

a:
trovarsi graffi sulla schiena e le spalle. uno addirittura in piena fronte. senza avere gatti in casa. e nemmeno furetti. vette che non raggiungevo dalla prima liceo.
è un ottimo segno, in fondo.
forse dovrei solo trovare qualcuno con cui fare a botte.
domani mami e papi. sono felice. sono un'inguaribile mammona tuttamiele e coccolosa.
a:
è la terza volta in due giorni che esco senza chiavi di casa. altro che wonderwoman. qui sto evidentemente perdendo colpi. la sensazione di cercare a vuoto nel fondo della borsa qualcosa che ormai è evidente non esserci è umiliante, ma anche deprimente.
tuttavia, avere una sorella in perenne chiusone pre-esame comporta anche alcuni benefici. non risponderà al citofono, ma tra fisso, cellulare, e botte contro i vetri, ci sono sempre buone opportunità di riuscire a farsi notare ed accogliere tra le amate mura domestiche.
non so perchè non ho chiamato il teddy bear. avrei voluto raccontargli tutto.
invece ho passato quattro ore acciambellata nella coperta lanugginosa che mi ha regalato poco dopo esserci lasciati.
in giro c'è troppa plenty di post fastidiosamente so yesterday. roba che o. scriveva sul trisex a dicembre 2004.
a:
la serata più flyerata della stagione mi è parsa anche un po' loffa.
ricco, ricchissimo peolpe watching, per carità. ma il concerto è stato solo poco più che gradevole. la visione di questi manipoli di scostumate sedicenni mi ha fatto sentire attempata e bacchettona.
eppoi il genere umano mi ha recentemente deluso, quindi il senso di loffitudine ci stava tutto.
cioè, io che credevo di accasarmi e sistemarmi una volta per tutte.
managgia, fatica sprecata.
scherzi a parte. la delusione c'è stata: mettere le mani avanti è un gesto triste e poco elegante, indipendentemente dal motivo. a vent'anni non si possono mettere la mani avanti. cioè, poi sì che scendono i coglioni. le mani avanti, con tutto il corollario di distinguo e se e ma, possono essere tollerate che ne so, almeno dopo i quaranta.
a vent'anni più o meno si vive e basta. e quel che succede succede. e chissenefrega se va male o bene o un po' tutte e due.
c'è troppa triste vigliaccheria. ma l'importante, è starne bene alla larga.
e buona notte.
a:
oggi, dopo aver fatto le corse col carrello nel parcheggione ed aver fatto incetta di frutta e verdura di stagione, ho visto o.
era la cassiera. non era o. ma è come se lo fosse. le stesse mani, lo stesso modo di muoverle. gli occhi, la forma del naso. il taglio di capelli con cui la ricordo. gli zigomi le gance e la carnagione scura.
eppoi le labbra. lo stesso morbido disegno delle sexy labbra di o.
è stato piuttosto strano.
a:
che noia. i giovani d'oggi sono tristemente prevedibili. ma anche prevedibilmenti tristi.
mentre io valgo.
uffi. non supererò mai il t.b.
mi sono addormentata con le lenti addosso. mi si sono incollati gli occhi, e non ne valeva proprio la pena. non è valsa la pena neanche abbandonare le mie quattro persone amiche.
non ne vale mai la pena.
stamattina recupererò tutto il tempo perso con la sister. olè.
o:
sono qui da sola. ufficio deserto. mi preparo per lavorare all'ennesimo evento, probabilmente l'ultimo. la signora delle pulizie e` sempre triste, non sorride mai. nessuno le parla, anche perche` di solito non c'e` nessuno quando lei pulisce. ieri sera l'ho beccata che parlava da uno dei telefoni del nostro ufficio in spagnolo. ovviamente non l'ho detto a nessuno. adesso invece parla al suo cellulare, penso sia dominicana. chissa` se fa chiamate internazionali di nascosto.
dance africa e` potente e pieno di energia, colorato e variegato. tutte le eta`, corpi diversi e tutti bellissimi. il coreografo santone che predica pace, amore e fa abbracciare a tutti i propri vicini di poltrona e fa prendere tutto il teatro per mano in una gigantesca catena. e l'omaggio agli ancestors leggendone i nomi uno per uno mentre sfila una sorta di processione di candele. bambini piccolissimi, donne culone, un personaggio che ballava su trampoli di vimini o qualcosa del genere. l'inconfondibile accento afro-brooklynense.
issues molto serie con il visto per il mio adorabile amico giapponese, potrebbe dover lasciare il paese fra qualche settimana e dalla settimana prossima ufficialmente non puo` piu` lavorare, quindi nemmeno essere pagato...
a casa la coppietta etero ha deciso di darsi al tedesco e all'italiano. gli e` presa cosi`. boh.
ho mandato una application per un lavoro che inizia tra due working days. quindi nessuna speranza di essere presa, ma almeno sento di aver fatto qualcosa, di essermi smossa un attimo, di essere uscita dal torpore e dalla negazione della mia condizione di imminente disoccupazione. piccoli passi. molto piccoli.
a:
ormai mi sto specializzando nel presenzialismo pre-concerto non finalizzato ad alcun ascolto e/o visione. momenti inutili, se non per incontri random. tipo rebecca, la donna che in adolescenza prendeva l'autobus con thom yorke (come chiunque provenga da oxford è ragionevolmente in grado di sostenere, del resto): quindici minuti di intensa e intima conversazione, più di quanto avessimo mai totalizzato tre anni fa, quando siamo state per brevissimo pseudo colleghe. o tipo gianma. che questa volta non mi ignora. ha perso il telefono. e dice di aver composto numeri a caso negli ultimi tre mesi alla ricerca del mio. fisso e cellulare. un'illuminazione o una botta di culo. ma mai niente. la verità è che è sempre più improbabile. sempre più il cugino di secondo grado tutto matto. anni luce.
ebbrezza non etilica o non soltanto. dormire. calmarsi.
che palle, domani è ancora giovedì.
passare in via orti fa bene e male. la stufa che non scalda. il pavimento che scricchiola. le finestre coi buchi. le pareti ammuffite. quella sì che era una casa.
o:
ma per caso qualcuno si e` accorto che bobo craxi ha un posto da sottosegretario agli esteri nel neonato governo prodi? cioe` tutto quello da cui abbiamo cercato di scappare e svincolarci negli ultimi tre lustri non solo non e` scomparso, non solo e` sopravvissuto grazie a trasformismo e viscidume as usual, non solo non e` riuscito a farsi eleggere con le proprie forze (bobo e` stato trombato e il suo partito non ha ottenuto nemmeno un seggio), ma ce lo ritroviamo pure con un incarico di governo. non ho parole. sto perdendo la speranza. per non parlare dei deliri di silvio & co. che continuano a fomentare un clima di inquietudine terrificante, senza nemmeno accennare ad abbassare i toni, contenersi ed accettare il fatto di non aver piu` l'italia in proprio potere. temo il colpo di stato. un colpo di stato messo in atto delicatamente, quasi impercettibile, non certo militare: una cosa del tipo "te lo metto nel culo, ma con la vaselina". bugie, distorsioni, manipolazioni. aiuto. saremo mai un paese civile? quando smetteremo di essere lo zimbello d'europa? se continua cosi`, penso che non saro` in vita per vedere quel giorno.
dopo questo sfogo ho una confessione da fare: ho visto the da vinci code, ma solo perche` era gratis, giuro!
a:
la mia mano smangiucchiata e nervosa è stata pietosamente tagliata dalle foto. buono.
stare in un ufficio tutta sola è deprimente. l'open space gran caciara era davvero meglio. cioè, impossibile concentrarsi, ovvio. ma almeno avevo un po' di contegno nel gridare fottiti stronzo subito dopo aver attaccato il telefono e subito dopo aver ricevuto l'ennesima richiesta impossibile/incomprensibile. mordicchiavo meno le penne. meno attacchi di sconforto. più gossip. cose così.
non ho ancora portato in cura la mia bici forata.
la cosa divertente è che ora mi invitano a prendere il caffè o addirittura il pranzo persone come dire, diverse. ho fatto l'upgrade. è tutto troppo film. ridicolo.
ho paura di aver dimenticato come si cucina.
ho meschinamente frugato tra le pagine web viste di recente da babbo natale vale a dire il mio temporary capo che attualmente ho l'onere di sostituire. ebbene, niente materiale pedopornografico. solo una fracca di siti di proposte di lavoro / invia pure il tuo cv. come siamo tutti uguali. stesse ansie, stesse pseudo cure. io, ovviamente, ho preso nota di tutto. ho dato un'occhiata. ed ora sono molto più serena. eh eh.
il fatto è che ho paura di esserlo veramente, finalmente.
cazzo, sto ricominciando.
stasera in vita, sia mai che mi metta a pensare per davvero.
m:
è probabilmente passato inosservato nel mare di passione loquace delle mie coblogger il piccolo commento di una lettrice riconoscente e fin troppo modesta. aldilà dei complimenti toccanti, apprezzo particolarmente il richiamo al fatto che il trisex sia un'opera corale scritta a sei mani ma con uno scopo unico - particolare non indifferente che noi stessi dimentichiamo troppo spesso. l'obiettivo di questo spazio era quello di unire la complementarietà di tre pensieri in un'unica triade di etica, stile, ricerca continua. insomma, far trasparire presso persone sconosciute dell'infinità virtuale quella piccola cosa in più che si crea quando mettiamo insieme le nostre personalità. avevamo la pretesa di poter creare, grazie alla nostra unione, un qualcosa di utile e, almeno per una persona, ci siamo riusciti.
e poi mi sa che nessuno aveva ancora avuto il tocco di genio di parificare trisessualità ed androginia. mi piace.
a:
solo stasera, con il quattrocchi ed una birra, ho capito che simpatico casino ho combinato.
mi sento colpevole.
mi sento che i non credevo non sapevo non immaginavo reggono sì, ma fino ad un certo punto.
come se qualcuno dicesse a noto: tu sei noto, ad aggressive: sei aggressive o a mamma a.: signora, la sua bambina scrive su un blog chiamato trisex" (secondo me la mia mammina capirebbe, cioè, ha uno spiccato senso dell'ironia) (per quanto riguarda aggressive, temo non gradirebbe, invece).
non c'è molto da immaginare, via.
comunque. farsi i cazzi propri, in generale, è sempre buona cosa.
ed adesso tento di scoprire una volta per tutte se i b&s mercoledì sono gratis davvero davvero.
nel frattempo, mi sento colpevole. (e chiedo scusa).
a:
qui la situzione si sta facendo un tantino snervante. va da sè che tutto ciò sta colmando di gratificazione il mio lato autolesionista. che probabilmente non potrei chiedere di meglio. che non posso osare lamentarmi. che troverei motivi per lamentarmi in ogni caso. che è sempre meglio non pensarci. la parola chiave, come al solito, è distrarsi.
la sister è tornata single. ed io che credevo che questa volta sarebbe durata. brindiamo con caffè e panna. gli uomini sono tutti aridi e /o pigri (?). e se proprio si deve, meglio pigri che aridi. ma magari tra una settimana riprendondo. chi può dirlo.
il lunedì è uno shock necessario. terapeutico.
a:
in realtà quella delle foto caloriche è stata solo una breve parentesi.
in effetti, ho trascorso le ultime ventiquattro ore a camminare a zonzo, ascoltare musica, dormire in piedi e, soprattutto, a fare l'allegra cogliona di fronte ad interrogatori e facili ironie.
tutto sommato, è stata un'ottima giornata.
ed ora vado finalmente a dormire sul serio.
a:
dopo il progetto sul cibo salutista, adesso ci tocca quello sulle porcate caloriche.
mi sveglio dal mio sonnellino pomeridiano e casa a. è completamente invasa da biscotti, caramelle, lecca-lecca, cioccolata e surrogati. tutti di ottimissimo livello. si parla di un discreto numero di cioccolaterie e pasticcerie svaligiate del loro meglio. l'effetto complessivo sarà presto disgustoso, ma per il momento è tutto piuttosto divertente.
peccato solo che, ancora una volta, debba essere coinvolta in questi maledetti still life.
la mia mano da bambino pestifero di otto anni con un bastoncino di cioccolata superdecorato, in procinto di essere pucciato in una non ben identificata bevanda marronciastra. io che non riesco a non tremolare. la sister mi cazzia. inclina più il braccio. io rido. la sister mi cazzia. stai fermina. scatti su scatti. tremo sempre di più e mi viene troppo da ridere. assaggia questi wafer, sono spettacolari. mettiti quel vestito, pettinati i capelli. sezionami quel biscotto. bravissima, ecco, così. spargi sul piattino fave di cioccolata.
nausea e capogiro. ci saranno ventimila calorie solo in metà del tavolo. che dire: rimpiango il periodo di integratori e bevande sostitutive e latte di soia ed altre amenità di estremo rigore.
o:
teatro per riflettere sulla strage della columbine school, e non avrei mai detto che sono gia` passati sette anni. lacrime in abbondanza, nonostante fosse una produzione poco piu` che studentesca.
ancora amare considerazioni su questo paese malato in cui sto spendendo un po' del mio tempo: ci voleva una donna svizzera per girare "the short life of jose antonio gutierrez". ho pianto a fiumi anche li`. si tratta di un documentario sul primo militare usa morto (per "fuoco amico") in iraq nel 2003, che manco a dirlo era un guatemalteco immigrato illegalmente, arruolatosi nella speranza di ottenere al piu` presto la carta verde (nemmeno la cittadinanza vera e propria).
sono troppo emotional, forse per via delle mestruazioni appena trascorse. nell'ultima settimana ho alternato momenti di profonda commozione ad altri di odio pieno nei confronti dei bersagli piu` svariati.
non sopporto lo snobismo da quattro soldi di chi fa finta di non vedere. non sopporto chi non e` capace di ironizzare sul proprio lato sfigato e si prende troppo sul serio, atteggiandosi da 100% cool.
una cena super classy in un minuscolo appartamento al village (ovviamente west, si` insomma, greenwich). un tetto con vista su tutto il sud della citta` e oltre, dal new jersey alla williamsburgh savings bank. pensare che un tempo da li` si vedevano benissimo le twin towers... la collega di corso ha sorprendentemente una faccia mai vista, milanese acqua e sapone, molto carina, molto delicata nei modi, voce piccola. lavora con sbc, gg e tutta la cricca. qualcuno sboroneggia con aria casual, vantando i 5 cosmos offertigli dal numero due. a me piace la gente genuina. e non amo le doppie triple quadruple facce. tornando a casa la seconda serata si e` svolta su un altro tetto, decisamente piu` modesto, ma rassicurante, cozy, pur non avendo nemmeno un abbozzo di parapetto. la lesbona dominatrix mi ha suggerito di mollare il mio lavoro da fame perche` secondo lei ho un potenziale futuro nel suo ambiente. solo perche` mentre il mio roommate pisciava in una bottiglia di corona i was yelling at him "don't spill around! not even a single drop! i want it all in the bottle".
fumare. bere. lavorare. sonno. altri film. altre risate. negazione totale del futuro.
a:
ad un anno dalla laurea, più cerco di tenermi lontana dall'effetto nostalgia, più gli eventi remano contro.
ed eccomi a leggere la mail strappalacrime di questo tizio apparentemente giapponese o forse solo limitrofo (e qui devo ricordare che sto citando il quattrocchi e le sue sterminate conoscenze geografiche) che si sta pigliano un onesto bachelor of recording arts a berlino e che striscia ai miei piedi in cerca di un misto tra effetto pena e simpatia. questo giapponese/forse solo limitrofo dice di aver saputo dal vecchio e famoso pianista tal dei tali che io ho fatto un ottimissimo lavoro proprio sullo stesso argomento che egli stesso si sta accingendo ad affrontare. che la ricerca delle informazioni è difficilissima. che i tempi sono brevissimi. che in cambio mi metterà nei ringraziamenti (mmm... questa sì che è un'argomentazione convincente) e mi citerà ora e per sempre come fonte imprescindibile (ma offrirmi una settimana a scrocco a berlino no, eh?).
come ex tesista so che ricevere risposte, anche inutili, a questi tentativi di estrema disperazione magari non serve, però tira su il morale. qualcosa che infonde ottimismo sulle possibilità di collaborazione e confronto tra esseri umani.
insomma, come gesto di civiltà, sarei tentata a rispondergli. ma il problema è: che gli dico?
che in un anno sono diventata una sporca capitalista iperattiva. che ho rimosso tutto, rinnegato me stessa, che mi trovo a smazzare milioni di euri e il mio obiettivo nei prossimi due anni è diventare country manager di qualunque cosa?
che ho scritto una tesi bellissima e commovente. che quei sei mesi sono stati duri ed entusiasmanti. che ci sono un sacco di persone gentili che hanno aiutato me e potrebbero aiutare anche lui. che ho prodotto la migliore traduzione italiana della grounded theory al momento esistente? (ma credo che del mio metodo di indagine empirica lui se ne freghi altamente...)
che, appunto, è tutto in italiano e che, quindi, credo sia tutto piuttosto inutile per un giapponese/ o forse limitrofo che studia a berlino?
che gli traduco in inglese i pezzi critici (ah ah.... tipo, potrei farlo tra le tre e le quattro di notte...)
che vorrei avere l'indirizzo del vecchio e famoso pianista così lo accoppo personalmente (ma poi che ne sa lui che ho fatto un ottimissimo lavoro?!).
cazzo. che faccio?
ma perchè vado a frugare nella mia spazzatura?
a:
ed arriva il lunedì mattina e scopri che sei nei guai. un ufficio tutto e solo per te. nessuno che sa o può aiutarti. solo fogli di appunti disordinati. tre sistemi che conosci a mala pena. miagoli nel buio e ci sono giusto ottantasettemila euri e rotti che ti pendono sopra la testa e tutti si aspettano che tu sappia perfettamente come e dove piazzarli.
voglio tornare a tradurre senofonte. quelle cose idiote e noiose.
ed invece mi tremano le mani. più le lavo, più le sento sudaticce ed appiciccose. muscoli tesi. vorrei dare testate contro lo stipite della porta del bagno. vorrei affogare nel cesso. non riesco a mangiare, non riesco a bere, non riesco a pensarmi fuori da lì.
ma quanti sono ottantasettemila euri? ma lo sanno che io ogni mese rischio di andare in rosso?
e nonostante tutto, non faccio una piega. e nonostante tutto, la prova del nove alla fine mi dà ragione. poi domani sarà peggio. per non pensare a dopodomani.
non pensare. distrarsi. diversificare.
sto cercando di ricordare quel profumo. non mi è del tutto chiaro se mi piaccia o no. forse dovrei risentirlo.
a:
la t di tom sachs stampata sulla pelle della schiena è stato l'unico buffo inconveniente del mio pic nic sull'erba umida. no zanzare. no usuali bubboni da microinsetti. no faccia paonazza. no cani invasivi. puro cazzeggio domenicale tra abbiocchi e gossip di terza mano. con la vaga sensazione di essere qualcosa tra il barbone e l'innovativo. mentre tutti erano svaccati su teli o stuoiette, noi eravamo stese su un ordinatissimo puzzle di free press. rodeo. urban. mousse. cose così. confermo che lo spessore della carta regge benissimo l'umido di diluvi notturni. peccato per lo spiacevole effetto trasferello. assolutamente temporaneo, c'è da dire.
ho sonnissimo.
non ho voglia di rimettermi a cercare l'appartamento. piuttosto, ho voglia che sia domani. ho voglia di essere a lavoro. l'unico luogo dove essere nati negli anni ottanta costituisce ancora una preziosa rarità.
adoro essere trattata da bambina speciale.
a:
sonno, pioggia, sold out, mutismi, acidità diffusa e gratuita, sguardi da evitare. uscire di sabato richiede impegno e determinazione.
d'altro canto, ho imparato una parola nuova, bellissima (divanarsi, vale a dire slinguarsi con l'aggiunta di non so quali attività collaterali, però), ho assistito ad un racconto di estremo romanticismo, roba da paralizzarsi ore in sorriso ebete, ho barattato un concerto molto probabilmente pacco con un sashimi. cose così. poi mi è passato il sonno, mi sono messa la giacca in testa per non compromettere la parrucca ed è stato piuttosto divertente. i mutismi si sono distesi. l'inappetenza non è un problema poi grave. gli sguardi si evitano e basta. è una cosa meschina, via. salutarsi sarebbe civile. ma tant'è. anche perchè scopro che per il resto del mondo il saluto diventa sempre più una pratica tra pochi intimi.
ecco, questo volevo dire: con l'acidità in default non riesco proprio o pacificarmi. c'era mestruo collettivo stasera? metereopatia. la luna piena. boh.
in fondo è una semplice questione di civiltà, mica si richiede un particolare sentimento, via. un sorriso da allegra cogliona e passa la paura.
a:
ormai non ho più sonno. faccio colazione. appena ci siamo incontrati, il tizio che lavorava ha detto buongiorno, io buonasera. non sono più ubriaca. non cè più alcun venerdì da festeggiare. maledetti studenti del berchet che al sabato vanno a scuola.
alla fine è stato quasi divertente. l'amico francese collassato da sollevare di peso. ma anche l'idea di essere stata mollata lì come una cogliona. cioè, mi immagino sto pischellino che mi dice esco un attimo ma in realtà se la svigna a casa. cioè, se fosse davvero così, sarebbe il mio idolo da qui per almeno i prossimi trent'anni. non che l'abbia aspettato, suvvia. però si tratterebbe, qualora le mie supposizioni avessero un minimo di fondamento, di un gesto davvero fico. bastardo. oltre il minchia minchia e botte.
ma forse, come al solito, sto semplicemente sovrastimando il prossimo.
comunque.non ho nemmeno un grammo di sonno. potrei mangiare cereali all'infinito.
i francesi ubriachi sono molto, molto molesti. o magari si portano dietro solo un po' di nodi irrisolti sui menage a trois.
ho bisogno di dormire almeno fino all'una.
elettroencefalogramma piatto. la timidezza ad una certa età non ha più alcuna scusante.
tutto ciò non è valso la spilla che ho perso.
vorrei dire a quello che stasera mi ha dato della stronza che è davvero troppo facile liquidarmi così.
insomma, in due parole: astinenza coatta.
più sindromi per tutti.
a:
il nostro audit ha riportato lo score più alto d'europa. complimenti in conference dalla director in persona a tutto il gruppo (composto da ben due invididui, quali babbo natale + il piccolo aiutante di babbo natale, vale a dire la sottoscritta).
che dire: come tarocco io, non tarocca nessuno. e queste sono le vere soddisfazioni. cioè, mal che vada posso sempre riciclarmi nel business delle truffe, un settore mai in crisi, tra l'altro.
stasera mi ubriacherò in onore di questo incredibile successo. (la cosa inquietante è che questo è un vero successo, soprattutto in un'azienda di acuti americani patiti per la forma, mentre la sostanza può pure andare a farsi benedire).
ho voglia di spalmarmi sul letto. poi di andare in vita mondana.
a:
la visione di gianmaria broccolantesi la fotomodella era da interpretarsi come pessimo, pessimo segno.
sono avvilita.
scenari da esame di diritto privato. rogne. compromessi. servitù attive e passive. come ho potuto pensare che comprare quel delizioso appartamento in porta venezia fosse così semplice?
mi sento di aver buttato mezza giornata di ferie.
mi sento di aver buttato quei due / tre sogni che hanno avuto come main topic il mio appartamentino potenziale.
mi sento male.
e da domani, upgrade professionale.
altro motivo per sentirsi male.
o:
io gli chiedo perche` la vita e` cosi` ingiusta fino ai dettagli piu` insignificanti. e il superiore migliore che ci sia mi dice che sono giovane, sono una donna bianca, sto facendo esperienza all'estero, parlo le lingue, sono brava e carismatica, e qundi posso fare tutto quello che voglio nella vita.
don't play the victim, mi dice.
se solo sapesse quante volte l'ho sentita quella frase.
fosse facile, gli dico. non basta avere potenzialmente le carte in regola. ci vuole di piu`. ma non so bene cosa. ci fumiamo una sigaretta insieme sotto il cielo grigio. e mi confessa i suoi dilemmi e le sue insoddisfazioni.
a:
fragole, kiwi, banane. pane di segale. rotelle haribo con cui ingozzarsi assieme al mio nuovo simpatico mentore davavanti al pc. carta igienica. sono in coda al pam e sto per compiere un atto meschino, ma non sarò la sola.
alle mie spalle qualcuno parla evidentemente di cagate. parla strascicato, indolente. sembra in inglese. impossibile sbagliare: questo è gianmaria. mi volto. ed eccolo, improponibile come suo solito. solo che accanto, molto accanto a lui c'è questa tizia polocca o ungherese o comunque figa e bionda, un altro fuscello di almeno uno e ottanta. non riesco nemmeno ad abbozzare un sorriso. mi muore prima. vorrei scivolare tra cicche e rasoi.
mesi di latitanza, lo incontro per caso, e come lo becco? a fare il coglione con questa.
ha senso tentare di spacciarsi come una meno infelice, meno insicura e meno piagnucolona alle diciannove e trenta senza passare per casa, con una spesa imbarazzante da imbustare, un paio di ballerine che sbucano dalla borsa, fronte e naso lucidi, le solite occhiaie in default?
ha senso dire dai ci sentiamo, usciamo per la solita birra e fingiamo che non ci sia niente, quando c'è in mezzo sta bionda che non capisce una parola ma fa troppa presenza e vorrei scomparire?
ma chi diavolo è poi sta bionda? ma poi non si accorge che gianma è davvero troppo basso, perfino per me?
comunque, no.
atto meschino.
mi volto, un'occhiata. un'altra. niente. imbustare con precisione. prima il pane, poi le fragole.
anche gianma mi ignora. o forse proprio non mi vede. cioè, la tizia era davvero tanto figa.
m:
ecco fatto, oggi mi sono impegnato a rimanere al mio posto fino all'estate 2007. i brillanti progetti di partenze invernali per i posti più assurdi dell'universo sono scomparsi nel nulla davanti a prospettive professional-salariali difficili da rifiutare. lo so già che vorrò impiccarmi quando arriverà dicembre, che la mia vita si limiterà ad una routine spaventosa. perché sono così debole? perché sono come tutti gli altri? ormai mi sono trasformato nel prototipo dell'office-boy, pantaloni neri e camicia rosa. finché non hai un lavoro, fai tutto per trovarne uno. poi, appena ce l'hai, pensi subito a lasciarlo. il paradosso della mia vita da fuggiasco, sempre nell'aspettativa di cosa succederà dopo senza sapere godermi quello che ho.
meno male che tra poco più di due settimane mi rilasserò su una spiaggia del mar rosso. ieri sera ho prenotato una piccola mud-hut nel complesso più hippie di tutta la penisola del sinai. un luogo tenuto da una coppia new-age ambientalista, senza elettricità, dove vivi in armonia con la natura meravigliosa, dove i rapporti sono basati sulla fiducia e tutto il cibo è in comune. saranno quattro giorni senza orologi o cellulari, in cui parti all'alba per fare un giro in dromadario e torni per ammirare le luci del tramonto e chiacchierare a lume di candela. il paese dei faraoni e di cleopatra mi aspetta, non vedo l'ora di meravigliarmi del caos del cairo e dello splendore dei coralli. tornerò riposato ed abbronzato, pronto ad affrontare la prima estate della mia vita da passare in ufficio. egitto, eccomi.
a:
ieri ho peccato di ybris.
mi sono vantata di non avere riportato nemmeno una lineetta di febbre dai tempi della quinta ginnasio, quando, pescando alla cieca nelle mensole della sister, ho scoperto jack frusciante è uscito dal gruppo, consumandolo in una mattinata.
in più a lavoro versiamo in condizioni come dire, comiche: una dimissionaria, due ricoverandi ed un gruppo di auditor americani pronti a farci le pulci per ogni minima imprecisione in arrivo la prossima settimana. e per fare proprio la simpaticona, visto che mi trovo a dover sostituire il mio nuovo mentore in una prima vera mansione di responsabilittà, estremamente delicata, senza che abbia ricevuto alcun tipo di training adeguato (maledetti ricoveri coatti!!), ieri ho passato la giornata a dire che mi sarei messa in malattia per due settimane per togliermi dai piedi americani e lavoro nuovo allo sbaraglio in un colpo solo. (potrei stare un po' più zittina a volte, solo un poco, via!)
aggiungere che ieri notte sono uscita senza calzette ed ho anche sfidato l'umido del prato irrigato del magnolia.
senza contare che ho mangiato e bevuto come una stronza.
sono andata a nanna alle due e quaranta puntando la sveglia alle solite sette meno un quarto (calcolando il tempo per stendere la lavatrice, ristrutturare la faccia e raccogliere tutte le riviste di annunci vendo casa) (a cui rispondere rigorosamente in orario di lavoro).
con queste premesse era davvero inimmaginabile svegliarsi con gli occhi rossi e lucidi. col naso che neanche il mister muscolo idraulico gel sarebbe in grado di sturare. con tanto di tachicardia. addirittura senza appetito. e nemmeno sete.
ma io sono testarda. sono andata in metro. e se mi guardavano tutti era solo perchè avevo un outfit da favola, non perchè sembravo una malata terminale vestita a festa.
sono anche arrivata a lavoro in anticipo
e sono anche stata rispedita a casa dopo un'ora e cinquanta minuti: non abbiamo bisogno di martiri, nè di untori.
ed eccomi. febbre, raffreddore, spossatezza, senso di vaghe vertigini. un weekendino coi fiocchi, non c'è che dire.
giuro prima o poi imparerò a tacere, lo giuro.
a:
credo di aver perso qualche diottria. sicuramente qualche neurone.
oggi ho toccato il punto massimo della mia carriera professionale. in vista dell'audit da parte degli americani cattivi, pignoli e scassaminchia, ho trascorso tutto il pomeriggio a taroccare sales plan ed altri documenti importantissimi e superconfidential con il costante fiato sul collo della mia capa notoriamente afflitta da uno spaventoso complesso della prima della classe. maledette visite a sopresa. tutto perfetto e coerente entro lunedì. non ci sono alternative. tutto il resto perde di priorità fino a nuovo ordine.
un fine lavoro di trova la penna giusta. trova il colore, scova l'inchiostro. imita la calligrafia.
alle sei ho scritto 23 dicembre 2006 di fianco alla firma di pinco pallo a sigillo del goal setting di panco pillo.
alle sei e cinque ho scritto invece che l'allignment di non so chi e stato accettato e controfirmato il 30 febbraio 2006.
alle sei e quindici ho iniziato a ritaroccare i miei taroccamenti.
temo mi siano rimasti al più quattro giorni di vita.
ma la colpa non è mia: perchè diavolo nessuno mi ha creduto quando per sottrarmi a questa incombenza ho addotto come scusa il fatto che non ho mai fatto firme false nè tantomeno taroccato giustificazioni al liceo? giuro che è vero. ero brava ed onesta, prima che il lavoro mi corrompesse.
a:
l'idea è di piombare in un sonno comatoso entro la prossima mezz'ora.
è stato un fine settimana intensissimo, con un retrogusto vagamente universitario. la crepe con marmellata di arancia casereccia (non ho la minima voglia di sbattermi alla ricerca di un accento circonflesso, perdonate la mia pigrizia) alle quattro e trentotto al nostro festino privato notturno con ospiti dal tamarro viterbese lavorante in merchant bank fino allo stilista francese di accessori di marc (grazie, stronzo di un selezionatore del plastic domenicale per averci lasciato fuori, senza il tuo pessimo gusto tutto ciò non sarebbe stato possibile). un intero isolato fatto in retromarcia in stato di ebbrezza avanzata. gli aperitivi alle due basiliche manco fossi matricolina. concertini della scena intesa in senso proprio. la mayday parade fatta al contrario con puzza di birra ed ascella cipollosa in cui incontro mezza università. persino rosangela, che saluta tutti e mi dice che ora sì che le sembro stare benissimo (commento che mi perplime un tantinello... sbaglio o non ci si vede da un anno esatto?). orette di yos mentre pedalo o sculetto in palestra. camminate a zonzo con il sedere congelato. cerco un monolocale un po' tipo la fondazione prada. insonnia ed occhiaie. come si scopre il pin della propria carta di credito? mucchi di vestiti da lavare e stirare. cane e gatto con la sister. la bici si è di nuovo forata. lo scarico del cesso si è rotto ancora. il rubinetto del lavandino perde. e i carciofi hanno fatto la muffa.
io ho sonno.
trisex
un'etica, uno stile, una ricerca continua
oltre il sesso, un'esperienza a sei mani, tre stomaci
un tentativo, probabilmente utopico, di darsi un nome
il trisex sei tu
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a: leale fashion (f)rigida
m: fascinoso nordico egoista
o: passionale possessiva creamy
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