

a:
piccola donna acciaccata muore di noia in milano.
sola appollaiata tra pc incandescente e ventilatore puntato dritto alla cervicale. si strozza di succo al pompelmo e lotta contro la solita stitichezza di ritorno ingurgitando finalmente vere ed originali dottor giorgini di importazione. piccola donna acciaccata ascolta jeff buckley fingendosi quindicenne pensierosa, intristita ma anche incazzata coi genitori mondani e la sorella grande in giro con la cumpa. piccola donna acciaccata è in t shirt grigia sudaticcia e mutandoni petit bateau loffa forever. piccola donna acciaccata sfoga il tedio con la carta di credito. piccola donna acciaccata non fa shopping frivolo, bensì acquista biglietti trenitalia per insensati weekend mordi e fuggi verso l'amataodiata riviera anonima. piccola donna acciaccata si vede alla fortezza al fianco del fido tb. cat power è solo una scusa, diciamocelo. piccola donna acciaccata che sulle curve estreme di urbino ha fatto prove tecniche di guida. ah, quando la piccola donna acciaccata era un'autista provetta. e sapeva pure parcheggiare. poi piccola donna acciaccata che addenta una piadina. che sbuffa sotto l'ombrellone con la solita smorfia infastidita. ah, belle immagini per piccola donna acciaccata. sola domenica sera è un pericolo domestico. finge di colmare lacune. scarica young marble giants che ascolterà presumibilmente mai, o alla meglio tra sei mesi. si ripromette di leggere, farsi maschere, guardare dvd, attaccare bottoni e smacchiare frittelle. riceve grossi quantitativi di sms, tutti dalla sua banca multichannel, ci mancherebbe.
forse non è proprio noia quello che prova ora piccola donna acciaccata. però ne ha abbastanza le palle piene. e queste sarebbero ferie?
a:
voce fuori campo. voce fuori dalla finestra:
sorelle a. sorelle aaa.?! sorelle a., so che ci siete. sono il vostro vicino col baffo. ma sto c.d. degli abba che vi ho chiesto pure tramite cassetta delle lettere arriva o no? ce la si fa entro oggi? se no scatta penitenza e ve ne chiedo due, eh!
a:
quasi quasi interrompo qui la mia carriera di stalker ufficiale. cioè, bugo stasera è stato di una noia tremenda. per colpa sua ho passato la sera a sbadigliare e guardarmi intorno e riflettere sui pensili e sull'antiintuitività del sistema crea la tua cucina ikea. ho rischiato di mandare messaggi inopportuni. ho pure dovuto spegnere il telefono per non cedere all'espressione di impulso.
mio dio.
io valgo, diamine. come caspita faccio a dimenticarlo ogni volta.
l'esclusività è alla base di ogni strategia di marketing che si rispetti. almeno per i prodotti di livello.
ed io valgo, diamine.
bugo ed il suo occhio di vetro ed il suo pessimo outfit ed i capelli a grondaia mi hanno inacidito stasera. ora mangio frutta e spero che domani vada meglio.
ma l'armadio angolare è un errore? una scelta di buon senso. sarà comodo?
e le sedie indaco saturo?
e perchè ho sempre gli occhi rossi? che stia proliferando strana flora postispanica sulla superficie delle mie lenti?
a:
abbasso gli incondivisibili resoconti minuto per minuto. classifiche. il meglio e il peggio e il più così così. nessuno sarà mai d'accordo. e comunque, ho sempre più ragione io.
nessuna riesumazione di risate e cazzate e discorsi fin troppo seri emessi in modalità random per tirare fino alle dieci o forse le undici del mattino dopo. ricordi troppo personali. troppo incomprensibili. troppo idioti. nessuno sorriderebbe, sicuramente non io (l'importante, insomma).
quello che resta è un bel gruzzolo di impressioni ed emozioni piacevoli. è stato bello, bello e massacrante. da rifare, o forse anche no.
quello che resta è anche il ricordo precisissimo della più orribile puzza che abbia mai sentito nella mia vita. qualcosa di pungente, penetrante, persistente. qualcosa di umano e chimico. uno schifo assoluto. l'odore dell'asfalto del fib è qualcosa che sarà difficile da rimuovere.
quello che c'è ora è il delirio. giocare all'allegro architetto è molto più stressante del previsto. arredare non è come vestirsi. i pensili della cucina hanno un tasso di ricambio sensibilmente inferiore a quello dei collant glietterati di cui ti stufi dopo tre ore e quarantacinque.
a:
alle indicazioni "lassativo pesante" il farmacista non ha proprio voluto cedere: mpossile tornare dalla spagna senza cagotto.
ergo, ieri sera mi sono ritrovata sul tavolo una cosa evidentemente blandissima.
ergo, dopo otto giorni non ho ancora cagato in grazia.
m:
anch'io voglio una famiglia ungherese. il mio tipo mi ha parlato della sua e sembra assolutamente eccezionale.
quando la nonna ha saputo che era gay, l'ha preso a parte e gli ha spiegato molto seriamente che era proprio un peccato perché anche con le donne si possono fare tante cose diverse e che bisogna sempre ricordarsi che una donna non ha un buco solo.
invece la cugina è la perla della famiglia. a dodici anni pagava i suoi compagni di classe perché le facessero vedere il pisellino e le toccassero la patata. a quattordici anni, ha scoperto una bella isola sul danubio dove andava a fare pompini ai turisti italiani (quindi è stata partecipe nella costruzione del mito ungherese). a sedici si è accorta che anche con le donne si potevano fare tante cose divertenti (magari ha ascoltato i consigli della nonna). a diciotto, si è trombata il professore di scuola guida cinquantenne sposato con figli. le faceva schifo però pensava che le sarebbe servito per avere la patente. oggi ne ha venti e continua le sue scatenate avventure nel mondo della sessualità libera.
e poi si dice che i luoghi comuni sono stronzate.
o:
nera nera. il risultato di ore di metodica, oserei dire scientifica esposizione al sole. in mare sul materassino rosa shocking, sugli scogli o nuda sul mio lettino in villa. la pettinatura corta e selvaggia mi casca a pennello, mi dona un casino, specialmente abbinata all'abbronzatura. lenti progressi sui rollerblade. abbuffate e discussioni in famiglia. sto quasi per desistere dall'hula hoop.
ho ancora una sottospecie di partner da qualche parte? bah. nel dubbio, comunque sono troppo sexy. e non vedo l'ora di provare la nuova pipetta di vetro, venuta dall'east village, con il cugino tamarrone. pare che il risiko sia il gioco di quest'estate, ma io confesso di essere una schiappa. pacifista dentro...
un'ora in moto a 130 col vento che schiaffeggiava la faccia e il casco che mi ballava in testa. che ci faccio qui? dovrei essere a trastullarmi con il mio gingillo preferito visto che sono sola in città. le vibrazioni fanno troppo chiasso per la silenziosa casa al mare, e poi da domani dovrò condividere la stanza con mio fratello, e non mi sembra il caso di masturbarmi rumorosamente ausiliata dal rabbit in sua presenza.
viva questo paese cialtrone e pacchiano, viva il cattivo gusto che d'estate trionfa più che mai.
la hanife ana vicinissima, inquietante, ma anche a modo suo paradossalmente rassicurante.
non studio non lavoro non guardo la tv, non vado al cinema non faccio sport.
m:
ecco, sono tornato dal mio piccolo week-end nella cosidetta città più romantica del mondo. è la prima volta che faccio una cosa del genere, partire in un posto lontano per vedermi con una persona che quasi non conosco e passare due giorni di sesso. il risultato è tuttosommato positivo. l'ungherese si è dimostrato all'altezza delle aspettative: molto carino, brillante, bravo a letto, timido-provocante quanto basta. mi ha anche comprato i croissant la mattina.
l'unico problema è ovviamente il sesso. e l'afa di questi giorni non ha proprio aiutato. sudava sudava sudava. ed io soffrivo in silenzio. sono decisamente troppo schizzinoso su queste cose però non ci posso fare niente. non sopporto i peli, non sopporto il sudore, non sopporto l'odore del sesso. non ci riesco. sotto la doccia o subito dopo, posso fare qualunque cosa, altrimenti mi blocco e non godo per niente. che palle, dovrei forse andare dal sessuologo.
però mi sono divertito, mi sono rilassato, ho goduto, sono stato bene, mi sono acculturato, mi sono ubriacato, ho fatto un pompino con champagne, ho incontrato una lesbica borghesotta, sono andato ad un concerto rock, ho visitato pigalle, ho mangiato un couscous, ho ballato, ho scoperto dan flavin ed il palais tokyo, ho comprato una samsonite.
a:
on air a benicassim:
the skuks - kill the punkabbestia.
introvabile, di certo non piu' di tampax revolution.
a:
come al solito ho parlato troppo presto.
cioè, ho passato la mattina a districarmi tra canaline, tracce, centraline, cablaggi, prima presa telecom, prese secondarie.
per non parlare del pomeriggio imminente. probabilmente lo passerò alla ricerca del luogo di incontro col mio caro architetto palestinese. maledetti appuntamenti da malvimenti dozzinali - piazzale lotto seconda panchina al centro.
maledetti tutti. qui mi stanno rubando le vacanze. ah, ma domani io decollo.
a:
ed io sono ufficialmente in vacanza.
stop al lavoro per due settimane. tutto l'occorrente per il viaggio è stato acquistato. risolta buona parte della miriade di beghe burocraticoamministrative in cui al momento sguazzo alla stragrossa. grattato il fondo dell'armadio alla ricerca dell'equo compromesso outfit in grazia di dio / non me ne frega un cazzo se sto straccetto torna a casa coi buchi. controllato il saldo del conto. grazie alla simpatica quattordicesima di luglio non sono nemmeno nel mio solito stato di indigenza cronica.
quindi da ora non penso più a nulla. spengo il cervello. non guardo il telefono, ignoro le mail. vita sguaiata e chissenefrega. zero paranoia organizzativa. non rispondo di me.
da adesso in avanti faccio la cugina idiota della situazione.
e povere le mie compagne di viaggio. un ringraziamento alla shirley. che come ogni volta mi caricherà sul volo giusto, saprà tutti gli orari e tutte le coincidenze. ed anche a lish, che immagino saprà sempre trovare il modo più indolore per porre fine ai miei attacchi di imbarazzante logorrea.
devo solo tenermi reattivo un neurone la grossa depilata di domani.
m:
quindi è ufficiale. il mio ex-collega sposato con tre figli e la mia ex-collega sono andati a vivere insieme. trovare l'amore al lavoro è possibile, anzi probabile. quando passi otto ore al giorno a condividere incazzature e felicità, dei legami forti si creano.
devo trovarmi un ambiente di lavoro trisex per darmi anch'io all'amore/agli amori. nei prossimi sei mesi che passerò a cercarmi una nuova occupazione, mi sa che sarà la mia prima preoccupazione. il mio posto attuale mi ha già permesso di realizzare tre trombate (anche se non con colleghi diretti) di cui una si sta prolungando oltre il previsto. ormai passo la seconda e non mi accontento più di sole scopate. anch'io voglio l'amore al lavoro, avere il cuore che batte la mattina quando mi alzo dal letto e penso alla lunga giornata che mi aspetta, rubare un bacio di nascosto nel cesso dell'ufficio al mio/alla mia/ai miei/alle mie partner. sono sempre più fiducioso.
a:
possibile con tutto quello che è successo negli ultimi giorni, l'unica cosa che sono in grado di fare è titar su pipponi sulla cruciale attualità del non performare/performare male?
a:
quindi l'ho incontrato di fronte ad una fnac chiusa per blackout. vengo bloccata mentre procedo intontita. eccolo. milano è così grande. io alle tre e mezza dovrei essere a lavoro. ed invece, eccoci. occhi chiari e capelli biondicci. polo a righe. è lui. imbarazzo. tutti e due a caccia di thom occhio bagarino. meglio non spiegare perchè sono sparita. e quanto tempo è passato? niente. come niente, davvero. strano. bello ma strano. imbarazzante. intimità. conoscenza. intuizione. senza vedersi, senza parlarsi. anzi, quasi meglio senza vedersi e senza parlarsi. dice di aver ripreso in mano le mie lettere di minorenne. sorrido. se stampate e impilate, le mie lettere di minorenne raggiungerebbero almeno quota un metro e sessanta. forse è questo il nostro segreto. i diciassette anni assieme non si dimenticano, come con l'attrice.
da h&m passano diversi di carmen. credo di essere diventata tutta rossa. soprattutto gli occhi. mio dio. svengo. svengo. ma chi è quel disgraziato. sta roba è l'anti-shopping.
a milano la pastiglia del dottor giorgini non si trova. qualcuno mi dica dove si trova la pastiglia del dottor giorgini a milano. cioè, ho dovuto riparare su una volgare imitazione. quando lo stesso dottor giorgini sul retro della confezione avverte con autorevolezza di diffidare delle imitazioni. ma io sto per partire, e sono nel pieno della paranoia organizzativa. adesso, difficile che con tutto l'alcol che mi scolerò possano incombere problemi di stitichezza. ma io sono donna saggia e ben organizzata, prevedo anche l'imprevedibile.
ho lasciato a casa l'ombrello, temo a posta, quando ormai il cielo non lasciava più dubbi. biblioteca sormani - casa come sotto la doccia al massimo. e mentre corro con gli occhi chiusi ed i miei sandalotti bianchi fanno ciaf ciaf sul marciapiede c'è pure un simpaticone che si crede fico a riprendere i passanti nel panico. riprende anche me. ciao scemino.
e invece l'ecografista è simpatico come un calcio in culo. con lui la parte della bambina da salvare non attacca. bastardo maledetto.
a:
cioè. non pensavo che l'abbrivio potesse creare un tale scalpore. sentirselo citare di quarta mano da qualcuno che manco ti legge, è piuttosto buffo, divertente. ah, l'abbrivio. io l'ho scoperto il secondo semestre del primo anno di università. era in una tediosissima dispensa probabilmente di storia dei mercati dell'arte del seicento. solo che la dispensa era scritta dal prof più sexy fico e ggiovane che il mondo accademico abbia mai conosciuto. quindi la dispensa andava letta con ardore e sommo interesse. cioè, altrimenti chi si sarebbe accorto di non avere la più pallida idea del significato della parola abbrivio, via.
e non pensavo nemmeno di essere in grado di perdermi in corso lodi. ed invece ho fatto su e giù un paio di volte, infilando i miei sandaletti celesti sempre nella stessa pozzanghera. e facendo il giro attorno a piazzale buozzi in entrambi i sensi. approdando infine in piazzale lodi invece che in porta romana. come se non si trattasse di venti metri. come se non fossi della zona da almeno cinque anni. o forse anche più. tutta colpa della torta di compleanno superbuona. o della musica. o della polleria che mi distrae sempre.
a:
innanzitutto vorrei poter precisare che si trattava di disturbi gastrointestinali, non di vile diarrea. cioè, se proprio vogliamo essere triviali, parliamo di cagotto. ma la diarrea no, io quella non la faccio.
vorrei anche precisare che mi sono sì devastata, ma quando ti viene ripetutamente infilato un mestolo colmo di miscuglio random etilico, il concetto di volontà ed autodeterminazione tende un po' a sfumare.
ciononostante: mi sono divertita. viva i morsi. viva i succhiotti. posso vantare l'onore di aver dato l'abbrivio al degenero senza aver apportato la minima macchia alla mia astinenza coatta. e queste sono soddisfazioni. ah, donna virtuosa.
poi vabbè. è un particolare trascurabile se ieri notte alle colonne nel pieno del festeggio collettivo, mentre me ne stavo come un palo, agitando un paio di maracas finte con davvero poca convinzione, completamente straniata ma anche infastidita da tutto quel sudore, sono stata afferrata dal brizzolato occhio ceruleo di cui sotto (un vecchio compagno di corso con cui non ho mai avuto particolari rapporti oltre l'indifferenza e la tolleranza reciproche), il quale mi ha avvolto nel tricolore stile mummia e mi ha dedicato un coro tutto per me.
"a. figa di legno, devi darla! daccela! daccela! daccela!!"
ridere? piangere? essere altrove?
il mondo non capisce. il mondo non è pronto. altro che proselitismo cattolico. ora mi darò all'organizzazione di feste astinenti coatte.
a:
hai voglia di fare festa ma non hai la benchè minima voglia di turbare il tuo equilibrio domestico? semplice. attiva i tuoi contatti. sonda un po' la rete allargata di amici e conoscenti. trova due utili idiote del tutto sconosciute con casa grande, spaziosa, intonsa come un museo (si parla di una immensa libreria soffitto pavimento, completamente vuota se non per una copia di glamour ed una di grazia). chiama amici. dì agli amici di portate amici. organizza alcol bicchieri e tovaglioli. porta un pc + casse. altro?
ok. sa un po' di sequestro. di invasione. le utili idiote potrebbero quasi prendersela. ma non c'è problema. falle bere, falle corteggiare (in fondo le utili idiote sono anche graziosette, idiozia a parte). e chi te la guasta?
a me l'ha un po' guastata il mio rocambolesco stato gastrointestinale. ho passato la giornata a chiacchierare con m, a crogiuolarmi nel lettone sotto la copertina di lana del tb (!!) e a esprimere tutta me stessa chiusa nel cesso. insomma, così morta che quasi non sarei uscita. ma come si fa a dire di no ad una festa in via bellezza. cioè, via bellezza è stato il mio primo domicilio milanese. quando ero una ragazza secca studiosa e fidanzatissima. eppoi come si fa a non voler partecipare ad un atto di amichevole esproprio come quello sopra descritto.
è stato piuttosto divertente. strano, ma divertente.
aggressive mi ha rivelato di aver provato tutte ma proprio tutte le verdure. rigorosamente col preservativo, però. cioè, fidarsi è bene ma...
aggressive dice esprimilo con un fiore. pianta una tenda. fai quello che vuoi, quando vuoi. sei tu la regina.
ma ve l'ho detto che per i miei venticinque anni mi hanno regalato la tenda più automontante della storia? un giocattolino che clamorosamente lanci ed in venti secondi assume una marea di dimensioni in più. fico. non capisco però perchè abbia un diametro di circa un metro e sia progettata per essere portata a spalla, stile zaino. cioè, altro che effetto fantozzi.
prima di andarmene, show. io e m. ci salutiamo e ci diamo appuntamento a ferragosto con una lunga divanata che al di là dell'affetto, è a tutti gli effetti una gara maestrina-allievo all'ultimo morso, all'ultimo succhiotto (ah, bei tempi quelli dei succhiotti). ci sbattiamo al muro. tutto intorno, applausi. cori da stadio. ma che ne capiscono loro? lo sanno che ci stiamo dilaniando le labbra solo per il gusto di farlo, perchè è una lunga storia, perchè è la nostra storia. applausi e cori da stadio ed io mi sento completamente straniata. no, non ne capiscono niente loro. tutto ciò è troppo trisex.
a:
mai voler prevaricare la teoria delle coincidenze. attese a vuoto, aspettative sprecate. la prima metà serata mi è partita così, con un negroni sbagliato tra le mani e inutilità attorno.
il pissing va davvero provato, come sostiene l'ungherese di m.? io mi asterrei. ed in ogni caso tra i liquidi a disposizione preferisco di gran lunga il sangue, non c'è paragone.
allora vogliamo fare ad ottobre? ok. figurati, affare fatto. cioè, ti sono sembrata una che può impressionarsi per così poco? vedremo. solo che ad ottobre tutto sarà diverso. ed io ho la memoria di un pesce rosso.
ma non è irritante circolare con l'amico clone anoressico truccato come te? e la bretella ormai non è vergognosamente so yesterday?
grandi polemiche sul fist fucking. il fist fucking è rigorosamente davanti. e se m. dice che è dietro è solo perchè è invidioso del nostro buco aggiuntivo. viva il fist fucking, viva davanti.
qualcuno mi sopprima il francese malefico, prima che lo getti io dal suo terrazzone superpanoramico. lui e le sue mani dappertutto e i suoi siamo fatti l'uno per l'altra. il nome francois è ormai garanzia di indecenza.
m è un evergreen. m è come l'ho lasciato, ma in senso buono.
stare con lui mi dà vita. avevo bisogno dei suoi discorsi, della sua ironia, dell'intesa.
non sono affatto fotogenica. ma come pomiciante in fermo immagine vi assicuro che spacco di bbrutto.
a:
e tra poco andrò incontro al mio compagno di università preferito. quello con cui nel duemila mi salutavo a forza di p. ed l.d.f. quello per cui mi sono presa una tremenda, fulminante ed acritica cotta. maledetto. con cui ho scritto valanghe di cazzate in formato ppt e mi sono devastata il fegato. ho riso e pianto.
ho dormito un'oretta nel lettone della sister. ho ascoltato w.y.i.n per testarne l'effetto. ho mangiato pesche e yogurt.
sono agitata, non per m, ovviamente. anzi. la sua presenza sarà distrazione e sollievo.
sono agitata per tutto il resto. cambiamenti, novità, stagnazioni. tutto, troppo.
cioè, diciamolo. che ci faccio io sotto i temporali a luglio a milano? i temporali di luglio si vivono al mare. quando inforchi la bici troppo tardi e scappi a casa ad occhi chiusi e rischi la vita.
a:
in ventiquattro ore di solitudine domestica ho rotto un piatto, un bicchiere, una ciotolina da macedonia ed una da supercappuccino del risveglio. e siccome sono particolarmente brillante, ho anche camminato scalza (cosa che qui, tra l'altro, ho raramente il coraggio di fare, causa igiene non sempre ottima). e siccome sono particolarmente fortunella, mi si è pure conficcato un pezzo di porcellana nel bel mezzo del mio piedaccio da bimbo monello.
io ho mani e piedi da bambino di otto anni casinista.
ma il problema non sono i cocci. nemmeno il piede, gia messo in salvo. il problema è quando la sister scoprirà tutto ciò. la fine. la fine. domenica sarò donna morta.
non puoi essere lasciata sola.
no, non posso. è vero.
io ora vorrei uscire. vorrei camminata random sorridente e distratta. ma temo di aver assunto ben più della razione giornaliera di pioggia consentita.
a. con l'ombrello ribaltato alla mary poppins le buste della spesa spaccate ed un casco di banane che fuoriesce dalla borsetta le lenti degli occhiali sgocciolate le scarpe nuove scivolose ed inzuppate che stingono i piedi e la gonna di seta fradicia e smosciata.
oggi avrei abbracciato il mio super-ex-relatore. grazie, grazie, grazie. le voglio bene! ovviamente non ho detto niente di tutto ciò. ma i miei occhioni cuoriciosi immagino trattengano poco dei miei pensieri.
credo che sostituirò il passeggio random con un'intensa serata di cura della casa e della persona a suon di musica iodiota o completamente cerebral-spaccacoglioni. o forse metterò su qualcosa di estremo. tanto per iniziare a celebrare degnamente i rapporti di buon vicinato.
ma come si fa a dimenticarsi di trombare? troppo naif. cioè, dovrebbe essere un fondamentale. eppure.
domani m.in italia, da aggressive, al rocket. come se non fosse passato nemmeno un giorno. non vedo l'ora.
a:
"malditesta. non cambiare, resta com'eri quando ridevamo insieme. non mi dimenticare. la vita è strana e non si sa come finisce. sono felice e malinconica. bacio."
questo è un colpo basso. pulire la memoria del telefono seduta sulla tazza del cesso è pericoloso.
mi manchi. mi manchi. ho voglia di piangere e litigare con te. di fare colazioni rock'n'roll al bar dell'uni coi vestiti della notte prima. di andare ai saldi di h&m e vederti comprare cose improponibili. di andare per locali in bici. il boa ed il lettone. la centrale del latte. i film all'oberdan. i sandali a novembre. l'accappatoio a righe colorate. impossibile dimenticare.
a:
casa improvvisamente vuota. come la mia testolina.
due giorni massacranti. le litanie materne stai dritta con le spalle. la marea di scartoffie da firmare, eventualmente dopo aver compreso ed accettato. il caldo. le scelte ormonali. i numeri di telefono mancanti, maledetta me. l'emicrania. l'aulin, sia sempre benedetto chi l'ha inventato (secondo solo a chi ha inventato i tampax). prenotare un'ecografia quasi come ottenere udienza dal papa. maledette partite della nazionale. maledetti tarantolati tifosi che mentre me ne sto nel letto imbottita di aulin ed abbracciata al ventilatore continuano a farmi casino sotto la finestra, maledetti! e fortuna che a settembre me ne vado via di qui. questo posto sta diventando fastidiosamente modaiolo. questi gggiovani che devono aver preso il mio sotto finestra come il confessionale e lo sai come sono fatta, sono impulsiva, quindi gli ho vomitato tutto in faccia e lui se l'è presa ma tu, tu che avresti fatto fossi stata in me, cioè, davvero, non può pensare e bla bla ed io vorrei dormire o quantomeno sentirmi il malditesta defluire da qualche parte e invece no. cazzi degli altri coatti. e quasi quasi mi affaccio e le dico cara, francamente, sei patetica. ed i cazzi tuoi sono davvero troppo banali per meritare questo volume. tienteli per te. ma poi l'aulin misto al caldo misto forse allo yogurt scaduto fa davvero effetto. tanto che ad una certa mi sveglio sentendo qualcuno chiamarmi. dire il mio nome. o forse no. o forse è in inglese. o forse è un nome maschile simile al mio. o forse non è nessuno. ma di chi è questa voce. maledette erre mosce. maledetti milanesi con le erre mosce. una notevole percentuale, tra l'altro.
sono una squilibrata.
perchè tutti gli adulti con cui parlo finiscono sempre col congedarmi con uno "stia serena, stia bene" ?
a:
perchè ad un certo punto della prima visita, la domanda scatta sempre.
con la mia ultima ginecologa le cose devono essere andate più o meno così: a. cara, hai avuto rapporti? / mmm. no. proprio no. / come scusa?!! / cioè, no. sa, sono secoli... ultimamente non si può proprio dire che... / tesoro, fermati. intendevo, hai mai avuto rapporti?/ ah. aahhh. ora ho capito. sì sì, sì che ne ho avuti, altrochè.
oggi invece col professore emerito: scusi le devo chiedere se posso procedere con la visita. (silenzio, sguardo inespressivo). scusi lei ha avuto rapporti, no? /eh? cosa, come? / no dico, lei non è vergine, no? / eh? ah, no. cioè, scusi. è che mi stavo già astraendo dalla situazione. / mio dio. non si finisce mai di imparare. astrarsi dalla situazione. ecco cosa fanno le mie pazienti mentre le visito. questa me la segno.
in verità, il mio professore emerito è uno spassosissimo burberone. vale a dire: una visita, quarantacinque minuti di risate e sottili prese per il culo. il mio professore emerito è un fico. il corpo è mio. decido io. la verità non esiste. non esistono cure, se non quelle che io preferisco. quelle che mi fanno stare bene, mi rispettano.
insomma, si trovi un bel fidanzato o un uomo da spennare, sia dia alla carriera, alle vacanze, mangi meno cioccolata e se la spassi.
ora sono sollevata. serena no, perchè la scelta giustamente tocca a me. ma ho un paio di giorni per decidere se sgonfiarmi e tornare alla mia prima abbondante.
serena no. anche perchè sorprendo il mio cuore in stato di non completo avvizzimento. grave, gravissimo.
a:
il mio tragitto personal-abituale colonne casa è stato violato. per anni ho percorso via santa sofia a piedi sola soletta facendo bilanci di serate ed abbozzando futuri impossibili. stasera l'idea era di anestetizzarmi in un sorriso ebete e fantasticante con io e te nell'appartamento in repeat.
finchè non è intervenuto il francese malefico. il maledetto francese malefico che sfida inconsapevole la morte con un esordio "ma che bella sorpresa trovarti. cara la mia a., noi ci vediamo proprio dappertutto, vorrà dire che siamo fatti l'uno per l'altra, non credi?" declamato mentre con una mano mi scioglie il nodo della sciarpa e con l'altra si gingilla con gli auricolari.
uomo, tu non sai. tu non puoi proprio. tu sei stucchevole dio mio ed io sto così male e mi sento così esplodere che se sfiori ancora solo un poco il mio nastro di seta a bolloni gialli e blu che ho intorno alla vita, giuro che ti ci strangolo.
io mi sento esplodere. io domani non tratterrò la mia lacrimuccia di rito, me lo sento.
io subisco l'autorevolezza dei professori. dei medici. degli universitari. e soprattutto dei ginecologi.
io subisco l'autorevolezza dei professori universitari medici ginecologi.
io lui me lo immagino barbuto. in età. burbero ed inespressivo.
io già mi sento male.
aprire le gambe, spiegare il perchè di una terapia che non accetti, e nel frattempo giocarsi la carta dell'oltre al danno la beffa - la prego dottore la pillola è inutile, io sono un'astinente!
come chicca finale: ossessione emoboy. è lui o non è lui?
a:
gli avvenimenti delle mie ultime ventiquattro ore dovrebbero essermi sufficienti per la stesura di un agile manualetto sull'incomunicabilità, il fuoritempismo ed il tentennismo in generale. ma anche un sottile piacere nel complicarsi la vita.
perchè alla fine, ho ceduto. sono pessima. non mi so gestire. sono un'incapace. io devo stare ferma. non uscire, non parlare, non lasciare spazio alle tentazioni. cazzo, mi mancano le basi dell'astinenza coatta.
e per colpa dell'incompletezza non mi merito neanche il maiuscolo.
ma la lezione fondamentale è: devo comprare un vibratore.
o, mi porti come souvenir dagli states un fratellino del tuo coniglietto?
trisex
un'etica, uno stile, una ricerca continua
oltre il sesso, un'esperienza a sei mani, tre stomaci
un tentativo, probabilmente utopico, di darsi un nome
il trisex sei tu
tre blogger
a: leale fashion (f)rigida
m: fascinoso nordico egoista
o: passionale possessiva creamy
ricordi
oggi
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