

o:
ma sì, ero piuttosto ciucca ieri sera.
devo dire che negli ultimi giorni mi sento viva. mi lascio trascinare dal vortice degli eventi. tra alti e bassi, sfighe prese con pazienza e autoironia e momenti di allegria.
a:
non mi sto annoiando, questo è certo.
piuttosto ho la faccia di una con un buon numero di ore di sonno in arretrato. in effetti stanotte non ho chiuso occhio. che dire, dopo aver riconsegnato alla loro abitazione la mia dolce e brilla o e il suo ospite dai riccioli d'oro (certo che noi due se non siamo scortate da un faccia-d'angelo-biondo-occhiazzurri-attiracazzi, non siamo contente, vero? m, attenzione che qui ti stiamo già rimpiazzando!) mi sono intrattenuta nella disperata ricerca di un misero pertugio in cui mollare la trisexmobile, ma niente. zero assoluto. in compenso, da svampita donna al volante quale sono, ho dimenticato di considerare il senso della spia arancione accesa sul cruscotto con su disegnata una volgarissima pompa di benzina. ho pure dimenticato lo sciopero di oggi. quindi la trisexmobile se ne sta a secco, in divieto, con una ruota sul marciapiede e mezzo musetto so eighties che sporge sulla strada. e sono soddisfazioni.
arrivata di fronte casa apprendo con piacere di aver lasciato le chiavi da qualche parte in macchina. e quindi dietrofront. sotto il diluvio, ovviamente.
dopodichè passo tutta la notte nel mio lindo oltre il sopportabile bagno con convulsioni al pancino.
poi stamattina ricevo mail di cordiali insulti da tizio discretamente importante per il senso della mia tesi. e anche queste sono soddisfazioni.
come dimenticare poi le immancabili e reciproche aggressioni mattuttine con la sister?
però dai, basta fare la vittima del mondo: ieri mi sono proprio divertita. festa non speciale. e però, mi sono divertita. sarà che ho rivisto personaggi significativi. sarà che o alla fine era discretamente ciucca e parlava senza alcun freno (non che in generale, ne abbia, per carità...) dicendo cose abbastanza imbarazzanti e spiazzanti. sarà che vedere le facce e le reazioni altrui era uno spettacolo imperdibile. insomma, ho riso di gusto.
finchè l'oggetto dello straparlare non sono diventate le mie povere piccole timide tette. ma qui sorvolerei. le mie tette vengono tirate in ballo davvero troppo spesso. magari un giorno o l'altro, prese per estenuazione, decidono di andarsene, o di ritirarsi. poi quelle si che diventano disgrazie serie.
il top devo dire che è la reazione del maschio ventenne medio alla domanda di o : "mi consigli qualche bel porno significativo?". chissà perchè sono tutti così privi di consigli. nei primi cinque minuti, però. perchè quando poi il ventenne medio si sbottona...
comunque. bilancio della serata:
è ufficiale: l'uomo senza quid, è davvero senza quid. per niente stiloso. anzi, piuttosto banalmente e prevedibilmente milanese sinitroide. di quelli che il berchet sforna annualmente senza economia. ormai mi sono rassegnata. infatti, non ho più le turbe. e questo è buono. peccato solo per l'eccellente materia prima sprecata.
non potrò mai fare la pornoattrice. per motivi abbastanza ovvi, che mi tedia dover ribadire. e neppure la pilota di formula uno. e qui i motivi sono ancora più evidenti.
se o continua ad insinuare sotto i fumi dell'alcol il mio presunto interesse per un essere buffo, incomprensibile ed antisesso, io impazzisco.
però è stato dolce rivedere e riabbracciare l'essere buffo, incomprensibile ed antisesso.
non guarderò mai più film che parlano di radio. d'ora in poi, solo pornazzi a scopo didattico.
mi manca la mia mamma.
e questo lo scrivo solo per scoprire se l'alfonso signorini della scena ha problemi particolari con i ditalini, le ragazze mammone, o semplicemente con l'abbinamento mamme-ditalini.
comunque, lo facevamo tutti un po' meno conservatore di così. e ritrattare non vale mica, troppo facile.
a:
cominciavo a temere che gli alieni mi avessero rapito m. e invece no.
però rivoglio la foto di prima. decisamente molto molto molto meglio.
e poi quell'azzurro dietro mi indispone.
o:
ma perchè capitano tutte a me? oggi cercavo placidamente di aprire la lavatrice come faccio, con un gesto meccanico e ripetuto infinite volte, da ormai quattro anni e più. ma la signora elettrodomestica non era dalla mia. le macchine si ribellano agli uomini con gesti suicidi: la nostra vecchia (nonchè fino ad oggi fida) washing machine ha deciso di non aprirsi, forse per sempre, lasciandomi in mano l'inutile ma indispensabile pezzo di plastica che ne compone la leva-maniglia.
e in università i tutor dell'aula computer mi hanno cortesemente minacciata di denuncia ai servizi informatici, causa l'innocua consultazione di articoli sociologici sulla pornografia. attention, please: non stavo visitando siti porno, ma leggendo saggi (a volte anche piuttosto tediosi) sull'argomento, peraltro pubblicati dalle più prestigiose e autorevoli riviste mondiali. sembra che sia necessaria una specifica richiesta di autorizzazione per la consultazione dei suddetti materiali... ebbene sì... a quanto pare la sociologia è scabrosa.
ma il clou è stato l'invito ad effettuare le mie ricerche, se proprio devo farle, su qualche pc "in fondo all'aula", "nascosto", insomma imboscato... che mondo bigotto e puritano. che scandalo! beh, cari tutor, il consiglio che vi dispenso è il solito: fatevi una vita, invece di realizzarvi nel meschino mestieruccio di tiranni dell'aula informatica!
(e mettete da parte quell'aria da misericordiosi "avremmodovutosegnalartiaiserviziinformaticimaperquestavoltalasciamocorrere")
in tutto ciò la mia suocera latina pensa che io non sia all'altezza del suo figliuolo: ho la faccia da fighetta, gli occhi troppo lontani e poteva trovarsi un'italiana più bella... grazie a lei, e anche a lui che ha pensato bene di riferirmelo... sono soddisfazioni.
a:
ok, prendiamone atto, non sono più la macchina da guerra dei vecchi tempi. sono piuttosto un 'alice nel paese delle meraviglie che si perde in trenta oscuri metri quadri, se ne va in giro con la borsetta aperta seminandone il contenuto con noncuranza, va a passeggio per vie ignote di milano alle cinque di mattina con due cappotti addosso da cui sbucano un paio di gambette in verde acido.
merda. almeno le chiavi di casa erano al sicuro nell'ineffabile taschina interna. a volte so mostrarmi perfino un po' furba.
e almeno la frase cult della serata spetta a me di diritto: "scusa, sei tu quell'idiota che stavo baciando cinque minuti fa?"
l'idiota, però, è stata l'ennesima conferma alla mia celeberrima teoria delle coincidenze. l'idiota, infatti, nella postadoloescenza si è fatto metà parco femmine appartenente alla sezione b del mio pregiato liceo classico di tranquilla provincia centritalica. ed ora è "fidanzato" con donna appartenente al mio stesso corso di laurea di pregiata università milanese. chissà poi perchè non mi ha voluto rivelare il nome della "fidanzata" in questione.
evviva la teoria delle coincidenze. evviva lo small world.
quindi nei pochi momenti di lucidità ho approfittato di un ricco gossip retroattivo sulle tipelle della sezione b. ah, queste tipelle di provincia ricca.
insomma. ad un'ora imprecisata del mattino ero in lacrime e con due cappotti, ma almeno a casa. in poco più di un paio d'ore sono riuscita a perdere: soldi (pochi, per fortuna), matita per occhi (la mia preferita), abbonamento mezzi, contenitore lenti a contatto (vabbè, di quelli ne ho a bizzeffe) ma, soprattutto, la mia passionale possessiva creamy e nell'occasione anche discretamente incazzata, o. ah, pure un guanto manca all'appello, ma forse è il caso di procedere con ricerche più approfondite.
comunque, sarà banale, ma è stata la perdita di o a turbare i miei pensieri finchè quella (stronzetta) non si è degnata di rispondermi al telefono.
ora so che è viva. nessuno l'ha affettata. ottimo.
a:
mi sento di ringraziare m per avermi prestato latex, e di conseguenza o per averlo donato ad m. (cosa che ho sempre ignorato, finchè non ho visto l'appropriata dedica in seconda pagina).
latex è... come dire... suggestivo. anche se, come al solito, tradotto in modo discutibile.
ad ogni modo mi sento anche di sconsigliare latex come lettura ammazza-tempo in attesa di essere ricevuti da docenti universitari. lo dico seriamente. si possono assumere espressioni imbarazzanti.
o:
un certo don byron ha detto: "scopare per me è usare la fica per masturbarmi".
complimenti.
a:
il francese è sfiancante, soprattutto se appreso assieme ad individui che ignorano che un pronome tonico/rafforzativo non è proprio proprio come un complemento di termine.
mangio biscotti e miele per riprendermi dalla giornata piena oltre il sopportabile.
mi chiedo se domani sera si farà o no 'sto plastic. sempre che o non abbia rimosso il london loves assieme alla sottoscritta. in effetti ho questo dubbio. o forse sospetto. mah.
o:
la cousin continua invadente. e io sempre deconcentrata. è arrivato un dolce ospite dai boccoli d'oro. e domani ci raggiungerà la sua simpaticissima girlfriend, nonchè mia cara amica. sto ufficialmente entrando in panico per la mia fantomatica tesi: non ho il coraggio di parlare con il mitico gg. e continuo a prendere appuntamenti mondani. i soldi non bastano mai. giro con la mia precaria scassata. e mi sento codarda e inutile. non vorrei passare per paranoica... è solo che lo sono. in compenso mi sto facendo una cultura su scambi di coppia e porno amatoriali: un mondo abbastanza viscido (se posso dire la verità senza dover ricorrere a messe in scena di posizioni aperte a tutti i costi). uno potrebbe pensare "de gustibus...". finchè il tutto si svolge tra adulti consenzienti. d'accordo, per carità. il problema è quando gli stronzi piazzano telecamere nascoste e riprendono gli incoscienti, nel senso proprio del termine, coinvolti in amplessi con la lei della coppia. ora il dovere di ospitalità chiama. ulteriori dettagli nella prossima puntata.
a:
viste le recenti assenze, oggi dose doppia.
qui per dirvi che per immergermi ancora di più nel vortice dei complessi da presunta zitella acida ho addirittura deciso di riesumare il mio ex anello-di-fidanzamento-informale. un ottimo oggetto di design contemporaneo, direi. lo guardo sulla mia mano bambinesca e l’ultima cosa che mi viene in mente è quel baule di significati, aspettative mancate, promesse infantili, rimpianti & tradimenti. penso ad una bella amicizia, ora. penso che è un gran bell’oggetto, e chissenefrega di tutto il resto.
io ho un pessimo rapporto con messenger. e pure con la mia coinquilina che mi intossica di soffritti.
preserata semi-mondana: mando in stampa il mio invito e via per inaugurazione + reading. il solito faccio cose e vedo gente, insomma. cosa di per sé non così terribile. mi ha tirato fuori di casa, almeno. una buona ragione per vestirmi decentemente, nonché riesumare il suddetto anello. e poi ho visto la faccetta simpatica di matteo b. bianchi. assaggiato la nuova, per noi italici, vodka alla vaniglia. che, cosa strana, non mi è neppure troppo dispiaciuta. nonostante non sia affatto consumatrice di vodke né riesca a tollerare l’odore di vaniglia (a parte quando è emanato dalla pelle olivastra della passionale-possessiva-creamy). magari era l’effetto cocktail dal retrogusto vagamente esotico. mah.
e poi boh. ho chiacchierato. sorriso. tutto tranne riuscire a percepire una sola frase di senso compiuto tratta da scontrini: troppo casino. e poi, come non menzionare l’immancabile storta causata da una voragine non segnalata nell’asfalto di corso italia? ho devastato un tacco delle mie seconde scarpette preferite e sono giunta alla saggia conclusione che i tacchi (chiamali tacchi poi quei cosi minuscoli… roba da fare collassare dalle risate carrie bradshaw) per una ragazza alta uno e settantacinque sono come i denti del giudizio: inutili e potenzialmente dannosi.
e quindi me ne son tornata a casa a piedi, un po’ zoppicante nel tentativo di far meno casino possibile col mio tacco rumoroso, sorseggiando il mio secondo cocktail di un verosimilissimo fucsia acceso. decontestualizzato dall’evento quel fucsia mi ha quasi spaventata.
ho eliminato il cocktail dopo qualche metro.
ed ora, per finire in bellezza e coerenza la giornata della zitella, mi dividerò tra la lettura di anais nin e di latex, che finalmente m mi ha prestato. poi, da domani, non voglio più sentirne parlare. sarò una donna nuova di zecca.
sicuramente.
a:
ieri sera trisex al completo, molto molto probabilmente per l'ultima volta per un sacco di tempo.
mi odio nelle mie esternazioni di isteria femminile. anzi, isteria di donna che dovrebbe prendersi un po' di cazzo in tutta salute. trovo questi noiosi luoghi comuni spregevolmente maschilisti, ma, purtroppo, anche un tantino verosimili.
adesso che ci penso però credo che neanche una sana dose di cazzo potrebbe placare il mio essere irrimediabilmente scassacoglioni. anzi, adesso che ci penso per benino, nei periodi di grassa ed abbondanza ero probabilmente pure peggio di così. che persona pessima che sono. irritante ed insopportabile. impaziente, pesante. buuuuh.
ma almeno c'è m che non so come riesce appena appena a sedarmi.
a parte ciò. serata di allegro people watching. tutti che guardano tutti. musica inutile, credo. ah... non è più come ai bei tempi.
nel tornare sono stata pure pedinata da un vecchio viscido bavoso che mi si accostava ai semafori e mi faceva le smorfiette allusive dal suo finestrino. io ci ho pure messo un po' a recepire. mi stavo ascoltando la gloriosa cassetta che il figo del liceo aveva fatto a mia sorella ai tempi della mia quarta ginnasio, cassetta che è stata motivo di vanto presso le mie sfigate compagne di classe per un quadrimestre, o forse più. (la mia uno dell'ottantanove, ovviamente, non sa cosa siano i lettori cd). il povero maniaco, comunque, mi ha addirittura accompagnato stoicamente per un po' nella mia disperata ricerca di un parcheggio. poi, dopo un quarto d'ora, ha deciso che ero pure più sfigata di lui, e se n'è andato. prima però gli ho riso in faccia un buon paio di volte. ormai credo che ridere in faccia sia l'unico modo di relazionarmi al prossimo che mi è rimasto.
dopodichè ho pure beccato mia sorella sotto casa con la sua nuova fiammante fiamma. persona dotata di un sense of humor degno dei migliori fratelli vanzina, come ho potuto constatare.
ed allora sono andata a letto felice. quella della zitella acida non è affatto la peggiore delle condizioni.
m per o:
un umile tentativo molto spiral di fare entrare un po' di virtuale nella realtà ed un po' di reale nella virtualità.
viene chiamata la bibbia dei blogger pornotesisti e quindi come non regalarla all'esponente di questa nicchia - che, ricordiamo, rappresenta un buon venti percento del mercato - più creamy e più cara al mio cuore. prendi questo libro come un modello, un augurio, un incorraggiamento a farcela, un suggerimento per il futuro. o, più semplicemente, vedilo come un reale segno d'affetto da parte mia.
deeply yours.
o:
potrei scoppiare dallo stress. sono circondata. la cousin invadente e calcolatrice non accenna a sloggiare. ergo non so dove piazzare la coppia di amici in arrivo, a cui peraltro tengo molto di più. i miei problemi vaginali continuano. quanto alla mia tesi la voce si è sparsa a macchia d'olio: tutti sanno, mi fermano per strada, mi mandano sms, mi fanno i complimenti (per cosa poi?). e mentre la notizia è sempre meno riservata io sono sempre più arenata. non riesco ad andare avanti. il fare cose e vedere gente mi fa sentire viva e mi uccide al tempo stesso.
e ieri sera, aperitivo-rimpatriata. ovvero un incontro di persone che hanno poco da dirsi. tutti i miei racconti e le mie osservazioni sembravano volutamente ad effetto, ma non lo erano, giuro. sono solo stata spontanea. mi sono fatta quattro risate, ho avuto una discreta dose di news&gossip, ho sentito idiozie più che a sufficienza per recuperare parecchia autostima: insomma non ne sono uscita troppo male.
c'è chi si fa ancora seghe mentali sentimentali da quindicenne cretina, chi passa dall'estrema razionalità all'irrazionalità sfrenata, chi fa una tesi noiosa e banale lavorando nell'impresa del papi, chi resta nell'ombra con decenza e lodevole senso della realtà.
e io chi sono? la tipa colorata e un po' pazza, che gira con le scarpe aperte d'inverno. quella che ha sempre storie particolari da raccontare. bizzarra. stravagante. sopra le righe. strana.
normale.
m:
scusate il triplo silenzio prolungato. è dovuto ad un'indigestione di internet e blog vari questo fine settimana. torneremo presto più freschi che mai.
a:
claustrofobia. ansia. soffocamento. voglio un treno, datemi un treno.
alla fine niente estrazione, purtroppo. uffi, aspetterò. ma l'estrazione la voglio, eccheccaspita. voglio tutte le estrazioni che mi merito. ho ben quattro denti inutili e potenzialmente dannosi: che siano eliminati.
e quindi eccomi. salsedine ed aria umida. sforno adorabili biscotti allo zenzero ed alla cannella con la mia mammina, ormai irrecuperabile fan sfegatata dei baustelle. e poi shopping compulsivo e d'alto bordo, sempre con la mum che, tra l'altro, mi ha rivelato inquietanti particolari sulla mia infanzia. (pare che già alla tenera età di due/tre anni mi mettessi a piangere con costanza e profusione di impegno se non mi si mettevano le calze coordinate con tutto il resto) (quindi, perdonatemi, non sono stata curata in tempo, o, forse, non sono mai stata curabile). e poi niente. l'emozione di guidare macchine nuove con addirittura il servosterzo. un riscaldamento degno di questo nome in casa. uno stereo di dimensioni e performance dignitose. wow. c'è solo il latente sospetto di essere sotto continua osservazione a turbare questi momenti di benessere e progresso.
ed anche il fatto che non ho ancora inventato un titolo. uffiiii. io odio i titoli. i titoli poi si mettono alla fine.
ad ogni modo, fremo in attesa del mio nonprofumato interregionale. non so. mi manca l'aria e ho in testa pensieri stupidi. continuo anch'io con un'abbondante attività onirica, tra l'altro sempre meno soft. direi anzi palesemente tendente al morboso. forse soffro della stessa malattia del mio "glaciale" m. continuo a sentirmi sempre più un fallimento di donna (f)rigida ed autarchica. e poi sono rimasta turbata dalla visione della mia vicina di treno che leggeva e perdipiù sottolineava "l'arte di amare ed essere amati". ed poi ho dubbi. mi chiedo se questo è un blog con la data di scadenza. se quando ci separeremo tutti si affloscerà anche il trisex. e, infine, una certezza: non prendo mai troppo sul serio me stessa, figuriamoci gli altri.
m:
ogni settimana, aspetto con ansia il venerdì per leggere questioni di cuore sul venerdì di repubblica. questa settimana, una certa penelope scrive, parlando del suo grande amore: "mi sembra di essere rimasta come una sciocca in mezzo a un binario, con una valigia piena di ricordi, guardo incredula il treno che si allontana, come sono stata felice!". che metafore. il passato in una valigia, l'amore è un treno.
la notte scorsa, nel momento di pre-sonno ho fatto un sogno strano ed affascinante. premetto che non mi capita quasi mai di ricordarmi i miei sogni, e già per questo, quello che è successo ieri è stato fuori dal comune. sdraiato sotto le coperte nel freddo della mia stanza, ho visto un essere chiaramente femminile che si sdraiava su di me. era tutta di ghiaccio e da lei emanava una strana luce blu che mi dava una sensazione di pace e benessere. aveva il viso anonimo ed irriconoscibile. ha cominciato a toccarmi ad accarezzarmi le spalle e la pancia. il suo tocco era freddo ma molto dolce, la sensazione mi creava brividi in tutto il corpo. in risposta alle carezze ghiacciate, uno strano calore ha cominciato ad invadermi fino a raggiungere il mio pene che è diventato sempre più duro. la mia mano è scesa lungo i miei addominali per iniziare una lenta pratica onanistica. non riuscivo più ad identificare il limite fra il dolore ed il piacere, il caldo ed il freddo, il sogno e la realtà. più le sue carezze diventavano pressanti, più il viso dell'essere prendeva la forma di persone conosciute, e più quest'esperienza si mischiava con esperienze passate. come al mio solito, l'abbraccio si è concluso senza orgasmo in una dolce sensazione di benessere e di soddisfazione. sono entrato nel sonno profondo poco dopo.
le mie compagne di blog e, magari, alcuni lettori attenti troveranno interpretazioni facili a queste mie incursioni erotiche nel regno di morfeo. l'unica conclusione che traggo io è che i miei ormoni sono tornati e che ho voglia di sesso etero. voglio trombare.
o:
la nostra vita è un inferno fatto di password e codici e numeri e date da ricordare. la gente dovrebbe smetterla di infilare la parola morte (especially in english) e i suoi derivati nei titoli dei blog. il mondo del porno è molto maschilista. guardo film e passo il tempo incollata al computer e questo non è costruttivo. voglio sesso col mio latino. e invece mi tocca ammazzarmi di ditalini.
voglio la mia mamma.
o:
sono arrivata alla conclusione che i blog dovrebbero essere vietati ai minori di 18 anni. altrimenti (oltre alle già citate ph per f) si rischiano tripudi di puntini di sospensione (in assenza di qualunque altro tipo di punteggiatura), citazioni di max pezzali come della bibbia e festival dei luoghi comuni (l'odiato concetto della "compagnia", la retorica dei "veri amici che mi vogliono bene e meno male che ci sono loro), etc etc. intanto, da brava puttana cattolica protestante abortista con speranza quale sono, resto chiusa in casa, con accanto m. che gioca a colonization (se il mio latino sapesse).
a:
momenti di incontenibile emozione: il mitico, puntuale, ineffabile, sturatutto dottor giorgini è finito tra i referrer! capogiri e sorrisi. non ci posso credere. io a quell'uomo (ma soprattutto alla sua veravis plus, in vendita nelle migliori erboristerie) devo tantissimo. altro che activia e ginnastica interiore.
e poi mi ha scritto l'uomo dell'intervista. che dolce. non solo ieri mi ha regalato tre cd, fatto i complimenti per il verde delle calze e concesso numerosi e preziosi contatti. l'uomo dell'intevista oggi mi scrive per farmi coraggio per la tesi, il futuro e la vita, mi chiama per nome e mi dà nuovi consigli. wow. evviva l'uomo dell'intervista. adesso non mi resta altro che ascoltare le due ore e passa di file audio con la mia insopportabile voce. che schifo, io odio la mia voce. un misto tra lo svampito, il saccente e mia sorella. terribile.
e poi di fronte al solito cappuccino universitario io e la passionale-possessiva-creamy abbiamo deciso che l'ultimo post di m rientra di diritto tra i patetici e didascalici temini di seconda media. tra l'altro oggi la passionale-possessiva-creamy era in vena più del solito di essere analitica (rompipalle) e mi ha importunato per tutta la durata di un'illecita copia di un modesto volume di duecentonovanta pagine cercando di farmi sentire in colpa per gli alberi morti e la carta sprecata. e per merito suo il libro mi è venuto tutto storto. bastarda.
a:
buondì. eccomi per la consueta session da insonnia mattutina. in effetti qua il coinquilinaggio (...) dorme e ciò mi impedisce di fare qualunque attività più articolata del self lavaggio e dell'accensione pc. dovrei piuttosto eliminare un po' dei numerosi gattini dal pavimento, ma amen. è bello non soffrire d'asma.
caspita. non credevo che questa sega sulla scena assumesse tali dimensioni. bello bello. che dire. pochi e semplici pensieri. secondo me è un banale giochetto buffo e volutamente arzigogolato per persone in cerca di identità e riempitivi. (non sto assolutamente pensando ad aggressive, no no, giuro...) (eh eh)
per il resto, non credo sia così necessaria la scena per ascoltarsi serenamente gruppi sconosciuti ai comuni mortali.
sono troppo individualista.
passare la serata a criticare m per le sue velleità di ragazzo padre e a pensare se convertirmi all'ateismo protestante mi ha un po' affaticato i neuroni. poveri. quindi, pochi e semplici pensieri. secondo me m nel suo ultimo post ha fatto abuso, almeno secondo il suo purista punto di vista, di virgolette.
m:
visto che si è creata una discussione interblog sulla definizione della scena, vorrei dare la mia:
la scena (apprezzate il non-corsivo) è un movimento principalmente basato su gusti musicali ma allargatosi a valori più generali riassumibili nel termine anglosassone di "lifestyle". i suoi membri si riconoscono per l'apprezzamento di gruppi musicali, sconosciuti ai comuni mortali, dai nomi misteriosi del tipo "failure", "hard heavy chistine" o "strawberry liners". i suoi membri sono essenzialmente schierati alla sinistra dello schiacchiere politico benché le origini del movimento siano riconducibili a movimenti statunitensi (quest'origine è tuttavia negata dagli esponenti della corrente più europeista/autonomista del movimento). anche se il suddetto movimento è caratterizzato da una sostanziale parità tra i sessi, si nota una forte gerarchia in cui si possono evidenziare due categorie di membri: opinion-leader e seguaci. la non-accettazione dei diktat dei primi da parte dei secondi porta all'ostracizzazione di questi ultimi. in questo suo aspetto, la scena è molto simile ad altri movimenti presenti nella società italiana come quello dei "fighetti milanesi" o quello dei "ragazzi dei centri sociali". la scena, più di altri movimenti, ha integrato la moda dei blog - in particolare sul sito splinder.com - per trasmettere i propri valori e le proprie preferenze ad eventuali lettori.
ecco le caratteristiche che mi vengono in mente per il momento. è tardi e sono ubriaco quindi sicuramente mi dimentico qualcosa. inoltre sono completamente esterno alla scena ed il mio unico rapporto con lei è stato tramite una ragazza con cui sono stato per qualche mese e di cui non stimavo molto i valori di fondo. quindi la mia definizione è sicuramente inesatta e discutibile. però devo ammettere che, in quanto non-italiano che odia lo spirito gregario, la scena, più che altro, mi fa pena.
buone seghe mentali
o:
ma sì. questo rocket di martedì ci voleva. tante risate nonostante il poco alcol (non siamo ancora all'etilismo ultimo stadio come qualcun'altra...) e il morale di a. e mio è ritornato a un livello accettabile. evviva il people watching, abbasso gli incontri universitari notturni. oggi mi sento meno fallita e più energica. sono persino andata a parlare con quello stronzo dello pseudoassistente del mio relatore, che alla fine non è stato terribile come temevo. mi sono fatta coraggio e via. con la faccia da umile allegra cogliona e nessuna aria di sfida o prevenzione nello sguardo, tutto è filato abbastanza liscio. è ufficiale: ho finito gli esami e adesso sono una "pornotesista". peccato che ogni giorno ci sia un problema: oggi ho avuto la cattiva notizia che ci vorranno 40€ per cambiare la ruota della precaria. unica soluzione. e pensare che il biciclettaro mi ha anche tagliato un freno per vedere se così la ruota si muoveva più morbida. beh, indovinate. non ha funzionato. ergo adesso non solo faccio una fatica esagerata a pedalare, ma ho anche un solo freno... dannato biciclettaro di merda!
ma esisterà ancora la ciclofficina al bulk?
mi stimo molto.
a:
mentre sono in coda per la doccia voglio condividere questo momento. wow. sono felice. anzi, carica. wow. ho quasi voglia di andare a fare quest'imbarazzante intervista che devo ancora preparare, tra l'altro.
credevo che la melma mi avesse inghiottito del tutto, e invece.
wow. dovrei fare le tre e svegliarmi alle otto meno un quarto più spesso. o forse dovrei preoccuparmi. non è molto normale che una mamma insista per far uscire la propria figliola in serata infrasettimanale e addirittura nell'imminenza di un evento cruciale per la tesi di laurea della suddetta. che, come dice o, esce pure tutte le sere. tranne quando viene paccata, aggiungo io. beh, la mia mamma mi dice pure di fare anche un po' tardi. che grande.
e non è tanto normale neanche che la prof di francese se ne esca di fronte ai miei colleghi in età matura, digiuni di grammatica e pure un po' tristi con un "hey a, ma che hai fatto, hai la faccia di una persona delusa?!" . la tentazione di dire cose tipo "il ragazzo con cui stavo da cinque anni mi ha messo le corna con la mia migliore amica" c'è stata. però ero troppo floscia pure per dare spettacolo.
a ciò si somma la mia presa di coscienza del fatto che la ragazza del tram è una di quelle a cui capita di dire le stesse cose due volte. una di quelle che non si ricordano stratutto nei minimi particolari. una ragazza normale, insomma. e queste sì che sono delusioni. e sono così basita che mi dimentico pure di scendere alla fermata giusta, e mi tocca la fitwalking assolutamente fuori programma, nonchè cenare alle dieci ed un quarto, quando sarei pronta ad azzannare qualunque oggetto solido mi si presenti di fronte.
e quindi alle undici ed un po' io e la passionale-possessiva-creamy, dopo aver compreso che noi tre blogger, più che dalla trisessualità, siamo uniti da un'implacabile tendenza all'essere irrimedibilmente pallosi, optiamo per un rocket del martedì sera su bici scassate, come estremo tentativo di farsi una vita.
la musica a tratti faceva proprio schifo. e poi c'era la solita gentaglia dell'università "hey ma che fai non lavori? o gioia, tu che ancora puoi, laureati il più tardi possibile, lavoro nell'impero del lusso e mi sfruttano dalle sei del mattino alle cinque della notte...". pessimo. al rogo.
e però... che dire, l'attività di people watching può essere davvero entusiasmante. e poi ringrazio il mio sdegno in default che mi ha risparmiato momenti imbarazzanti. e poi... boh. niente di particolarmente eccezionale, a parte il fatto che il riuscire a divertirsi ovunque e comunque era cosa un po' fuori portata, ultimamente. e invece.
ah, piacevole sensazione di appagamento.
a:
neanch'io verso in ottime condizioni. che dire, l'incontro di ieri sera è stato meno pessimo del previsto. ma comunque abbastanza pesante. ho capito perchè l'ho evitata per due mesi, e forse avrei fatto meglio ad insistere con la strategia della latitanza e dei mille impegni.
una che si rifà l'ego su mia sorella. mio dio.
una che sostiene che l'alcol è l'unica strada verso la felicità e la magrezza. ecco, passi per la felicità, che è soggettiva, ed ognuno se la gestisce come vuole. ma secondo me quella della magrezza è davvero grossa. e poi io sono rimasta traumatizzata. l'ultima volta che ho bevuto ho passato ben quindici minuti a parlare dell'alternasfigato di o.c., e queste sono cose che dovrebbero far riflettere.
insomma, questa donna è triste, irrecuperabilmente etilista, e sogna di buttare la sua imminente laurea da capitalista nel cesso per partirsene poi in africa e darsi ad altra vita.
aiuto, da che parte per l'uscita?
ma non era più produttivo, o quantomeno piacevole, starsene a casa al calduccio a sleggiucchiare, piuttosto che subire logorrea di quest'essere vaneggiante che insiste col pagarmi da bere per non sentirsi all'ultimo stadio della solitaria dipendenza da sostanza etiliche.
che dire, insomma: da oggi si riparte con la strategia della latitanza, con l'impegno di non cadere più in buoniste tentazioni.
ah.
o:
non me ne va bene una. i miei esami sono in sospeso, non si sa se li ho passati o no, e se sì come. il mio latino risente (e magari rivede...chi può saperlo a distanza di un oceano) la sua ex con cui ha convissuto un anno e mezzo. l'assistente del mio relatore (solo un anno più di me) mi fa pesanti pressioni psicologiche. persino la macchinetta dell'università si è accanita contro di me mangiandomi il badge. e mi sembra costantemente e continuamente di perdere il mio tempo. di non essere abbastanza energica, proattiva, produttiva
che fare. come reagire.
e allora preferisco non scrivere nulla piuttosto che sembrare la cenerentola in questo blog spocchioso e pieno di sè (ma sempre con autoironia). però alla fine l'idea è scrivere tutto quello che si vuole, senza il timore di non soddisfare il nostro target. e allora dico quello che voglio.
non mi va di vedere niente e nessuno. la vita mondana ultimamente mi pesa. non trovo stimoli sufficienti per uscire di casa. molto spesso si tratta semplicemente di questo: riuscire ad alzare il culo e portarlo al freddo fuori di casa, come ieri sera. alla fine ho passato una serata piacevole con due personaggi che non vedevo da tempo e che mi fanno inevitabilmente scompisciare dalle risate. una coppia (etero) troppo assurda per essere descritta. lui romano (ad onor del vero mezzo tedesco), lei milanese (ad onor del vero della sperduta campagna brianzola). inguaribili pallonari con velleità pseudomodaiole. sempre uguali a se stessi, nei loro ruoli non recitati. vino rosso, erba e chiacchiere e risate. serata allegra e tranquillizzante. sono ancora un animale sociale, somehow. a dispetto della stanchezza e della svogliatezza.
comunque, neo-con o non neo-con, io il vestito karl lagerfeld me lo sono comprato. lo confesso senza vergogna. e mi sta anche bene addosso.
m:
abbiamo appena fatto il mitico toefl. ho avuto l'immensa fortuna di leggere testi di un grande interesse sui pidocchi degli scimpanzé, sull'arte dei native americans dello utah e sulla prima ferrovia degli stati uniti. mi sento un pozzo di scienza, che soddisfazione.
e poi le telecamere ovunque, la lezione di dieci minuti per spiegarti come si usa il mouse, l'esaminatore che puzza di sudore marcio, il controllo del passaporto ogni volta che vuoi uscire, l'ora di viaggio per arrivare in bovisa, l'assenza totale di indicazioni per cui ti perdi dieci volte. meno male che l'ho passato così non dovrò mai più fare questo pseudo-test idiota per celebrolesi. e pretendono che uno sappia l'inglese se passa questa cosa. boh, se lo dicono loro...
l'unica cosa positiva di questa giornata è che ho scoperto un nuovo quartiere di milano. magra consolazione.
a:
nuovi dubbi mi divorano: e se il nostro fan più emotivo fosse della scena?
a:
ebbene sì: ho mangiato sushi vegetariano. e tanto altro. ma sopratutto bevuto alcol. e riso e tenuto pure un po' banco. almeno questo è quanto ricordo. tornando in bici decisamente ubriaca, imbaccuccata stile zarina, canticchiavo ad occhi socchiusi the new pollution (ancora sto cercando di capire da dove mi sia venuta fuori), e la parte rimasta sana di me mi ripeteva: è per questo che non prendi mai la macchina, capito, perchè chiudi gli occhi nei momenti meno opportuni.
comunque, sana e salva son tornata a casa. deve esserci il santo protettore delle ragazze brille. o forse mi toccherà sfatare il mito delle rotaie del tram. sta di fatto che ci sono finita dentro e non ho minimamene perso l'equilibrio. mi sono fatta una decina di metri con la ruota che sfrigolava e niente: solo io che ripetevo ridendo "ma io non sto cadendo!" ai tizi che erano lì con me.
poi ho passato minuti davanti allo specchio. e minuti ripiegata con testa e braccia a spenzoloni. poi mi sono ricordata delle lenti a contatto. e più ancora dell'imprescindibile tre fasi clinique. e poi sono scivolata nel letto, non senza essere inciampata in tutto quanto fosse nel percorso, ma anche non. e poi è iniziata la mia abituale fervida attività onirica. wow. i miei sogni sono sempre più a sfondo erotico (rigorosissimamente soft, non succede mai mai niente di notevole, uffi). al momento sto attingendo da tutti gli insignificanti personaggi maschili della preadolescenza. brutti, e pure sfigati.
e stamattina mi sono odiata tanto. e siccome mi odiavo, mi sono costretta ad alzarmi alle otto. mi sono buttata sotto la doccia, ho riordinato ogni centimetro della mia stanza e mi son messa a scrivere l'indice. ed ora ho fatto.
ho scritto il mio indice in condizioni di fregola efficientista post sbornia. io ho dei problemi, è evidente.
m:
pigrizia: se non sbaglio è uno dei peccati capitali. ma soprattutto è stata la ragione per cui ho perso il karl day. invece di alzarmi sui miei piedini, muovere il mio culetto ed andare dai simpatici retailer svedesi all'apertura, ho fatto la solita lumaca a casa e mi sono fatto bello per il più importante non-evento fahion dell'anno. risultato, quando sono arrivato non c'era più niente. zero. nada. rien. ei mitään. nichts. neanche in xxl o xxs, non un singolo tessile. mi sono quindi comprato nuove mutande, di cui uno slip con la s di superman che probabilmente non piacerà al nostro fan emotivo (anche se devo ammettere che non ho ben capito dove è iniziata la discussione sui miei cache-sexe).
per il resto, il mio breve salto a casa è stato molto piacevole anche se ho scoperto che non c'è niente in biblioteca per la mia tesi e dovrò quindi basarmi su interviste reali a persone reali. non mi vedrete quindi molto a milano nei prossimi mesi, peggio per voi.
intanto, ieri, serata "spendiamo i pochi soldi che mi sono rimasti per il mese" con s la scatenata e la sua dolce sorella. aperitivo alla trattoria, cena al sushi-koboo, movimentazione ai magazzini e botta finale al baracchino, il che mi ha portato ad un tasso alcolico siberiano. stamattina ero ancora ubriaco come uno scimpanzé e l'allegra gita con o e l al mercato si è trasformata in show piuttosto comico. sembrava che loro portassero fuori il loro amichetto diversamente sveglio che si fermava ad ogni bancarella per spiegare che la frutta sembrava molto buona ma che non l'avrebbe comprata.
morale della favola: i soldi risparmiati con karl si sono etilicizzati ma, pensiero positivo, almeno mi eviterà di subire l'umiliazione di trovarmi alle serate con altre due persone che portano la mia stessa maglietta. è questa la vera esclusività, no?
a:
o ha il cagotto.
o ha il cagotto
o ha il cagotto.
o, quantomeno, adduce il cagotto come scusa.
ergo mi pacca.
che puttana. è lecito paccare una fanciulla alle ventidue e trenta del venerdì sera?
e vabbè che il venerdì sera fa tanto piccolo borghese...
ed ho pure perso i contatti con le amicizie di scorta. che fanciulla poco previdente che sono.
uffi. vado a mettere in atto il piano b.
a:
allora, prima di affrontare e sviscerare il core della mia mattinata assieme alla mia dolce cara creamy o, un paio di impellenti precisazioni:
precisazione uno: mi sto davvero appassionando ai commenti del nostro prestigioso ospite, anche detto emoboy. deve aver capito che apprezzo il fatto che la mia intelligenzia sia stimolata, e quindi sta spargendo in giro commenti più o meno perculativi, ma sempre tanto divertenti. i miei neuroni si stanno sforzando, mi hanno addirittura portato alla convinzione di aver trovato tutte o quasi le bricioline seminate tra i vari post. molto appagante. adoro questi giochini.
precisazione due: che non mi si tocchino gli splippini di m. effettivamente non so perchè si sia fatto immortalare con quei cosi così candidi, forse per understatement, forse per spocchia. resta il fatto che m detiene un parco slippini di tutto rispetto. forse anche oltre il rispetto. ad ogni modo, ne ha di strafantastici. e li abbina sempre alla perfezione.
ed ora, il carnaio. ossia, h&m alle dieci passate. non so davvero da che parte addentare l'argomento. la cosa più carina è stato il racconto di o che ha visto arrivare biclette a sciami (che la bici d'inverno si stia già sputtanando?), alcune addirittura con tasso di occupancy del duecento% (dicesi donna aggiuntiva appoggiata sul portapacchi). anche io ho raccolto simpatici aneddoti. come la tizia che per non farsi la coda si è completamente denudata in mezzo agli stand, mostrando biancheria pure piuttosto sciatta. o questa sessantenne triste e milanese che si aggirava con sguardo vuoto e improbabile giacca oversize ricoperta di sbrilluccichi, rigorosamente by karl. il tizio che mi ferma per chiedere il mio parere sulla collezione ( sono già così famosa? ad ogni modo proprio proprio niente di che). la schiera di bionde tinte allo stesso modo che si litigano con violenza lo stesso vestito di chissà quale taglia.
insomma. tutti con grovigli indistinti di tessuto nero e/o bianco infilati in ogni pertugio del proprio corpo. un allegro e assatanato carnaio, insomma. un carnaio composto, in gran parte, da miei zelanti compagni di corso. c'era pure l'assistente modaiola del boss della facoltà. la troietta con magnifiche scarpe, sempre marc jacobs.
io ed o in tutto ciò abbiamo riso tanto, senza però negarci i nostri sani momenti di riflessione sulla società, la fame nel mondo, il cattivo gusto e il potere del marketing.
io, ovviamente, non ho comprato nulla.
sarò sincera, però (anche perchè poi c'è sempre quella dolce amica in agguato, pronta a sputtanarmi): ho avuto attimi di cedimento per una piccola camicia in seta, molto pornosegretaria. molto me, insomma. che non sono nè porno, nè tantomeno segretaria. ma saranno gli occhiali, sarà il palo nel culo...
ho dovuto faticare parecchio per astenermi. soprattutto per colpa di o che remava assolutamente contro. ma poi la mia triplice spocchia acrobatica ha avuto la meglio, anche perchè coadiuvata da una non brillante situazione econominco finanaziaria. insomma. se deve essere h&m, che h&m sia. non questo finto lusso alla portata di bionde tinte qualunque.
però è stato molto divertente. una sana session di sociologia. ed oggi si studia. iuppi.
e adesso non vedo l'ora che m torni. chissà se i carnai del nord sono comici come i nostri?
o:
vorrei spezzare una lancia in favore della capitalista, che ieri sera ha avuto una serata "dolcezza e dichiarazioni d'affetto e stima", sorprendendomi e intenerendomi. quando meno te l'aspetti qualcuno di cui hai appena parlato male ti stupisce con effetti speciali. vorrei spezzare una lancia anche in favore della feltrinelli, che mi ha praticamente sbattuto in faccia uno dei libri che mi servono per la tesi.
la comunità porno - la scena hard italiana in presa diretta, di un tale roberto carvelli, edito da "coniglio editore". tale piacevole lettura è corredata da una (pre) intervista a enrico ghezzi (in realtà due paginette). vi terrò aggiornati/e sulla qualità dei contenuti.
invece non spezzo una lancia in favore di quegli stronzi del mediolanum, che con tutta probabilità mi hanno "ciulato", per dirla alla milanese, il cappello alla don camillo. dicono che nessuno lo ha ritrovato facendo le pulizie. che se ne faranno poi, resterà un mistero. tra l'altro alla cassa c'era l'uomo più antipatico della storia dei botteghini cinematografici. un grassone pelato che mentre gli parlavo leggeva il giornale senza nemmeno guardarmi in faccia.
boycott mediolanum!
o:
ieri sera film molto carino e anche abbastanza intelligente. eternal sunshine of the spotless mind. a me che sono passionale, ergo anche piuttosto romantica con tendenza all'identificazione coi personaggi, è scappata anche quache lacrimuccia.
l'unico punto a sfavore della serata è stato il pacco tiratomi da a: la simpatica amica mi aveva dato appuntamento a metà strada per proseguire entrambe in bicicletta fino a destinazione. ho affrontato il freddo e la pioggia battente a cavallo della precaria, col capo coperto da un discutibile cappello alla don camillo, arrivando con svariati minuti di anticipo al luogo dell'incontro. ovviamente la mia acconciatura intrecci ci aveva perso molto, ma non ancora tutto. a. è arrivata con un quarto d'ora di ritardo, a piedi, protetta da un gigantesco ombrello...la stronza, che non era neanche fresca di parrucchiere. non aveva voluto rinunciare a indossare una gonna, e quindi ha pensato bene di farmi rovinare i capelli come una scema in bici, mentre lei passeggiava tranquillamente riparata dal suo parapluie. dopo il film non solo a. non mi ha offerto da bere come aveva promesso, ma mi è pure toccato sfrecciare verso casa senza il cappello che avevo dimenticato in sala (ok sono un po' rinco).
risultato: arrivata nella mia cameretta mi sono guardata allo specchio e avevo voglia di spaccare a pugni qualcosa o qualcuno. la piega era completamente andata, i capelli fradici. e nel frattempo a. tranquilla e asciutta nel suo lettino. complimenti. bastarda.
a:
l'altrui presenza mi trasmette insofferenza e passività. dovrei darmi all'eremitaggio. mi sto sentendo un animaletto isterico. ingerisco antibiotico assieme ad un mucchietto di fidate pastiglie del dottor giorgini. zero controllo sulle mie reazioni e pulsioni. ho aggredito un paio di volte qualche malcapitato. ora che ci penso era la sister la malcapitata in questione. poco male, quindi. è una pratica reciproca, condivisa e pure prevedibile. anche prevista, direi, dallo statuto delle sorelle stronze umorali e viziate. ormai è così un cliché che non ci si incazza neanche più. nè si mettono musi. brutale maltrattamento reciproco e tutto come prima. c'è da dire che la serenità un tantino ci perde, però...
la mia coinquilina è la somma espressione del qualunquismo col sorriso. non l'ho mai sentita criticare nulla e nessuno. è tutto bello. è tutto 'ccipicchia. ora che ci penso, forse la sto un po' sottovalutando. in fondo è lei che mi ha appioppato il nomignolo di signorina rotterqualcosamayer, altrimenti detta anche la badante di heidi ti sorridono i monti. non che sia nulla di troppo sofisticato, anzi, ho avuto soprannomi assolutamente migliori... però, per una che passa quattordici ore della propria giornata a dormire è davvero notevole. comincio a temere di starle anche quasi simpatica. o forse sta solo iniziando ad odiarmi di meno. che dire, anche io, se mi ci metto, so rendermi amabile: ho preso a salutarla accennando benevoli sorrisi, a dirle come va il lavoro, mamma che freddo fuori...
sono esausta. mi aspetta un revival del cinema del mercoledì con o ma ho un principio di sonnolenza. e nulla mi concilia l'abbiocco più del cinema (falso, c'è sempre il teatro...), soprattutto quando il film di turno mi interessa e mi piglia. fa sempre tutto parte del mio piano integrato di autolesionismo.
ho voglia di pedalare a tutta velocità. le guance rosse e disidratate, la pelle tesa delle labbra, i piedi ridotti ad un unico blocchetto. cose che fanno sentire vivi.
e comunque, qualunque sia l'opinione del nostro stimato emoboy in proposito, sono fortemente convinta del glamour intrinseco, proprio della bici da uomo colma di ruggine in pieno regime di temperature invernali. via, a primavera sono buoni tutti. e noi non siamo tutti.
o:
sono seduta scomoda in camera della capitalista. la coinquilina non priva di turbe psichiche che da quattro anni e più fa una ricca cresta sul mio affitto, senza nemmeno avere il pudore di ammetterlo. una che fino a due anni fa passava la metà del tempo con addosso magliette dell'ezln e faceva discorsi da oltranzista di sinistra. e invece adesso lavora in una società di consulenza, vestita seria tutti i giorni, dalle 8 alle 20. una che thank god is fryday e passa il fine settimana a dormire e fare la spesa.
la vita che spero di non dover mai ridurmi a fare.
d'altra parte lo ha detto anche violetta, la figa alternativa dei tempi del liceo che per caso ho incontrato per strada ieri: è vero che per vivere bisogna vendere il culo. violetta dixit. lei, che immaginavo da grande avrebbe fatto qualcosa di assolutamente sperimentale e antagonista...lavora in uno studio di architettura d'interni, ma soprattutto sta per iniziare un master in produzione di beni di lusso. se non altro conserva il look da alternativa, con un mare di lunghissime treccine, piercing e tutto il resto.
vabbè, sono solo due modi diversi di imborghesirsi.
dicevo che sono seduta scomoda e in effetti mi è già venuto un discreto mal di schiena.
ma parliamo di me. oggi sono stata da intrecci con m. io ne sono uscita più donna che mai (ma magari anche un po' più milanese), lui con un taglio da modello (epiteto un po' troppo lusinghiero) venuto dal nord. mi guardavo allo specchio e pensavo: cazzo quanto mi scoperei cazzo quanto mi scoperei cazzo quanto mi scoperei. a me l'ormone non mi è mica morto, e non sono nemmeno (f)rigida. quindi l'astinenza post-latino un po' mi pesa. anyway, m. e io abbiamo fatto gli esibizionisti, sfilando in uni con addosso i capelli nuovi per andare a prendere una birra al bar proprio all'ora di punta. sfortunatamente la caccia non è stata grossa: abbiamo incontrato solo un paio di amiche di aggressive, di cui non me ne poteva fregare di meno.
chissà se un giorno venderò il culo per potermi permettere di andare dal parrucchiere tutte le settimane.
a:
è vero, forse ho fatto un po' di confusione, ma il mio tridar è perfetto:
per caso mi sono dimenticata di raccontarvi di quando io e la ragazza del tram abbiamo parlato di quanto siano piacevoli le serate di sesso tra amici?
m:
pensavo semplicemente che l'appellativo "donna della mia vita" e gli occhi luccicanti di entusiasmo fossero segni di una vaga - anche se minima - attività del gaydar di a. invece noto che il mio dolce terzo confonde proprio tutti i concetti. non so bene se è il gaydar, lo straightdar o a stessa che bisogna mandare a riparare. spero siano ancora in garanzia.
meno male che il tridar funziona perfettamente ed è sempre attivo.
a:
ah, dimenticavo: esprimo tutto il mio sdegno per le ibernanti serate da milanesi alla stecca. la salute potrebbe essere un'ottima scusa in certi casi.
a:
che dire.
eh, che dire. ad esempio che, nonostante tutte le stronzate ed i castelli in aria montati sabato notte da m, il mio gaydar inconsapevole aveva assolutamente fiutato giusto: la ragazza del tram si fionda verso di me. mi molla una sculacciata sulla mini, mi schiocca due baci e mi dice aspettami fuori che prendiamo il tram assieme. da perfette ottime amiche.
la ragazza del tram è davvero simpatica. a forza di chiacchiere perdiamo la fermata. la ragazza del tram ha adocchiato lo stesso tipino tendenzialmente fighetto ma dotato di ottima materia prima che ho adocchiato anche io da un mese. e poi mi parla del suo ultimo ragazzo. dei vestiti che crea. del suo nuovo lavoro. del cd che mi presterà giovedì prossimo.
a dire il vero sembra finta. stessa età. stesso nome della mia amica storica poi ex amica e best nemica e attualmente amica ritrovata (un nome che, insomma, non mi è affatto indifferente). mi fa i complimenti per il mio (ed ha pure ragione, è fantastico. e forse anche di più).
messe vicine sembriamo amiche dalla scuola materna. molto buffo.
m:
seduto sul mio divano ad ascoltare musica romantica, mi sorge un dubbio: ma, i miei ormoni - il mio ormone - che fine hanno fatto? si può passare due mesi senza nessun desiderio sessuale, senza nessun interesse verso qualcuno? mi posso accontentare di scenette romantiche di discutibili telefilm statunitensi?
o ha il latino, a ha le sue fantasie sui suoi omini fastweb, donne della sua vita & co. ma io? niente di niente, magari qualche vago ripensamento su aggressive ma rimane puramente nel passato: "avrei potuto fare questo o quello", mai "farei questo o quello". forse è l'autunno, rassicuratemi. più che trisex, mi sa che sono asex.
che tristex
a:
io non devo incontrare l'uomo senza quid. poi mi vengono le turbe. l'uomo senza quid è un interessante incrocio tra david bowie e ron, l'amico di harry potter. però è senza quid, come mi ha brutalmente fatto notare o. l'uomo senza quid, nonostante sia senza quid, riesce nell'impossibile: mi fa venire le turbe. e poi non combino più nulla, nel migliore dei casi. oppure finisco preda di palpitazioni, risate isteriche e sbalzi di umore. imperdonabile.
ho incontrato l'uomo senza quid, questo pomeriggio. dopodichè la mia presenza in biblioteca è stata totalmente vana.
e questo è indubbiamente essere (f)rigide fallite.
a:
sì, questa volta sono proprio d'accordo con m : più autorelativismo ironico per tutti.
parlo bene io, con zero esami in vista. i miei unici problemi al momento sono:
a) procurarmi un antibiotico senza ricetta causa neonato e già scassacazzo dente del giudizio. per fortuna è l'ultimo. verrà estirpato anche lui senza meno, e sarà bellissmo. ad ogni estrazione provo un sottile piacere, un sollievo, una liberazione. ad ogni modo. o corrompo il mio farmacista di fiducia tramite effetto pena da guancina deformata, o mi spaccio per la sister e vado dal suo medico di famiglia. poi magari mi sveglio e decido di trasferire anche io il mio qua a milano.
b) inventarmi un indice pro tesi. ma ho tempo fino a lunedì prossimo. mi restano quindi ben sei giorni per rimandare il pensiero. fantastico.
c) evitare di affacciarmi dal balcone per il resto della mia vita o, quantomeno, per tutta la mia permanenza in questo favoloso appartamento. e questo perchè ho risolto il principale e più insidioso problema: la morte della linea telefonica. ho passato la giornata di ieri intrattenendomi in simpatiche conversazioni con simpatiche telefoniste smistatrici fastweb. ho poi trascorso una piacevole serata guardando sex & the city e ridendo con il superdivertente assistente fastweb, le cui competenze tecniche erano abbastanza vaghe: continuava a ripetermi di staccare e attaccare la spina, di spostare il frigorifero, di staccare la ciabatta, di invertire l'ordine delle prese... abbiano riso un sacchissimo, anche perchè avevo la netta percezione di essere amichevolmente presa per il culo, però è stato bello. dopo mezz'ora abbiamo deciso di fissare un appuntamento con un tecnico vero ed in carne ed ossa, proprio stamattina. ed in perfetto orario, ecco che alle undici mi si presenta l'omino fastweb, in tutto il suo splendore, e pure con un sorriso a piena dentatura. comincio a chiedermi se per caso li droghino. però il mio omino fastweb non è semplicemente cortese. non solamente gentile e gioviale. no, lui sta proprio sridacchiando, e non cerca neppure di dissimularlo. dato che sono notoriamente un po' bradipsichica comincio a fiutare stranezze solo quando continua a ripetermi, dai la prossima volta invece di telefonare suonami a casa, dai... sorrido ed arrossisco, e più di così non mi viene in mente niente. la sua faccia è 100% nuova, almeno questo è quello che credo. dopo un quarticello, esasperato dalla mia lentezza, il mio omino decide di fare outing: ma davvero non hai capito chi sono?
il mio omino fastweb. ah. il mio omino fastweb non ha tende in casa. soffre di insonnia. ha almeno quattro gatti. lascia la tele accesa praticamente sempre. gira seminudo e quando va grassa ha addosso mutande e maglietta della salute. il mio omino fastweb ama il suo giardino ma lo tiene in maniera totalmente irrazionale ed anche esteticamente discutibile. mangia vaschette di gelato sul divano con terribile fantasia floreale. va all'esselunga. ha una vespa nera. e tenta di spacciarmi filmini tarocchi.
chissà quante cose di me sa il mio caro omino fastweb.
m:
triangolo felice trasformato in triangolo delle bermuda? la mia naturale positività mi impedisce di crederci. le cazzate del passato sono e rimangono cazzate del passato (apprezzate la tautologia) ma mi sembra meglio riderne o parlarne con il sorriso piuttosto che non affrontarle. sono un assiduo sostenitore dell'auto-relativismo ironico, si può ridere di tutto, ci si può compiacere di tutto. oggi, nel nostro palazzo, è morto un vicino, un fatto che - lo ammetto senza vergogna - mi lascerebbe normalmente piuttosto indifferente. invece la notizia è stata fonte di grasse risate con o poiché ci è subito venuta in mente la scena esilarante di lui, caduto dalla sedia a rotelle, sdraiato sulla moquette di casa sua come una balena su una spiaggia neozelandese. sono servite sei persone per sollevarlo.
piango per una scena di ballo di un mediocre telefilm statunitense e rido per la morte di un povero signore anziano che ha probabilmente passato gli ultimi anni della sua vita in condizioni fisiche profondamente umilianti. magari il relativismo dovrebbe avere un limite etico imposto dalla legge.
o:
è vero che sono in pieno mood negativo pre-esame.
a:
gad e buttiglione alla tele. due chiacchiere con la sister. pane e marmellata della mamma. poi, ecco il solito dilemma della sera: ho meno voglia di sentire freddo e rischiare la vita in bici o di passare la tarda notte/prima domenica mattina a perlustrare la zona cinque alla ricerca di un parcheggio? visto il mio ultimo sogno (io che impotente assisto alla deportazione forzata tramite carro attrezzi della mia magnifica uno bianca dell'ottantanove lasciata in divieto di sosta, io che piango, grido e nessuno si impietosisce) decido di mettermi su due maglie, arrotolarmi la sciarpa sul collo e via. in fondo sarà giusto un quarto d'ora di sofferenza.
m eccitato e commosso per scene stucchevoli da telefilm americano, o visibilmente scoglionata, in pieno mood negativo pre-esame. ed io che formalmente mi trovo lì a portare le due pagine fondamentali e giustamente mancanti dal libro di o. decisamente un threesome molto nonsense.
e, altrettanto decisamente, una delle tante serata acrobatiche, tra risate e desolazione.
ed io, come sempre, rigorosamente in mezzo: percepisco perfettamente il fastidio di o così come vorrei potermi abbandonare al carezzevole flusso di serene cazzate in libertà con m. alla fine è sano anche essere scorretti. ridere delle incomprensioni passate. accettare il fatto che il mondo è pieno di tollerabilissimi individui cerebralmente poco dotati boriosi viscidi opportunisti e che altro ancora. forse sono affetta da acuto relativismo etico. forse per pigrizia sono disposta a perdonare tutto.
o forse sono solo abbastanza ragionevole. elastica. mah.
comunque,vorrei solo che qualcuno parlasse. che o smettesse di fare la bambina lasciata in disparte nell'angolo. o che m si accorgesse del suo malumore.
secondo me si divertono a fare quelli che non si capiscono.
comunque. appena o va a nanna visibilmente scontenta, io e m incominciamo con discorsi mediamente più seri. una sorta di studio di correlazione tra soldi e infelicità. ci penserò tutta la notte, più o meno. credo di essere ormai abbastanza un'autorità in merito.
e poi niente. lo sbattimento del ritorno in bici. i travesti. la gente fuori dai locali. macchine che sbandano. i miei pensieri slegati: vorrei sfogliare il libro di tom ford. gli interpol al sui-side, fossi matta. me li vo a vedere al velvet con tanto di aftershow e torno dai miei per l'immacolata. la ruota anteriore sgonfia. vorrei un fazzoletto. il mio vicino di casa con calvizie incipiente che se mi vede mi tiene a parlare mezz'ora. ed il retrogusto di un triangolo incapace di essere del tutto felice.
o:
che mondo squallido. diciottenni che si sentono trasgressive scrivendo la f come ph, milanesi bene analfabete, programmi tv come l'italia sul 2.
e io mi sbatto per prendermi questa maledetta laurea...
voglio una maglietta trisex vs resto del mondo. per il momento posso accontentarmi di trisex vs la scena, come proposto da m. ieri sera.
o:
insalata di ananas, gamberetti e molto altro, accompagnata da vino rosso. la serata è iniziata così. e dopo ancora vino rosso e vino rosso.
poi i soliti discorsi che non mi vedono coinvolta perchè non sono mai d'accordo e allora preferisco tacere. su persone che non mi piacciono neanche minimamente, e di cui, per quanto mi sforzi, non riesco a capire il fascino. una galleria di individui nel migliore dei casi cerebralmente poco dotati. quando non boriosi pieni di sè viscidi opportunisti e scorretti. racconti compiaciuti di ipocrisie e tripli giochi. e io che ascolto (con un semisorriso ebete di condiscendenza stampato in faccia) difese dell'indifendibile, colossali arrampicate sugli specchi, discussioni che forse non hanno nessun senso. e resto spettatrice passiva, mentre mi verrebbe da piangere perchè mi chiedo ma io che ci faccio qui. tra romanticismo di plastica, vecchie pugnalate alle spalle, cicatrici rimarginate e donne della vita.
stanca di ascoltare discorsi che non mi appartengono (in cui tra l'altro di tanto in tanto si tira in ballo la mia scarsa intelligenza) vado a buttarmi nel mio letto. pervasa da un senso di angoscia e vuoto e inquietudine. per fortuna grazie al vino il sonno non tarda troppo ad arrivare.
m:
volevo solo trasmettervi la colonna sonora molto sixties della mia giornata:
you can dance every dance
with the guy who gives you the eye
let him hold you tight
you can smile every smile
for the man who held your hand
'neath the pale moonlight
but don't forget who's taking you home
and in whose arms you're gonna be
so darling save the last dance for me
non posso fare altro che consigliare a ogni persona in bisogno di romanticismo di ascoltare questa canzone dei drifters o, meglio, di vedersi la scena di ballo tra brian e justin nell'ultima puntata della prima stagione di queer as folk. mi sono venute le lacrime agli occhi, splendido.
m:
stasera, tranquilla serata in tre con o ed a a casa. parlare, parlare e parlare. provano come al solito a farmi sentire in colpa per certi miei atteggiamenti di quattro anni fa, ma non ci riescono. mi sembra tanto facile la teoria del solito maschio stronzo contro femmine indifese. ma non funziona più cazzo. le (poche) donne frutto del femminismo, questo problema non lo subiscono più, permettete anche ai (pochi) maschi frutto del femminismo di avere debolezze non dovute ad una cattiveria intrinseca, dai. ecco la ricchezza della (parziale) società post-liberazione sessuale: la possibilità per le donne di accedere al potere e per gli uomini di accedere alla debolezza, all'insicurezza. sono (stato) debole, insicuro e ne vado fiero.
magari, per alcuni lettori poco attenti di questo blog, posso sembrare il prototipo del macho etero che realizza il sogno del 93% dei machi eteri di avere un rapporto privilegiato (eh si, non sessuale) con due donne. ma non avete capito un cazzo. questa è la vera liberazione e libertà sessuale, quella vera, quella bella, che ti permette di considerare le donne individui uguali (grazie mamma) o addirittura superiori (grazie papà) a te. e in quanto individui, possono e devono anche sopportare ed accettare che un maschio (e non qualsiasi maschio, io) abbia un comportamento piuttosto tipico da macho stronzo, senza che sia macho stronzo. estrapoliamo un attimo i cliché (in gran parte giustificati) sulla lotta dei sessi per parlare da individui, persone, partner (tutti termini non genericamente connotati) che possono comportarsi da stronzi.
vabbé, magari il mio discorso si è un po' allargato rispetto a quello che volevo dire all'inizio però ve lo lascio come sfogo più che come accusa alle mie adorate due punte del triangolo felice. comunque sia, la discussione non si è assolutamente limitata a questo, è stata variegata, ricca ed allegra.
comunque, appena a se n'è andata (o stava già a letto da un po'), sono andato in bagno e mi sono visto allo specchio con gli occhiali leggermente storti. mi è sembrato di vedere mio padre, che shock. per carità, dicono che è un figo con il fascino di woody allen, quindi mica è un problema per me assomigliargli, però è un certo colpo per il mio individualismo. io che penso tanto di essere un esemplare unico protetto dal diritto d'autore, mi accorgo che sono un semplice prodotto di atteggiamenti, valori, spermatozoi, ovuli, corpi, fascini di mamma, papà + annessi e connessi. però fondamentalmente, non mi è andato così male, basta lamentele.
a:
uffiiiii. non ho detto che in feltrinelli c'è più assortimento di libri di fotografia. ho detto che c'è più assortimento. e questo è abbastanza evidente: questione di metri quadrati.
sono permalosa. anche questo credo sia abbastanza evidente.
m:
il capitolo kate si è concluso in maniera piuttosto triste per quanto mi riguarda. giovedì, dopo la sessione fnac-kate e shopping-camper (ho deciso di cambiare quelle scarpe che non mi piacciono), sono andato alla feltrinelli dove, secondo a, c'era un assortimento molto ma molto più ampio di libri di fotografie che nella colorata catena francese. invece, colpo di scena, un assortimento merdoso e misero - tranne il libro di tom ford, 125$ (non sapevo che ormai l'europa è considerata una colonia degli usa dove i prezzi sono in dollari) - dove il penoso dilemma è tra un libro di helmut newton (rip) o fruits (japanese street fashion). passo un colpo di telefono al cugino per chiedere quale piacerà di più alle due festeggiate e mi sento rispondere che i loro unici interessi nella vita sono lo shopping e l'alcol. quindi un libro sarebbe inutile in quanto finirebbe immediatamente in un armadio. provo a rispondere che questi non sono di quei brutti libri con tante parole difficili, che ci sono tante fotografie, che va buttato con nonchalance sul tavolo del salotto quando vengono ospiti, che è uno status symbol, segno di fashionaggine. ma il giudizio è severo e inappellabile: niente libro.
risultato: non sono andato alla festa, abbiamo mandato due mazzi di fiori (molto apprezzati a giudicare dagli sms di rigaziamento), kate moss è rimasta sugli scaffali delle fnac, feltri & co, probabilmente la piccola (grande) kate non entrerà mai a casa di queste due fashion victim analfabete e il mondo continua a girare tranquillamente senza preoccuparsi né di kate, né di trisex, né delle tristi milanesi.
a:
caspiterolina, che kate moss è fantastica lo decido io. ammetto che le motivazioni sono un tantino soggettive. ma non per questo non sono valide. o non condivisibili. ecco, magari non da o.
la kate è fantastica, non si discute. la kate, assieme alla mia penultima ex-coinquilina, è una delle poche persone rispetto alle quali posso sentirmi quasi quasi maggiorata. mmm. ecco, forse maggiorata è improprio. forse normale è più calzante. ad ogni modo, la kate ha una sua precisa funzione, e la svolge perfettamente, proprio come la mia penultima ex-coinquilina.
adesso mi viene in mente una cosa. ecco, prima, in attesa che il doppio buscopan facesse effetto, mi aggiravo tra i panni stesi quando ho notato per la prima volta il triplo o forse più strato di gomma piuma del reggi(presunto)seno della amabile coinquilina in carica. anche lei è molto kate, evidentemente.
forse ho dei problemi. forse scelgo le coinquiline per tutelare la mia autostima?
ma no, lei non l'ho scelta io. ci manca pure, una tale scassacazzo. la donna del sorriso. brrr.
ad ogni modo sono in pessime condizioni fisiche. il doppio buscopan si è rivelato alquanto inutile. a questo punto potevo trattenermi anche un pochino di più all'aperitivo vegan. anche se, in fondo, era un po' come stare di fronte alla tv. alla fine avevo fatto un po' troppa confusione tra chi aveva cornificato chi e quindi non potevo più permettermi interventi attivi nell'avvincente discussione. mannaggia.
domani torna o. happiness. peccato che debba studiare, lei. peccato che non abbia finito gli esami, lei.
io invece parto alla conquista della sormani. fantastico.
vado a farmi una qualunque tisana. speriamo almeno nell'effetto placebo. e buona notte.
o:
oddio... ma chi lo ha deciso che kate moss è fantastica??? non potrei essere più in disaccordo. non mi resta che ricordare la puntata dei griffin in cui la kate scompariva continuamente scivolando all'interno degli spazi tra le strisce del parquet. abbasso le anoressiche prive di personalità e fantastiche solo perchè qualcuno ha deciso che lo sono.
a:
chiedo perdono. quello qui sopra e qui a fianco non è affatto rosso cina. spero possiate comprendermi.
a:
beh, per prima cosa parlo del mio colpo di fulmine, così mi tolgo il pensiero: ho conosciuto la donna della mia vita. in tram. ok, magari è precipitoso. ma io ho un ottimo fiuto in materia, capisco subito il peso che i soggetti che incontro avranno sulle mie vicende. e lei, lei l'avevo adocchiata da diverse settimane. finalmente abbiamo attaccato bottone. lei è un po' come me. mi somiglia parecchio. parlarci è stato anche meglio. ancora più fotocopia. con quelle minime diversità che rendono interessante il dialogo. wow. sono scesa dal tram col sorrisone ebete.
mi adoro. non posso non adorare le mie fotocopie.
tra l'altro la miss in questione fa nella vita quello che è sempre stato il mio sogno dalla tenera età di otto anni. più di così.
fatto. è stato un po' come fare la pipì. mi son tolta il pensiero, fuori uno. stavo pensando, sarebbe curioso smentirsi. chissà, spero di no. sembra davvero una persona che val la pena conoscere.
detto questo... alla fine la shopping session non è affatto saltata. m era un pochino provato, ma comunque abbastanza operativo. ah, questi nordici: macchine da guerra. lassù sì che li sanno fare i bambini... sboccate multiple e poi via, si riparte. tra l'altro oggi mentre pascolavo per porta romana ho tentato di rinvenire tracce della presenza del mio amico e delle sue ostriche moleste, ma senza successo. alla fine non mi andava di perlustrare il prato tra una cacca di cane e l'altra alla ricerca di una sboccata. fa abbastanza schifo. pensavo di trovarmi il laghetto proprio sotto il palo della fermata, ma dimenticavo che m è un vero gentlemen e che, quando può, evita di occupare suolo di pubblico transito con proprie sostanze dall'odore sgradevole. preferisce concimare il prato. questione di utilità sociale.
ad ogni modo la shopping session è andata a buon fine, come sempre, quando ci sono io. un paio di beatles (citando il commesso) neri semplici ed aggraziati.
è stato interessante poi sentenziare che un libro di fotografia, di qualunque tipo, non può dirsi tale senza una kate moss. preferibilmente stettata. comunque la kate deve esserci. che dire. sovraesposizione. inflazione. onnipresenza.
vabbè, è semplicemente fantastica, niente da dire.
comunque: il commesso della rizzoli al primo piano è carino per quanto un po' deperito. alla hoepli mi piace un sacchissimo la disposizione e lo stra-assortimento. alla feltrinelli c'è la carta più. alla fnac c'è troppo poco ma c'è di tutto, e poi sono socia honoris causa. alla mondadori non si va per motivi politici. che dire. ho passato la prima settimana a razzolare per librerie. dopo i negozi di dischi, prima delle biblioteche.
il lavoro di m sul nostro legshow è superfantastico. mai visti titoli di testa così.
il dodici il trisex va da h&m. gita aziendale per sentenziare qualcosa sul vecchio karl.
a parte questo: ho sonno. ho prurito un po' delocalizzato. forse ho le pulci. ascolto musica pop in via di sputtanamento. provo insofferenza verso la coinquilina. e, cosa ben più grave, non riesco a riappacificarmi con una persona importante. il mio teddy bear. continuiamo con scariche di rinfacciamenti a raffica. e così non si va proprio verso un peace plan. e poi avrei voglia di sentire e rivedere g, una buffa ed inquietante figura maschile del semestre scorso. solo che non ho il coraggio di rifarmi viva. neanche con lui mi sono comportata troppo bene. per questo quando vedo sulla colonnina rosso cina qui a fianco l'aggettivo leale associato alla mia persona, beh, mi si torce lo stomaco. vabbè. con g non è stata questione di lealtà, solo di scarsa educazione.
sono una leale e corretta maleducata. in fondo fila.
a:
volevo scrivere un post di lamento. volevo fare la vittima del vocabolario. dire quanto fosse sfiancante, dopo gli incubi da liceo classico, tornare a sfogliare quelle pagine in carta di cipolla alla ricerca della parola all'altezza dei miei pensieri. il tutto per uno stupido finto annuncio matrimoniale in francais. però l'aver letto il post di m mi ha un tantino portato a ridimensionare le mie condizioni, non così pessime evidentemente. mon dieu. terribile, terribilissimo. mi si è contorto il pancino. io e lui avevamo in programma una session di shopping questo pomeriggo, ma ho la vaga idea che tutto ciò salterà. mio dio. le ostriche. che bastarde.
m:
serata alquanto interessante ieri. dalle cinque e mezza mia zia fa un open house per ricevere famiglia e amiche a casa sua. con la necessaria mezz'ora di ritardo mi presento alla porta, venti euro di tulipani rossi in mano ed un gran sorriso in faccia. ritrovo le solite due amiche mondane e prevedibili della zia che sembrano appena uscite dal parucchiere con un bel completino max mara o nadine. per sfuggire alle conversazioni superficiali mi butto sul monte bianco ed il moscato. il solito alcoolisme mondain pomeridiano nel salotto che sembra più un museo che una casa abitata. mia cugina è al telefono, mio zio non c'è, mio cugino non è ancora arrivato, mia nonna si annoia ed io bevo e mangio. il solito chilo di pasticcini, cioccolatini & co. verso le sette, si passa all'aperitivo, spumante ed ostriche. non ho mai visto ostriche così grandi. ce ne sono probabilmente cinquanta e, colpo di scena, non le hanno comprate da claudio stavolta, "la qualità è peggiorata in maniera incredibile..." mio dio. arriva una terza borghesotta annoiata. a cinquant'anni ha deciso di diventare attrice. ci racconta i provini per mulino bianco, omino bianco o vivere: "si incontrano persone così interessanti, è fantastico", se lo dici tu. la serata continua al ristorante, antipasto squisito e grigliata di pesce che chiamare reale sarebbe un eufemismo. frutta e limoncello per concludere tutto. poi si sale di nuovo in macchina per tornare a casa. noi giovani decidiamo di andare ancora a bere qualcosa. ma in macchina inizio a sentirmi male, mica strano dopo tutto quello che ho mangiato, penso tranquillamente. per sicurezza decido però di tornare direttamente a casa. saluto tutti e mi avvio verso casa, decido di camminare un po' prima di salire sull'autobus. e qua comincia l'incubo. prima sboccata a piazza tricolore, ananas e limoncello. seconda dopo venti metri, la grigliata ed il vino. terza a cinque giornate, la grigliata ed un po' dell'antipasto. non ho neanche un fazzoletto, ho le mani piene di vomito, piango, devo soffiarmi il naso, perdo l'equilibrio, non riesco a camminare. salgo sull'autobus ma non riesco a starci, scendo dopo tre fermate. quarta sboccata. cammino cento metri, quinta sboccata. non ce la faccio più, penso a chiamare un'ambulanza. altri cento metri, altra sboccata in diretta telefonica con mia cugina. sotto casa, ancora una, perdo il conto. arrivato a casa, corro in bagno, diarrea, vomito, lacrime, sudore, esce da tutte le parti. ho la faccia di uno zombie. passo altre due ore a letto con una bassinella per permettere alla simpatica ostrica di percorrere tutto l'intestino e finalmente uscire dal mio corpo. mi addormento bagnato di sudore con la fortissima puzza del vomito a venti centimetri dal viso. un vero schifo. ho deciso, è definitivo, non mangerò mai più ostriche in vita mia. mai più.
o:
occhiaie fino a terra e angoscia che mi divora. potrei svenire. e come se non bastasse tutto il resto anche george w. rieletto... eventi che fanno perdere la fiducia nel genere umano.
sono reduce da ore e ore in ospedale, ergo troppo sfatta per scrivere qualcosa di vagamente interessante. finalmente c'è riposante silenzio intorno, e nient'altro. penso mi trascinerò faticosamente fino al mio giaciglio per poter perdere piacevolmente i sensi.
addio mondo
a:
ascolto kancheli e proseguo nell'esplorazione dell'esoso mondo della musica contemporanea. mangio caramelle alle erbe. assumo posizioni per niente salutari per i miei ossicini della schiena. aspetto le cinque cinque e mezza facendo i compiti di francese: devo scrivere un annuncio matrimoniale. abbastanza divertente. posso farcela. aaa cercasi uomo (?) rinsecchito e boh. a parte il rinsecchio e l'esteticamente gradevole ho le idee davvero poco chiare. comunque, attendo le cinque e salto da m che senza me ed o deve aver trascorso il weekend in onanistica solitudine. povero. in realtà millanta incredibili novità sul fronte legshow. ed io non sto più nella pelle. sceneggiatura? titoli? scenografia? vedremo.
una cosa è certa: legshow rules. lo dice anche il muro della stanza di m, eh eh.
a:
ah, gli statunitensi... gente triste...
o:
temperature da fine estate qui nel profondo sud. ieri il telegiornale diceva che qualcuno ha addirittura osato bagni fuori stagione. il 2 di novembre. appena un filino fuori stagione. la mamma è in ospedale, e su di me ricade tutto lo stress della famiglia. il fratello è imperturbabile. zen.
mi viene da piangere. ho sceso il cane per pisciarlo alle 7 del mattino scarse. in maglietta e jeans (caldo!!!). e poi caffè. lavastoviglie. recriminazioni sulla mia eccessiva dedizione alle chat con il latino, e sul mio rinnegato amore filiale. insomma non solo mi sbatto più degli altri, ma in più sono anche bastonata...non ne posso più. la mamma è proprio l'unica a capirmi.
non succede niente. sono tesa e triste e angosciata e paranoica e piena di sensi di colpa.
a:
aggressive in fondo mi vuole bene, e si preoccupa che io non appassisca a causa della di lei assenza.
e ieri c'era niente meno che una bella fetta di "scena", tutta per me, nel mio localino preferito della mia tranquilla e ridente cittadina. chi suonava. chi si prodigava in simpatici dj set molto sixties. chi faceva solo parte della scena. chi, nonostante mi sia stato già presentato un buon paio di volte, continuava a fissarmi senza emettere ciao o surrogati vari.
in fin dei conti è stato un bel revival. tanti protagonisti dei racconti della vita da roadie di aggressive. c'era il tizio con cui ha messo le corna al suo ragazzo storico, c'era il fedele compagno di rutti, e poi chissà con quale di quei tizi vinceva sempre a chi si rimorchia prima una qualunque ragazza e poi se la scopa nel cesso? mah... ci ho pensato tutta la sera mentre sculettavo e saltellavo ad occhi chiusi. non riesco proprio a darmi risposta.
che dire...tante facce di forestieri. cosa davvero anomala per la mia tranquilla e ridente cittadina. insomma, serata davvero gradevole ricca di elementi nuovi.
il nuovo orario mi deprime. e mi sento tutta scombussolata, come i bambini.
domani back to milano e fine tranquillità. ed era pure ora.
trisex
un'etica, uno stile, una ricerca continua
oltre il sesso, un'esperienza a sei mani, tre stomaci
un tentativo, probabilmente utopico, di darsi un nome
il trisex sei tu
tre blogger
a: leale fashion (f)rigida
m: fascinoso nordico egoista
o: passionale possessiva creamy
ricordi
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