e questa casa potrà sembrarmi troppo grande. magari finirò col cagare a porta aperta, lasciare tutte le luci accese per non sentirmi sola o mangiare in piedi di fronte alla finestra. chi può dirlo. alla fine, ho sempre sostenuto che la modalità massaia single in carriera solitaria è molto più che adatta a me. fuori la vita, dentro il privato. con qualche sana e ben schedulata contaminazione. chissà. vedremo.
neanche io cerco lavoro. eppure continuo a vagliare offerte. cercare sull'agenda buchi in cui scrivere cover letter. proiettarmi altrove.
e poi perchè dimostro trent'anni? sono troppo donna, non è giusto. eppure è così. non posso farci niente. non è nemmeno questione di rughe. dimostro trent'anni e basta. e qualcuno mi impedisca di continuare a riempirmi l'armadio di maledette trashate tutte cuoricini e stelline che probabilmente indosserò solo per andare all'ipercoop o al più in palestra. non saranno loro a ridarmi la mie età, maledette.
qualcuno mi si pacsi, cribbio!
a:
sono un'inguaribile romantica sdolcinata incontinente sentimentale.
è stato bello finalmente parlarti e raccontarti e colmare il vuoto di quasi due anni di comunicazione asincrona.
tre ore così veloci e profonde e leggere non le vivevo da tempo.
prima o poi dovrò prendere sul serio l'idea di preoccuparmi: msn sta assumendo un ruolo un po' troppo chiave per il mio sostentamento morale.
a:
ecco almeno qualcuno mi ha stupita. io, ovviamente.
incredibile ma vero, ho proprio gradito la rimpatriata universitaria completamente fuori programma di questo pomeriggio. in realtà dovevo semplicemente fare revival del tradizionale pranzo giappo-domenicale con aggressive. due coglioncelle che parlano random di fusioni & acquisizioni, vestiti, mba sotto i cinquantamila euri e concerti. davanti pesce morto, di fianco soggetti fashioncreativi che ci guardano ragionevolmente straniati. in effetti mi farei paura anche io. ma è tutta posa, si sa.
ed invece, eccoli dal nulla due pezzi fondamentali della mia vita precedente: o. e lorenzo, il nerd più nerd di tutti i nerd della mia vita. l'uomo che praticamente viveva in casa mia qualche anno fa. il mio compagno di studi e magnate di gelato nelle ore tarde la notte prima di ogni esame. il mio socio malefico in sfrutta la coinquilina secchiona e acneica che sgobba mesi e mesi e chiedile di "ripassare" il giorno prima e vinci un voto a caso tra il ventotto ed il trenta. bei tempi. le vecchie cene in casa a. i film. gli opossum veri morti infilati sotto le mie coperte. le swot di sè stessi. i progetti impossibili.
io odierei le rimpatriate. perchè il passato è passato. eppure...
eppure mettici svaccati su un divano o su un tavolo attorno ai caffè, ognuno con la sua postura, il suo accento o non-accento (io e la mia dizione perfetta, ovviamente) e... incredibile ma vero, la magia funziona ancora e siamo gli stessi cazzari cazzoni che si gettano merda addosso a vicenda senza troppi complimenti. bello. esilarante. intelligente.
qualcuno si sbrighi a fare sta benedetta legge dei pacs. sono troppo un buon partito per non impegnarmi. con una ragazza, ovviamente.
a:
che si fa quando si scopre che le persone sono finite? è terribile. come si rimescolano le carte?
a:
personalmente trovo che ci sia solo una cosa più odiosa della settimana della moda femminile. la settimana della moda maschile. abitare qui è uno strazio. sciagurati diciassettenni. vi odio. vi odio tutti.
io non dovrei nemmeno vedervi. tanto siete scemi. oppure ignoranti. oppure irrecuperabilmente gay. oppure diciassettenni e basta. maledetti bastardi.
a:
da un mese sono malata di ladytron. lo stalkeraggio ossessivo di fiere internazionali del cashmere e prodotti affini non mi sta del tutto distraendo dalla fissa principale. bologna, bologna!
la neodipinta porta si apre solo a spallate. ci sarà mai qualcosa che funziona al cento per cento qui dentro?
comunque è un'ingiustizia. è chiaro. non mi merito niente. io non merito la vecchia nuova macchina della mamma. che ci faccio io a bordo di quel piccolo elegante gioiellino nero? povera ciccia. le do al massimo due mesi di integrità, ma solo perchè la uso poco. ora che ci penso, l'ho già bozzata tempo fa in provincia ricca, in una delle rare serate di vita. che merda.
l'unica cosa che merito è il tasto city. ecco, il tasto a prova di donna al volante alle prese col parcheggio impossibile è l'unica cosa che mi sta bene addosso.
a:
tirata da giù dal letto alle otto. gli omini dei tubi e del portone da dipingere lavorano anche alla befana. lavorano sempre. gli omini dei tubi sono albanesi e davvero gentili, simpatici. precisi e aggraziati
mi chiedono se quella sul frigo sono io o mia sorella. no no, sono io. sono io diciannovenne universitaria in pigiama che bevo il mio caffè macchiato col latte della centrale, puntualmente versato sulla tovaglia a scacchetti nella mia vecchia cucina in via orti, numero 12.
per fare qualcosa ho passato la mattina a sfornare. biscotti alle mandorle. biscotti alle mandorle e all'uvetta. pane di segale svedese.
gli omini dei tubi mi hanno detto che si vede che non sono milanese perchè gli ho offerto litri e litri di caffè.
gli omini dei tubi mi hanno salutato dicendomi ci vediamo tra dieci anni quando dovrai ristrutturare il tuo 200 metri quadri in via torino.
francamente, a me via torino non è mai strapiaciuta. cioè, qui è molto meglio. meglio sopra gli showroom piuttosto che sopra negozzi coatti, no?
a:
ma la domanda è: io voglio un ragazzo in perfetto business, con tanto di iniziali ricamate a mano sulla camicia slim fit e trench burberry, un ragazzo che torna a casa tardi ma con le buste del sushi e due birre, uno a cui strizzare gli zigomi e dire ciao ciccio com'è andata oggi?
lo vogliono tutte? lo voglio anche io? aggressive sembra volerlo.
così tanto da passare sopra ad una faccia anche un po' brutta ed un carisma che dire fiacco è essere gentili. però è un bravo ragazzo. così a modo. così perfetto.
avrei dovuto volere il teddy bear? (che, per inciso, almeno è molto più che carino)
l'intransigenza ha un prezzo. tipo ritrovarsi il sabato sera ad ammazzarsi di pippe.
a:
la notte del trentuno è stata crespelle e mousse in casa a., glitter e tacchi alti, bicchieri che stanno per sparire ed un non bevibile moët et chandon. poi, in ordine sparso, sono arrivati il 2007, il ti amo, louise brooks chez ghezzi e la festa fantasma nelle sottorranee di ciboh. poi un intero spassosissimo pomeriggio con lish a montare un paio di vika artur sul mio tappetino da yoga. ma anche spremere arance, spostare mobili, sfogliare libri e rifare letti (uno, eh).
insomma, basandomi sulle sue prime spassosissime ore, questo 2007 sarà completamente sobrio. sarà non indie. sarà molto produttivo. sarà che devo rimettermi a guidare perchè basta fare la zavorra. sarà un sano 2007 di piccoli lavoretti domestici tutti di soddisfazione. un anno di recuperi e di lacune da colmare. di visioni notturne e di sessioni al pc finalmente ad altezza uomo.
insomma: prevedo un 2007 totally back to basics. e chissenefrega dell'astinenza coatta.
l'astinenza coatta è una dimensione del tutto marginale quando hai cacciavite, martello, ed un paio di mani ormai piene di piaghe da superlavoro.
menzione speciale a mondo sosio versione homer simpson (barba selvaggia e t shirt slabbrata) e al suo set so eighties ma soprattutto so ricercato (cioè, roba da ascolti notturni su frequenze di nicchia).
trisex
un'etica, uno stile, una ricerca continua
oltre il sesso, un'esperienza a sei mani, tre stomaci
un tentativo, probabilmente utopico, di darsi un nome
il trisex sei tu
tre blogger
a: leale fashion (f)rigida
m: fascinoso nordico egoista
o: passionale possessiva creamy
ricordi
oggi
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